Il party |
Parte di noi, sorelle, è nata nel buio più profondo, nella potenza delle tenebre: è forse perché anche i nostri ospiti hanno fatto altrettanto nella notte dei tempi, o forse perché molti di loro subiscono il fascino di un magnetismo oscuro, potente, avvolgente?
Osservavo lo svolgersi della serata nella penombra di luci gialle. Il fastidio della stroboscopica si era allentato ed ora m'inebriavo soltanto della spettralità della scena. Ero ad un party nero, una di quelle feste animate soltanto da propositi pagani e desideri oscuri, tutt'altro che canonici. La teatralità mancante dagli sguardi prendeva il sopravvento e si poneva dietro le impalcature emozionali e comportamentali delle persone presenti. Il fissare gli individui circostanti con freddezza penetrante, cinica, rendeva l'atmosfera gelida, inumana; si aveva l'impressione che demoni infimi stessero muovendo le fila di anime dannate in un'arena. La vacuità si muoveva anch'essa a tratti, di pari passo con i movimenti stroboscopici.
Non era, pensavo, un set cinematografico. Non era nemmeno un brandello di realtà inseribile nelle situazioni quotidiane.
Connessi la mia microcamera in una delle mie prese e registrai lunghe pose di tutta la scena - apprezzai molto la possibilità digitale di non perdere un solo istante della mia esistenza - e scherzai verso una ragazza che mi era vicino in quel momento con un gesto disimpegnato, come se avessi detto et voile. La guardai attentamente mentre si muoveva a tempo, in un modo così naturale eppure perfetto. Mi rispose con un piccolo cenno; stava notando come cercavo di proiettare la totalità delle prospettive possibili della scena dentro la camera craniale, sorridendo con un senso di complicità nascosta comprensibile solo da persone che sanno cosa hanno da nascondere. La osservai con interesse maggiore: era bella, giovane, decisamente intrigante in quella sua suite di pelle nera, con i capelli quasi bianchi che le cadevano con un disordine studiato sul viso, senza che lo coprissero del tutto. La grazia di quei movimenti mi smosse rapidamente gli ormoni sessuali…
La festa stava, nel frattempo, continuando. La musica era di un volume dissonante ma mi trovavo davvero a mio agio. Così, non notai subito dei bagliori che uscivano, sporadicamente, dalle cavità di quasi tutti i presenti mentre ballavano, mentre leggevano le tracce musicali da programmare successivamente - nel buio spezzato da una piccola abat-jour - mentre parlavano tra loro bevendo cocktail assolutamente tossici. Non notai nemmeno che quei bagliori prendevano forme aggregate, di una certa consistenza, di una discreta coerenza - corpi opalescenti ma assolutamente vicini a quelli umani - e che stavano anch'esse ballando al ritmo freddo ed oscuro della musica. Gettai un ulteriore sguardo alla ragazza bionda che continuava ad agitarsi nello stesso splendido, affascinante modo di prima, e in un attimo compresi il gesto di complicità di cui aveva voluto farmi partecipe perché mi girai, avendolo intravisto con la coda dell'occhio, verso un movimento furtivo: era qualcosa che mi fece sussultare perché miriadi di bagliori animati parlavano assurdamente tra loro, attraverso reazioni chimico-elettriche, in un crescendo che sfuggiva alla mia capacità di comprensione ma che inquadrava perfettamente la loro possibilità evolutiva in brevi lassi di tempo. Avrei impiegato centinaia d'anni, io uomo, per progredire in quel modo, ma loro lo facevano istantaneamente, iperbolicamente sotto i miei occhi atterriti.
Mi rivolsi di nuovo alla ragazza: era cambiata. Ora stava aiutando con le dita della materia impalpabile - istintivamente pensai fosse software - ad uscire dalle sue prese craniali; mentre faceva ciò continuava a muoversi sinuosamente con la stessa potenza seduttiva di prima. Quella materia usciva a fiotti, continuamente, ed ella mi fissò con la stessa espressione di complicità che mi aveva dedicato in precedenza. Ero soggiogato da lei e da ciò che partoriva, quello sguardo così perverso, così erotico mi avvinceva; ero convinto che lei mi avrebbe, in seguito, fatto toccare punte di libido elevatissime - sessualità deviata.
Alzai gli occhi verso le mura di alcune case cadenti, lì intorno. La piazzetta in cui tutti si muovevano era ormai dominata da quel software luminescente, aderente strettamente ai ruderi cadenti che, sotto quello stimolo viscoso, pensai potessero cedere da un momento all'altro. Lanciai un'ultima, incredula occhiata alla ragazza. Stava accasciandosi lentamente sul selciato, come se stesse perdendo vitalità man mano che quell'entità fuoriusciva da lei. La scrutai attentamente mentre cercava disperatamente, con un ultimo guizzo d'energia animale, di tastarsi la base della nuca, come se cercasse di regolarsi un rudimentale potenziometro. La vidi fermarsi in una posa innaturale e cadere a terra. Mi avvicinai e presi a tastarle anche io quel bottone dietro la testa ma non sentii nulla d'apprezzabile, oltre che le rugosità delle prese craniali a scomparsa. Tutti, in quello spazio angusto, stavano fermandosi come tante macchine senza più pile, mentre dall'alto le forme opalescenti si coalizzavano per sopravvivere alla loro venuta al mondo.
La musica era ancora furibonda; la programmazione dei brani era stata settata sul tavolo elettronico per molte ore successive. Anime genetico-elettriche erano venute al mondo nella corruzione, nell'errore, nel buio, nel dominio delle forze delle tenebre; il loro stato prigoginico era di un livello numerale superiore al nostro.
Continuai a bere cocktail, per tutta la notte, stordito e assorbito da quelle forme neovitali. Mi guardai da fuori mentre il mio corpo era completamente steso nella terra ubriaco, amorfo e vuoto.