EPILOGO |
Vivevo grazie alle sovvenzioni che il dipartimento della Compagnia, detentrice del brevetto, aveva stanziato; a loro interessavano molto i risultati a lungo termine dei soggetti integrati con le memorie genetiche. Passai così anni in crescente simbiosi con i miei tanti io che convivevano in me; sopportai estenuanti check-up, interminabili sedute psichiatriche per stabilire il mio grado di salute mentale. Sopportai anche attacchi alla mia integrità di essere portati da frange di pensiero dissidenti all'interno delle stesse memorie. Un intero ecosistema complesso evolutivo viveva in me, sarebbe stato quanto di meglio Prygogine avesse desiderato studiare.
Viaggiai. Intrattenni relazioni con perfetti sconosciuti che sapevo non avrei mai più incontrato. Stupii quasi tutti i miei interlocutori, tranne quelli che avevano innesti di memorie.
*
* *
Un mattino mi alzai dal mio letto d'albergo. Ero a Praga, alla ricerca di ciò che rimaneva del magico Golem e della Cabala: cercavo di dimostrare a me stesso i fondamenti delle antiche dottrine come longa manus dei livelli superiori di cognizione.
Ero stanco di girare per il mondo, sfinito per le continue digressioni mentali; ero cosciente di essere un punto d'accesso all'infinito così lontano dall'origine, troppo ed innaturalmente lontano. Mi vidi proiettato su una mappa d'icone ognuna con un significato così denso che non sarebbe bastata un'esistenza straordinaria per esplorarle completamente; io convivevo con tutte quelle stazioni di riferimento, ero oltre le Colonne d'Ercole.
Non avevo, così, più voglia di recuperare la fatica che pesava su me. Non ero più in grado di assorbire altre conoscenze. Sentivo di aver svolto tutto quello che umanamente era lecito.
Il freddo fuori era così pungente, il cielo così plumbeo - guardai il calendario elettronico che si apriva con una window a scomparsa sulla parete e visualizzai varie informazioni, tra cui la data: 23 novembre - che per la prima volta, convinto come mai lo ero stato in passato, pensai di essere giunto alla fine. Digitai velocemente, su un foglio elettronico predatato, il manifesto di ciò che era stata per me l'esistenza facendo poi un download ragionato direttamente dai neuroni - con la loro supervisione passiva - di tutto ciò che mi sembrava rilevante. Registrai, infine, in codice evoluto tutto il materiale e lo allocai in uno spazio che non potevo far amministrare dalle memorie genetiche. Mantenni il canale aperto per gli ultimi flussi d'elettricità del mio cervello, in modo da storicizzare l'ultimo pensiero:
Ho un groppo in gola. Dono un pensiero ai miei pochi ma poderosi amori.
Non riesco a sopportare quella luce, anche se fioca, non sopporto nemmeno il freddo così pungente; non ho più desideri di lotta.
Ora sto per dormire: è una fine onesta, dopotutto. Saluto quanti pensano a me.
Sono stanco, molto stanco. Ho davvero esaurito tutto ciò che di vitale era in me. Io sono tranquillo.
Sto finendo ora, dopo un lasso di tempo dilatato in cui ho pensato di me, e di loro…