Voci nel sonno



Questo è il risultato della sperimentazione di un attacco invasivo. Da studiare attentamente lo scompiglio generato nella cavia, registrato in un notes craniale evoluto.



Ho sentito delle voci nel sonno: erano inquietanti. Ho sentito un rapido accesso nelle mie cellule cerebrali di comando - accesso di violazione - ed ho avuto un sussulto; ho aperto per un solo istante gli occhi ed ho impresso la fotografia di ciò che mi circondava in una partizione paginazionale del mio cervello. Ora posso riprenderla continuamente ed esaminarla, assimilarla, confrontarla con milioni di campionamenti. Sono un campionatore logico d'eventi pressoché perfetto ma questa volta, in quest'istante, qualcosa sta sfuggendo al mio controllo. Apro gli occhi, definitivamente. Impiego pochi decimi di secondo a mettere completamente a fuoco l'ambiente e osservo come un radar gli oggetti inanimati: i muri su cui sono appesi dei quadri di pessima fattura, i mobili coperti da una coltre di buio, la finestra che lascia penetrare solo poche strisce bucherellate di luce dalla notte. Sto elaborando anche, contemporaneamente, i tentativi di violazione al cuore della mia mente, cercandone di capire l'entità e la potenza latente, la capacità distruttiva. L'osservazione interiore ed esteriore non mi segnala nessun particolare pericolo. Sto scivolando in un'anonima rilassatezza. Come un erbivoro ho fiutato l'aria cercando di percepirne il pericolo e, non avendolo scovato, abbasso le difese. Un intimo senso interiore, qualcosa di totalmente istintivo, mi suggerisce che sto facendo male. Di soppiatto una traccia di geni compressi sta scivolando verso me ed il mio sistema di controllo se n'accorge troppo tardi. L'aggressione è fulminea. Fili quasi invisibili di catene formate da DNA modificato - forse neanche animale - mi aggrediscono e circondano la mia testa. Organizzo rapidamente le difese del mio nucleo elaborativo ma ormai una piccola testa di ponte è penetrata nel cuore del mio kernel modificato. E' in atto una sovrapposizione del codice, il sopravvento della parte animale è lo scopo finale dell'aggressione; qualcuno sta cercando di riprendere il controllo che aveva perso in favore della logica pura. L'attacco è spietato, cruento. Unità di disgregazione sono in azione e provocano scissioni della personalità; contemporaneamente agiscono particelle di semplici riconvertitori che s'infiltrano con molecole di irrazionalità incapaci di riprodursi. Le nanotecnologie sono escluse da tutta l'azione, non sono compatibili con lo scopo di riconquista. Ora tremo fino alle mie fondamenta, sento scatenarsi il cuore dell'attacco. Sbarro gli occhi al soffitto e apprezzo fino al dettaglio estremo le antiche travi che sorreggono la copertura di questo casale; mi ricordo di essere in aperta campagna. I legni si vanno scoprendo ed io riesco a sentire il movimento dei tarli all'interno d'ogni bastone; il rumore esplode da questo momento in poi giungendo direttamente nelle orecchie, nei miei nervi acustici, nel cervello, fin dentro l'anima. Il fastidio che provo è notevole, osservo dei movimenti imprecisi in contrasto alla luce lunare che filtra da fuori, vedendo tanti origami microscopici muoversi tra lamelle luminose, tra particelle di pulviscolo che va aggregandosi in forme che cambiano continuamente. I contorni, il corpo d'ogni oggetto che assumono sono spaventosi; posso vedere su ognuno di quei minuscoli esseri il volto, ghignante, pieno d'odio represso. Vedo anche la loro anima densa di cattiveria, le gote tirate che pongono l'accento sugli occhi piccoli e neri, come fossero fessure sull'oltretomba. Sono su me. Lo stridio è enorme, ho davvero paura ora. I tarli si sono calati dal soffitto e ora li sento tutti su me mentre mi picchiettano il volto, le palpebre, le narici, i bulbi oculari. Le figure invece attaccano la mia psiche proiettandovi la loro enorme carica negativa; si calano come piccoli pompieri neri nel cuore delle mie decisioni, destrutturando completamente quel kernel così evoluto con paura assoluta - odo scricchiolii provenienti dal mio interno ed ho timore ad identificarne l'esatta origine - mentre vedo soltanto un turbine scuro che avvolge tutto me stesso, che mi stritola. Sto, tuttavia, resistendo. Implacabile, l'attacco decisivo si abbatte. Mi manca l'aria, è un incubo come mai ne ho avuti. Sto scivolando in un pozzo dal calore insopportabile, mentale lo definirei, e centinaia, migliaia, milioni di voci bisbigliano contemporaneamente con toni da cantilena la stessa frase direttamente nel mio cervello: ho il tuo cuore nella mia mano. Ora i tarli stanno scavando gallerie in tutto il mio corpo quasi fossi io stesso una trave del tetto, e il dolore che provo è insostenibile tanto da sconfinare, a volte, in una sensazione di prurito intenso, fortissimo, da cui potrei sollevarmi soltanto strappandomi la pelle con le unghie. Riesco ora ad aprire parzialmente la bocca, ho la sensazione di avere delle ragnatele davanti alle labbra; dei profondi raschi in gola mi danneggiano, non riesco nemmeno ad urlare. Lo schianto. Tutte le figure, i tarli, le sensazioni di dolore o prurito, si aggregano in un'enorme essenza che stravolge le concezioni dello spazio e del tempo intorno a me. La nuova entità è davvero temibile oltre ogni misura da me tollerabile; riesco appena a scorgere il suo sguardo così truce eppure così profondo. Colgo il mio terrore riflesso nelle sue pupille, e all'interno di quei cerchi neri vedo muoversi tutti i tarli, tutte le precedenti aggregazioni di pulviscolo dal ghigno perverso; addirittura riesco a scrutare le digitalizzazioni delle sue sensazioni di selvaggio sulla mia epidermide. Credo di essere sull'orlo di un abisso assoluto, cui non potrò sfuggire nemmeno con la morte. Lui pare saperlo. Mi dà un ultimo sguardo cinico. Mi addenta con ferocia e mi strappa le membra, mi strappa brandelli di torace, affonda i suoi laceranti denti tra le mie costole, e con degli artigli acuminatissimi mi dilania le gambe. Sto cercando di urlare come solo un ossesso saprebbe fare, provo ad escogitare un'ultima, impossibile e tardiva via d'uscita; ma, proprio ora che sto elaborando con gli ultimi algoritmi ancora funzionanti, odo un fragore, una breccia abbattersi su tutto me stesso. Quella faccia orrenda scompare, e tutte le sensazioni annesse svaniscono. Fino a poco fa avevo l'intima sensazione che tutta la battaglia mi avrebbe portato ad una nuova anima, ad una rinascita, cui dovevo resistere. Ora ho invece intorno qualcosa di peggio della morte e della rinascita: ho solo il nulla. Io sono soltanto una delle termiti che sta divorando le travi di legno; sono regredito, e fili di geneticità si agitano ancora negli angoli più bui delle stanze.

Qualcuno sta spruzzando dell'antiparassitario sul soffitto, dall'interno del casale.