PROFONDO AFFONDO |
I |
Le sensazioni da quel momento in poi si accumularono, fino a toccare il culmine in modo impercettibile, insano. La stanza dove viveva si riconvertiva rapidamente in esatte sequenze binarie, lasciandolo disorientato.
Non ne vedeva la fine.
Non intravedeva l'epilogo logico di quella funzione, almeno questo era il suo pensiero; affinché tutto fosse stato nuovamente visibile come l'usuale sarebbe dovuto calarsi in qualcosa che avrebbe dovuto tentare di raccontare innanzitutto a se stesso, secondariamente ai suoi sensi debilitati.
L'atmosfera di sogno che si stava creando era tale solo per il nome che Steam le aveva temporaneamente associato, poiché si trattava invece di immagini estrapolate da tetre icone che trasudavano disagi, che frastagliavano emozioni minime.
Pareva tutto svolgersi nella sua mente, e forse ciò era quanto di più reale stesse accadendo; pensava di trovarsi in prati immensi, circondato da sensi di imponenti impressioni, personificate, che lo pressavano da non troppo vicino. Accanto ai suoi sensi desti oltre il normale c'era soltanto il crepuscolo, e poi la notte accompagnata subito dopo dal mattino più fulgido che avesse mai visto e a cui lui non badava assolutamente, oppresso com'era dalla sensazione di qualcosa proveniente da un impero posto accanto a veli lievi, inseriti per nascondere vergogne inopportune da conoscere. Un'idea di musica, serrata ed evocatrice di folli scene, era nei lotti di memoria nativa, come un substrato generico. La sicurezza di un universo parallelo si fece strada in modo deciso nei suoi pensieri, portando la certezza dei relativi suoi abitanti; presenze sospese tra più stati di esistenza che si rivelavano ambigue, questo era la considerazione che Steam aveva di quegli ectoplasmi, bui intrattenitori di paure ancestrali.
Improvvisamente la sera si fissò nei suoi ricordi, i ricordi del presente. Nulla sembrava svegliarlo dai problemi del suo essere in 3D, così si fece trascinare da stupide traghettature insolite di medicinali psico-depressivi verso lidi oscuri, già visitati così tante volte durante il Tempo da troppi individui, non tutti preparati come dovevano essere. Poteva scorgere i dolorosi resti appesi sulle spalliere stesse del Tempo, che non si usavano più, lamentarsi di passioni talmente blande all'enunciarsi da tagliare invece in tante slide la coscienza, la coscienza di Steam così sensibile; essi, i brandelli dei maghi neri, erano tutti sospesi su un ponte nero, malefico eppure giusto per la sua naturalezza.
Tutte le teorie erano ora dispiegate. Tutti gli esperimenti si intrecciavano tra loro dando un sapore di irreale anche a se stessi; la Magia era sovrana, raccontava di troppi sacrifici che commuovevano essa stessa. Lacrime di coccodrillo, pensò intensamente Steam.
Mortalmente pallido avanzò per quella galleria degli orrori mentali, spirituali. Comprendeva la profonda tela che sembrava non finire mai - link a qualcosa che andava decisamente in overflow di matrice tridimensionale e sconfinava in un universo scuro di comprensione.
Poi, scese di umore e ascoltò più attentamente ciò che veniva raccontato con tono disteso, sapiente; ricordò di sere passate ad assorbire le presenze che gli si muovevano intorno, di case lasciate in abbandono e di sterili ritorni alla realtà, squallidi resti di giorni che non gli trasmettevano se non noia. Quei racconti, invece, erano così sapienti, la voce che illustrava era profonda e impersonale, era una narrazione fatta a un oppiomane nel mezzo della sua febbre più acuta, nella fase della sua fuga più intensa da tutto, i suoi legami più intimi compresi.
Ermete Trismegisto, la sapienza dei Costruttori, i collegamenti suggeriti da un feeling estremo con quanto di più etereo possa esistere: i ricordi tramandati di favole oscure e presunti oscurantismi del presente. Questo riguardava il racconto fatto da quella voce che si allontanava. Molti sembravano essersene accorti, c'era sempre stato qualcuno che aveva inframmezzato logiche ermetiche a scopi più razionali, le prime più riconosciute nei tempi dimenticati, andati.
La ragnatela era totalmente complessa.
I link erano così ricorrenti che non era possibile vedere i nodi elementari. Se ne ricavava soltanto un'impressione, come un organismo composto di alta risoluzione: un essere umano.
Steam era convinto di trovarsi a contatto con un essere ben definito: poteva trattarsi del Male.
La nitidezza del suo sangue diventò torbidità, riti alchemici complementari e sognò di essere fuori standard, sogno nel sogno fino a quando non capì questo paradosso.
Doccia. Fredda.
Nel paese in cui si trovava capì di star assistendo telepaticamente a strane cerimonie oltre il funebre, capì che tutte le immagini gli erano state indotte.
Il Sabba era potente, capì; le miserie lo avvolgevano e lo facevano rabbrividire fino al profondo della sua anima, già trasposta in minuscoli banchi di ricordi impostati in bit ordinati, con logiche casuali, inseriti all'interno dei suoi infinitesimalmente piccoli chip di interfaccia, sotto le sue narici.
Quell'orrendo senso di solitudine e terrore era entrato dentro i suoi pensieri, insieme a un'impressione di altri mondi, troppo estranei.
Pensò che fosse notte, pensò che era giunto un attimo prima della paura ad urlare di se stesso, del suo essere più intimo; oggetti in movimento erano solo nella sua fantasia? Le immagini luminescenti si formavano in dissolvenza solo nel suo lato creativo?
Risposte, risposte cercava, in modo febbrile, per non capitolare davanti al nulla improvvisamente spalancatosi di fronte alle sue sensazioni, così decadenti; non ne trovava.
Steam cadde da altezze vertiginose senza mai muoversi, pensava di star uccidendo animali insignificanti con armi improprie, con discorsi latenti. Erano invece frecce avvelenate di esoterismo binario, tendente oltre 3D per emulazione, e il risultato più evidente fu il suo sangue gelato nelle vene, nel suo cervello fino a far cristallizzare i suoi pensieri in quadri bitmap di puro spavento - i capelli ritti e bianchi, i suoi occhi spalancati.
Non si riprendeva. Non riusciva ad uscire dal circolo chiuso mentre il parossismo dei suoi sensi lo stava strangolando; non c'era più spazio per spiegazioni tecniche, neanche per considerazioni puramente speculative, tutto sembrava fondarsi sul nulla, sul vuoto interiore riempito di oscenità animiste. Quel mondo buio, interiore ed occulto era entrato profondamente in lui, insieme a demoni e anime malefiche di ogni ordine.
La casa in cui Steam era sembrò tremare da un lato inesistente, comprese la presenza-assenza di qualcuno lì fuori intento a invocare fiotti di forza invertita, negativa: piccole frasi, accenni di parole con voce fievole, cenni con gli occhi che solo Steam percepiva. Erano gli unici sintomi vitali che gli riusciva di capire; nel suo vaso ideale tutto si era colmato, tutti i particolari lo portavano lontano dai suoi valori di percezione più conosciuti mentre rumori netti e decisi di voci conosciute - come avrebbe voluto che non fosse così! - lo angustiavano. Improvvisamente, un volto gli si delineò davanti; ne sentiva tutta l'importanza soprattutto addosso, poiché questi opprimeva enormemente i suoi polmoni, costringendolo a non inspirare e contemporaneamente ad espirare; si attaccò, quella visione, al suo essere bevendone avidamente le molecole, la sua vitalità.
Essa parlava, forte, si muoveva sopra a Steam come una vecchia strega invasata e lo circondava sempre più; ora gli invadeva la testa schiacciandogli gli occhi verso l'interno delle sue orbite, il naso verso la sua laringe; gli deformava tutti i lineamenti in brutture devastanti.
Il culmine sembrava non giungere mai.
L'apice era lontano diversi iati interminabili di riposo mentale, così quell'essere psichico si trasformava fissando nelle retine stressate di Steam particolari insignificanti di puro orrore decantato, come le risate che ella gli faceva in faccia, spostando il focus dalle labbra giù, giù, verso l'interno della propria gola, provocandogli violente ondate di caldo insano e terrore per i minimi dettagli di putrefazione che quella strega mostrava; l'olezzo di marcio, di rancido era insopportabile, Steam stava subendo un'esperienza di fuoriuscita dal corpo.
Fluttuava libero nell'aria, senza peso si spostava ma venne subito inseguito: orde di dannati urlanti fino al più profondo di un territorio sconosciuto lo braccavano, giocavano con la sua anima... Gli passavano attraverso lasciandogli ogni volta un po' del loro disfacimento nei tessuti, resi polverosi dall'inerzia, del suo essere più suo, più profondo.
La morte gli apparve come una dolorosa liberazione.
II |
Provò a immaginarla, la morte.
Non poteva sicuramente essere l'icona medioevale, né altri teschi di derivazione varia. Partì per la tangente.
Le sue cellule emozionali erano ipercariche di elettricità malevola - tanta ne aveva assunta - e continuamente oscillavano, come un Flip-Flop, lasciandosi dietro scie invisibili di energia.
A queste scie vide attaccarsi un essere minuscolo, insignificante, i capelli totalmente bianchi come un albino, e lo vide bere avidamente - il suo umore lo sentì calare - fino a non scoppiare mai; un senso di schifo lo pervase.
Era lui la Morte! Lui, qualcuno che si può incontrare tutti i giorni, lo stava perseguitando. Steam si sentì spettrale, attorniato da forze contrarie si andava disgregando velocemente all'interno dei suoi pensieri; la Morte ne gioiva...
La certezza di qualcosa che gli pressava l'anima, che tentava di annientarlo lo poneva in uno stato depressivo, da renderlo incapace di agire. Una musica si agitò nei suoi pensieri...
Si mosse infine. Mosse la sua mano tanto da spezzare l'immobilità così letale per il suo essere. Subito tutto sembrò ritrarsi, come una potente lingua di fuoco fa con gli animali selvaggi. Urla imbevute di derisione miste a rabbia risuonarono nelle sue orecchie, e Steam si rotolò sul tappeto della sua stanza con le mani sopra a esse, con una smorfia di dolore.
Qualcosa, come una valvola pneumatica, permetteva il riflusso dei suoi sensi settati standard.
Le urla erano un lontano ricordo, via via più distante, il giorno era almeno nei suoi pensieri.
Bit, stringhe di bit, nuovamente ordinati.
Stampanti gracchianti da lontano pervadevano l'aria di un elettrico color piombo, odor piombo, e riconvertivano la mente di Steam a un orrore semplicemente più consueto, solare, eppure terribile - questo era ciò che pensava in quell'istante - lasciandosi andare a soffocanti volontà di nulla; respirava affannosamente e subito dopo giudicò persa ogni ancora di salvezza.
Gli pesava doversi muovere così settò poche variabili di sé sul variatore di intensità massimo, fingendosi contento, ed ottenne un accenno di mobilità. Era come un regime autonomo di dolore indotto, autoprodotto, ciò che gli si presentò davanti: orde di folli brandelli di carne che lo accerchiavano, cotti dal sole che era nei suoi pensieri, che lo deridevano pesantemente agendo sulle variabili associate ai log intempestivi di Steam, troppo presto credutosi in salvo.
L'Apocalisse rovinò addosso ai suoi sentimenti più nascosti cacciando via la sua pagina di software autoimpiantato e sostituendola con fogli elettronici neri, come catrame appiccicoso, viscoso, che lo tennero incollato al suo posto ultimo, al suo incubo nuovamente vivo.
III |
Ondeggiava Steam, all'interno dei suoi stati d'animo, tra le sfumature che lo inducevano a districarsi dai suoi sensi di colpa a ciò che invece, inconsciamente, lo portava sempre più giù, in costante livello di negligenza verso se stesso.
Non c'era nulla che lo sollevasse.
Non c'era un contatto che lo potesse distogliere da quel velo grigio.
Steam in completo disarmo disadorno di paranoia, bensì intrisa, non pensava di essere o di avere, badava solo a pochi flash istantanei di immagini insignificanti, dolorose.
Altre immagini, altri picchi venivano visualizzati dal terminale posto nella sua immaginazione, bui lampi di bianco e nero che lo punivano come un bambino capriccioso, lo demotivavano a lottare l'ennesimo malessere; le parole silenziose per autogiustificarsi non bastavano più.
Scese ancora di tono e il beep divenne insistente, infantile per la sua ingenuità ignorante - non da IE spinta, pensò. Il frastuono esterno apparve improvvisamente alla mente debilitata di Steam come un'evidenza impossibile da non notare; il giorno ridivenne notte, anche e solo nei suoi pensieri, e il paese in cui si trovava capì essere fatto soltanto di alcune baracche abbandonate in mezzo al ciarpame e al più becero degrado, il più difficile da scacciare.
Chi erano allora gli abitanti?
Chi aveva chiamato quell'oppressiva sequela di immagini nere intorno ad egli, come ad un banchetto cannibalistico?
Sottomissione in coda lavori, log di display e pochi altri tools ancora, attività fisica di reimpostazione e riprogrammazione, palette grafiche, help, help, help...
Solo sequenza di ordini impressi, solo ricordi confusi di attività schedulate e cancellate logicamente nella sua mente, questo ricollegava relazionalmente Steam alla realtà che lo circondava; scomparvero immediatamente tutti i fantasmi e maghi più neri e riti e popolazioni idolatre che credeva aver vicino, scomparve l'alone da incubo che aveva indosso - un vestito - e organizzò la fuga. Si rinchiuse di nuovo nella sua vettura rileggendosi tutto ciò che aveva appuntato sui suoi .CRD, accorgendosi dei primi bagliori dell'alba e ricollegando tutti i suoi incubi ricorsivi denominati "Loop Concentrici". Risolse brevemente che tutto, dentro quel luogo di macerie, era stato incubo e febbre; prese un potente medicinale X-25, pseudo dilatatore, meditando sul suo stato di confusione totale.