La paura



Ho trovato un'immagine vivida, nata da un sogno. Io, memoria catalogata come Hex32B10b, posso dare il mio contributo alla mappatura del software umano. Loro, quelle entità d'origine così antiche, non sanno quanto c'è possibile emulare il semplice procedere del loro albero logico procedurale, così come dimostra questo resoconto.



Il suono della paura avanza. Ascoltando le parole di ciarlatani nelle videocassette snuff provo un brivido di genuino orrore per ciò che potrebbe accadermi casualmente: sono una vittima come tante altre. Dei riffs di chitarra distorta mi portano lontano ma hanno la stessa lunghezza d'onda dello sgomento anzi, loro producono terrore. Guardo fuori le finestre, dilatate in modo anormale nella mia realtà alterata, e sento che qualcosa ha preso gli estremi dello spazio esterno, lì fuori, e li ha tirati a proprio piacimento, deformando maldestramente gli angoli della visuale. Sono convinto che la deformità corrisponda esclusivamente al mio punto di vista: io, solamente io la vittima designata, posso apprezzare. Continuo a guardare quelle immagini shock; ora stanno uccidendo la comparsa. Vedo muoversi quell'uomo per l'ultima volta e poi gettarsi, col suo corpo astrale, verso l'obiettivo, verso me. Mi sposto istintivamente e faccio bene, qualcosa di simile a un'ombra pesante si spiaccica addosso alla parete che è dietro di me ed io stacco rapidamente la presa di connessione cranica dal mio ingresso craniale - vedo poche scintille ancora "gocciolare" dal plug, ultimo fiotto di vita di quella trasmissione. Lo scenario, ora, è proprio dentro la mia stanza e forme sfuggenti si stanno materializzando vicino me… La musica sale a livello insostenibile, le vibrazioni elettriche della chitarra squassano i miei timpani. Ricevo un calcio in faccia. Perdo immediatamente fiotti di sangue dal naso e cado carponi. Ci sono chiazze di liquido rosso sul tappeto, riesco a sentirne l'odore. Ora non sono più solo e come squali gli operatori snuff si gettano su me per dilaniarmi le carni con lame grossolane; sento un dolore insopportabile, diffuso su gran parte del mio corpo e so che tutto è appena iniziato. Sembra che ci sia un invito aperto a chiunque… Ora stanno entrando in casa mia frotte di immagini dense d'energia che si siedono e guardano me andare lentamente verso la morte; si avvicinano a me e con gentilezza fredda e spietata riconnettono il plug alla presa craniale: è il primo snuff movie direttamente dalla testa dell'attore. Mi trovo completamente aggrovigliato in un sistema di fili intelligenti che riescono a leggere i canali nervosi conduttivi, momento per momento; mi vedo visualizzato sullo schermo televisivo mentre un gatto subodora le presenze accanto a me, facendo loro le fusa in modo sfacciato. Sento accettate vibrate sul mio corpo. Un dolore di una forza sovrumana annienta la mia volontà ed urlo, urlo con tutta l'energia ed il sangue che mi è rimasto in corpo mentre un folle si dimena dentro lo schermo davanti me, nei clips che accompagnano i ritornelli elettrici e distorti, urlando con voce graffiante; il volume dei rumori musicali nelle mie orecchie è elevato ma, noto con fatica, il suono è nella mia testa, è ovunque. L'intensità della mia agonia diventa diagramma, è un grafico posto in un piccolo popup nell'angolo inferiore del visore; il visore è in sovraffaticamento, è in overflow. Tutta la velocità di movimento aumenta. Guardo ancora fuori delle finestre e non riesco a vedere altro che fumo; il pensiero di quella condensa nera mi fa lacrimare, capisco non so come che essa è fortemente acre. Non c'è veramente più nulla da pensare, ora sono sceso in un loop di software. Io sono soltanto delle semplici righe di codice in cui è codificata parte dell'essenza di poco fa, quella della comparsa. Sono colato attraverso il plug craniale in contenitori software. Il loop è la paura. Gli schermi, improvvisamente, si moltiplicano, senza che riesca a capire da quale padre si generino. Ogni occorrenza è un'istanza che nasce dalle mie cellule cerebrali; ogni schermo ha al suo interno un concentrato criptico di tutte le immagini che sono istillate ora nella mia coscienza. Stanno cominciando, le immagini che entrano nella mia casa, ad organizzarsi per circondarmi con coerenza logica; un suono che comincia ad odorare, per quanto è denso, di muffa, mi comincia a prendere alla gola ed io annaspo… Vedo muovermi convulsamente nel filmato fissato negli schermi; urlo ancora, e dalla mia bocca escono losanghe scure senza forma fissa che vedo assorbite dal nulla negli schermi. Poi, senza grandi clamori, comincio ad assottigliarmi, a svanire proprio dove si perde ciò che emetto; i brandelli di me sono scomparsi dal pavimento, come evaporati.

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Sono dentro un'enorme cisterna, vuota. Mi risuona intorno l'empietà fisica del contenitore. Qui dentro è buio ma non assolutamente; scorgo penetrare dall'esterno fortemente illuminato poche, affilate lame di luce gialla. Sono steso sul fondo. Il pavimento è foderato ma l'odore di muffa è presente, sale da un posto che non è nascosto ma semplicemente, omogeneamente, sparso intorno a me. Ho il fiato corto, la mia insofferenza per le muffe mi fermenta nei polmoni, nello stomaco. Non so come ma percepisco di essere giunto qui per sublimazione e poi per condensazione, una spiegazione impossibile ma al momento non so darmi altre congetture convincenti. La solitudine è una lussuria in questi istanti, in quest'estesa inquietudine lunga pochi minuti; mi sembra di vedere sulle pareti ondate di nubi scure correre velocemente verso me, passarmi sopra e poi lasciarmi rapidamente dietro di loro. La sequenza dei passaggi è davvero repentina, il colore del cielo nascosto dietro la perturbazione è plumbeo. Improvvisamente ho vicino, in un salotto casalingo, una folta schiera di spettatori attoniti anzi, inebetiti. Li guardo, scopro il seme della follia che ho instillato in loro mentre guardavano spettacoli craniali… Un pensiero attraversa rapido la mia mente: e se tutto fosse solo un grande, vivido sogno? Prendo a scrivere nei loro cervelli sequenze di codice binario che conosco bene. Sto male, ho perdite d'equilibrio e delle gocce di sangue si fissano sul mio labbro superiore. Mi sento una preda che scopre troppo tardi che non dovrebbe essere in quel luogo, in quel momento: è perché mi accorgo che qualcosa è piombato addosso a me, pochi istanti fa. Ora sono avvolto da un corpo sottile disgustosamente caldo e opprimente, i pochi esili bagliori di luce che vedevo sono scomparsi e li percepisco contenuti in qualcosa di veramente piccolo e soffice: mi sento parte di scatole cinesi di dubbio gusto. Un alito fetido mi sovrasta. Istintivamente mi sposto verso sinistra, piegandomi sul fianco, e sento chiudersi una specie di tagliola d'acciaio, a vuoto, proprio nel punto dove prima era la mia spalla. Fuggo in avanti ma sono assorbito da un enorme cuscino, o forse da uno scenario morbido; la soffice gabbia ha qualcosa di vivo, la gabbia è viva e sento il pulsare dei suoi impulsi tutt'intorno, come se mi trovassi in una campana e ogni piccolo rumore risuonasse dritto nelle mie orecchie - so di avere a disposizione dell'ottimo materiale di contrabbando innestato, riesco ad analizzare nitidamente la situazione. L'entità mi rincorre, mi bracca. Ho visto fuggevolmente il suo sguardo, ho guardato nel fondo delle sue pupille: c'è qualcosa di familiare, ed è crudele. Scopro che sta studiandomi, che m'invade psichicamente; è fastidioso ma percepisco che essa è un mio complemento. Scorgo, lontane, altre occorrenze parenti del mio oppressore. Un momento prima di soccombere un'immagine tridimensionale si crea nelle mie interfacce biologiche: me stesso. Una parte di me, diversa da quella precedente, domina la mia anima sottomettendomi alla sconfitta: sono una coscienza diversa da adesso in poi. Mi guardo, credo di essere divenuto più imponente; non posso fare a meno di rabbrividire pensandomi - paragone concepito senza una causa scatenante - di essere un'enorme cisterna.

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Vedo gli spettatori assistermi, ora, dalle loro poltrone, mentre fumano comodamente e bevono bottiglie di birra su bottiglie; mi sento nei loro cervelli e allora decido di attaccare i loro circuiti neurali sostituendomi, tagliando, bruciando, devastando tutto quello che trovo intorno. Io sono un virus e quelle immagini dense d'energia mi guidano e mi strappano a morsi ciò che resta della mia anima: erano entrate in me dal plug craniale. Metto in quelle menti minate, ora, brandelli di codice significativo; io inserisco la paura: io sono, la paura.