SOLSTIZIO BUIO


I


Immagini di un fiume in piena perse nel vocio soffuso di indefinibili rumori; vocio oppresso, inutile. Una vaga, istantanea idea di catastrofe si associava a quel file: cadaveri nell'acqua, carcasse di animali lacerate, legname marcito di putridume. Steam osservava i bitmap del file susseguirsi uno dopo l'altro, sul video a cristalli rifratti, e sentiva la risposta linkata dalle sue macro logiche nel suo cervello: erano i giorni che si assommavano continui, affaticanti, in un caotico susseguirsi di emozioni minimali.

I suoi muscoli parzializzati rispondevano a queste associazioni in modo discontinuo, entrando presto in contrazione involontaria - spasmi irrisolvibili - che lasciavano il segno sul suo volto indifferente. L'atmosfera che si era creata in quel luogo era tesa; Stonehenge si stendeva enigmatica sotto una coltre di neve non più soffice, non più vergine, ed era soltanto una delle tante finestre aperte della sua coscienza sul reale. Le altre, erano dominanti su realtà virtuali e di queste, alcune erano implose di dolorosissimi processi di elaborazioni a cottimo, parti del suo cervello affittate a emissari sconosciuti per lavori sequenziali. Trasferì in blocco tutte le informazioni, in radiofrequenza, sul suo desktop miniaturizzato, temendo la sinapsi dei suoi circuiti naturali e, finalmente, poté accedersi agli pseudo-catalizzatori - attivandoli - predisposti a scatenare sensazioni di ebbrezza. La Terra promessa. Le Terre dei Pagani. Decise che poteva ritenersi uno di loro, un Neo-Pagano che, come un esaltato, riusciva a pensare in termini astratti di molti strati di terreno collegati direttamente alla storia; riteneva che ogni centimetro di profondità poteva contenere storie ed emozioni, zippate con processioni di calcoli più potenti di qualsiasi Mainframe esistente. La perversione di quell'idea era totale, in quel momento, per la mente spostata di Steam; niente sembrava togliergli la concentrazione psichica di quelle sensazioni mistiche, niente era più coinvolgente, tanto che non fece caso ai campi di forza che si autogeneravano nelle connessioni scoperte, che penzolavano sui grossi massi druidi. Il crepuscolo era incipiente. Il freddo stava in agguato alle sue spalle. Conscio di essere l'unico spettatore guardò lo schermo a cristalli rifratti più per compagnia che per effettiva necessità, centrando e poi avvicinando il focus verso il centro dell'antico tempio.

Studiò bene le immagini, in realtà un unico bitmap ipersettato; si diresse con la fantasia lì dentro, nei pixel con indirizzo preciso e poi, infine, si diresse a sua volta in quella che ora era la Casa dei Ricordi dei Druidi, per festeggiare il Solstizio d'Inverno.


II


Una grandiosa cavalcata della fantasia, pensò quando fu al centro del cerchio. Si vide piombare addosso entità disincarnate rappresentanti il freddo. Era una sfrenata emozione di magico che si insinuava nei suoi pensieri e veniva codificata, criptata anche nei circuiti che si connettevano alla rete satellitare. Tutta l'atmosfera intorno a Steam era pregna di tinte cupe ed elettroniche, tendenti al color cremisi, e il tempo adesso era silenziosamente battuto con cadenze frazionate, demoltiplicate eppure sensate, e alcuni suoni avevano preso ad addobbare gentilmente, ossessivamente tutto ciò che sporgeva fuori dal tempo in modo poco ortodosso. I suoni si trasmutavano in immagini, non bitmap ma immagini incarnate come solo secoli e secoli fa potevano concepirle; le immagini non raccontavano, non proponevano, erano solo una sequela insensata, una non-storia che Steam assorbiva come se lui fosse una sostanza disidratata e impersonale. Echi di azioni che arrivavano con intervalli di tempo regolari; i movimenti non sarebbero differiti uno dall'altro se si fosse voluta scomporre quell'immagine, amplificandola ed esaltandone solo alcuni particolari, in minimi dettagli. Steam era come un buffer che riceveva regolarmente sempre lo stesso record, monocolore, corroso ai margini.



"Questo è un posto,
questo è il posto,
i racconti di dolori se abbassi la guardia,
i ricordi di oscurità, se percepisci.

Le parole sono... Inconsapevoli. Ora.
Simboli di decostruzione e ora,
nello schermo buio gli echi,
di cerimonie arcaiche."




Questa targa era sospesa come un monitor su un baratro profondo su cui sorgeva il tempio, come copertura di un enorme pozzo - un cratere - e fungeva da maschera impersonale. Il messaggio era comparso - o forse Steam l'aveva notato solo in quell'istante - improvvisamente, repentinamente, ricco di significati reconditi; come un esercizio di stimolazione cerebrale effettuata con elettrodi remoti, così lui si considerava internamente inibito, ora impaurito, e indossò allora un vestito, più propriamente una stola da cerimonia che trovò lì virtualmente, pronto a muoversi. Si mosse guardingo, era inspiegabilmente nella Terra del Sogno, tanto da rimanere senza fiato per la profondità e la potenza di ciò che lo sovrastava; parole, ancora parole in lingua arcaica che lo investivano con tutta la loro forza mistica e cori oscuri che lo stravolgevano erano attivi come degli screen-saver latenti.

Un senso di miseria si impossessò di lui, una miseria non misurabile se non in quantità irrazionali di depressione impaccata, intaccata da geroglifici subliminali come in una rappresentazione grafica di paesaggi inesistenti. Qualcosa lo richiamò a una certa forma di realtà. Qualcosa che aveva un confondibile perché replicabile sapore di sangue umano lo svegliò, o almeno riuscì ad aprire una finestra nel suo cervello scevro di polarizzazioni visive, e riuscì anche ad aprire una finestra sul suo deck virtuale, mentale. Ebbe nel frattempo la voglia di scrivere; era sceso a livelli ormai dimenticati di cali umorali, di impressione di nullità. Scarabocchiò allora disegni inconsulti sul taccuino che estrasse, meccanicamente, dalla tasca della sua giacca post-aderente, e nel mentre continuava a sentire desideri di esprimersi, di trar fuori il suo animale dolente. Preso com'era, si dimenticò dell'evocazioni sacre che gli si erano intanto strette addosso - una seconda pelle - e ne fu ferito.

Dopo aver provocato la window del sangue scuro, lo stesso sangue - che fu versato nella notte dei tempi - stava colando dai grandi monoliti macchiandoli - agli occhi di Steam - indelebilmente. Il richiamo di quella unica finestra aperta nella sua mente, linkata alla visione che aveva davanti, lo instradò verso una pista di univoco shock nervoso, come un elettroshock, e tolse contatto elettrico ai suoi neuroni, risparmiandogli tremendi conati di vomito e ribrezzo. Tutti i riti sacrificali si svolsero rapidi nella conca di inversione reversa temporale; l'HD del desktop miniaturizzato andava riempendosi e il programma automatico entrò in funzione esattamente al momento giusto, solo per diminuire negli atomi dell'HD la distanza degli elettroni dal nucleo, incrementando così la disponibilità di imprimere nozioni, la capacità autorigenerante del disco.


III


Cosa rimaneva del rito? Cosa, o chi, sussurrava pensieri corrotti come tante immagini pesanti nella sua sovraesposta memoria di lavoro? C'era un soffio immaginario che si sviluppava dal fondo dei massi verso il suo volto; il soffio aveva caratteristiche instabili, si potevano leggere nella parte descrittiva delle info le qualità di risoluzioni emulative virtuali a molti caratteri TrueType, e si poteva percepire a naso - Steam ne era capace - di quanti dpi fosse dotato quel vento sintetico. Gli sembrava che avviluppasse i suoi sensi fino a confondergli i parametri di stabilizzazione, aveva la percezione di un dito invisibile pigiato sulla sua fronte e poi, impalpabilmente, spostato verso il centro delle sue arcate sopraccigliari, all'apice del suo naso. Un istinto di dolore, un breve flash di stimolazione nervosa sovraccaricò il suo cervello; sembrava bucarlo, tagliarlo con un filo incandescente senza provocare neanche un po' di fumo - come polistirolo colorato scuro. All'interno di quel taglio si insediò il soffio, portandosi dietro immagini di paesaggi nordici linkati a sensazioni mistiche, percepibili solo con innesti sensoriali; di colpo Steam si rese conto di essere immerso nel buio, in un buio particolare, amniotico gli veniva di definirlo, contornato da impressioni musicali che scavalcavano i desideri per insediarsi nel subconscio, raccontando...

I racconti erano coperti da neve spazzata dai venti, da soffi violenti che continuavano a coprire e poi a scoprire antichi simboli pagani rappresi nella contrazione del tempo, nel caos derivato da silenzi estesi; accanto ai racconti viaggiavano i ricordi, i ricordi di Steam, in ordine confuso e dispiegati su una linea immaginaria tesa e definita a 2D, parallela, per qualche strana ragione, ai racconti. Di tanto in tanto alcuni lampi luminosi creavano dei joint temporanei, così rapidi che solo a fatica gli riusciva di capire cosa succedeva: per alcune minime stringhe di bit coincidenti, e rappresentanti bitmap, si verificava un uguaglianza tra ricordi e racconti. La fantasia era sovrapposta perfettamente dalla realtà, seppur passata. I bitmap erano solo singole scene che avevano significato solamente se inserite in lunghe sequenze - fotogrammi era l'idea/concetto che Steam associava in modo reiterato - ma queste sequenze non erano possibili esclusivamente perché la mente, la sua mente, aveva esaurito la già minima memoria di lavoro.

Si trovò a resettare il suo sistema di processing, automaticamente, come se avesse un parametro di autoconfigurazione nel suo DNA...

Reboot.
Reboot.
Reboot.
Reboot.

Steam non riusciva a ricordare nulla di quello che era successo fino ad allora. Non poteva ancora scaricare il log nella spazzatura elettronica, e non sapeva se sbirciare oppure no lì dentro il contenuto degli accadimenti fino a quel momento svoltisi; ne emerse soltanto un'icona di Stonehenge e così si trovò diramato come in una IF, una parte di se stesso intenta a guardare al passato, l'altra pronta ad azzerare tutta l'area dati, come se la notte dell'oblio fosse divenuta eterna fino alla coscienza divenuta consapevole, coincidente con la parola e il significato di "Adesso".