LA COSCIENZA |
I |
Ora esplorava dei sentimenti, e li sentiva freddi di definizione, affinati in punte di programmazione specialistica; la derivazione era matematica.
Tutto questo era contenuto in scatole virtuali, cliccabili mediante comandi cerebrali sul suo stesso visore, nello stesso visore che si era autonomamente sviluppato nei suoi neuroni.
Un senso di claustrofobia si rapprendeva ora intorno a queste scatole, acolori, acerbe, e premeva verso l'interno, cercando di perforare le inesistenti protezioni fatte di neuroni clonati dalle sinapsi di Steam; l'interno di queste scatole era stato realizzato con algoritmi inalienabili da logiche reticolari di difesa - lo si poteva testare visivamente, selezionando opzioni ipergrafiche - e, diversamente dall'involucro stesso, assumeva tinte estremamente cupe e inquietanti.
Tentando di descrivere in palette grafiche queste tinte Steam cadde in contraddizioni relazionali. Stava cercando di risolvere equazioni quantiche con esemplificazioni visive di abachi medioevali - poteva apprezzare le intagliature fatte dal tempo sulle bacchette di legno; pura illusione virtuale di emulazione temporale, sapeva nel suo intimo - così, non si accorse che stava partendo da presupposti errati come, invece, gli stava segnalando il suo visore, facendogli blinkare la torre che rappresentava il suo ragionamento e visualizzandogliela instabile, la punta come base. Essa crollò, il fragore multimediale invase il suo cranio con tutti i suoi elementi, nativi e non, lasciando lo spazio susseguente, come accade in violente decompressioni, a ondate di materia indefinita. La materia erano in realtà - Steam, pensandoci su un momento, apprezzò il nonsense di quella parola espressa in quel contesto - blocchi precostruiti - come macro - di angoscia post-esistenziale.
Il suo essere, il suo intero essere ne fu invaso immediatamente, come in una polarizzazione elettrica, e si sentì divenire un contenitore svuotato - ricordava di essersi linkato, tempo prima, ad un'icona che rappresentava una vescica di neo-animali vuota, contenente la sensazione che poteva provare quella pelle dopo aver subito il trattamento di depressurizzazione - impossibilitato ad andare da qualsiasi parte, anche virtuale.
Sentire tutti i suoi bisogni divenire cablati, starsene con tutti i suoi doveri e sapere che ciò che era già cablato, dall'altra parte, era ancora più frustrante, metodico: questo era lo stato d'animo di Steam quando, inavvertitamente con un dito, smosse dal suo alloggio le bio-pile, concentrati di elettroni biocompatibili con le sue cellule neurali. Accadde qualcosa.
Accadde che percepì tutto come - effettivamente era - un sogno innescato; un sogno autoinnescato dai suoi desideri repressi, dai suoi atti mancati, dai suoi ricordi tornati nuovamente in circolo dai tempi dell'infanzia. Erano, in definitiva, una sequela di icone riconvertite ma mal assimilate dalla sua psiche, necessarie però per i suoi fugaci interfacciamenti ludici e professionali, affinché disparati software sapessero con quale entità si scambiavano log logici.
I suoi atti mancati, o ciò che rappresentavano, si muovevano attraverso paesaggi post-reali, più fedeli dei reali, e rimandavano, in quel momento, a camper visti dall'alto, alto costituito da cieli plumbei. I prati su cui si muovevano erano perfetti, erano decisamente palpabili, inutili per le loro caratteristiche ora stucchevolmente post-reali.
Le icone della sua personalità costruivano ora immagini decise e più complesse, si trascinavano spinte da collanti invisibili e si ammucchiavano dando vita, a volte, a sue espressioni facciali, in altre occasioni a scene di vita che aveva già vissuto; ricordò, in seguito, di quando vide rappresentata una fedele ricostruzione di ciò che era la sua idea di buio. Gli si strutturò addosso - rimembrava quella sequenza a blocchi di pochi Kb - dapprima un precoce freddo - aghi di sensazioni corporee tutte intorno all'immagine in formazione, come cellule urticanti - con la luce declinante dietro precostituite montagne. Poi, come un'opera Dada, a caso si codificarono segnali luminescenti, tendenti a una luce grigiastra e formanti immagini del tutto astratte, ma che allo schema mentale di Steam apparivano totalmente significative. Vide così archetipi di immagini mortali, scene di guerra o meglio, scene della fine di una battaglia, quando padroni del campo rimangono solo fumi e cadaveri; insieme alle immagini, folli folletti che sembravano agitarsi ebbri di vitalità sfuggita, accompagnati da personaggi più importanti...
Ulteriori decodifiche di quelle linee così astratte non poté farle perché esse cambiarono repentinamente ordine. Lotti di rette, complete di definizioni ortodosse, si allinearono a gruppi di sette, in spazialità varie, e lo stimolo che associò a queste forme lo portò nel profondo di un'antica cripta, polverosa, intima; la cripta si intuiva, non per mancanza di definizione ma per invisibilità, per la totale assenza di luce al suo interno.
Improvvisamente, saette sinistre lo avvolsero in punti di bagliori minimali; angosce miste a timori, angosce e sudore - con una parola iconografica pensò TERRORE - cosicché tutto ciò che era legato a quell'immagine di luce - in un iperlink senza fine - lo immobilizzò in strali di pura paura e struggimento. Si pulì gli occhi dai sensi di torpore autoindotto e aspettò l'evolversi degli stati assorbendoli in rapidi heart-beat, senza provocarsi però tachicardie temporanee.
Una voce distante, piacevole, pose fine all'angoscia.
Narrava di semplici scene di vita. Narrava di stantii dolori tenuti a un livello appena sottostante la coscienza - un substrato - e imbevuti di stanca consuetudine, come frotte di succhiasangue demotivate sciamanti sulla pelle.
GRAFFITI.
II |
Tutte le sue icone cessarono dopo molto tempo di produrre immagini, proprio quando le pile entrarono in surplus energetico. Vide, allora, notevoli brandelli della sua immaginazione nativa ricomporsi, cercare di organizzarsi in un unico organismo per poter riacquistare il privilegio della sua mente, quella di Steam.
La lotta non fu aspra, fu naturale. E neutrale l'allineamento di Steam stesso.
I filamenti della coscienza presero a ordinarsi in sequenze giuste, originarie, giungendo a crescere anche di valore affettivo. Steam, in tutto questo, rimaneva una cavia passiva: era ormai uscito dal regime autoindotto di sperimentazione linking, per cercare di sviluppare le facoltà di percezioni oltre la sua aurea, ma non era ancora completamente rientrato in sé. In questo stato intermedio si fiaccava tutte le sue risorse psichiche con pensieri sterili di arpeggi musicali.
WORK IN PROGRESS...
WORK IN PROGRESS...
WORK IN PROGRESS...
WORK IN PROGRESS...
WORK IN PROGRESS...
Se provava ad accedere a ragionamenti o emozioni particolarmente elaborati, era quella la dicitura che gli appariva lampeggiante...
III |
Il sigillo.
Tutta l'operazione era sigillata da emozioni particolari.
Venne per prima la noia, noia colorata e immediatamente dopo decolorata con acidi sintetici, virtuali, tale da farla apparire, successivamente, una pianta senza vita. La seconda: si trattava di blandi rimandi a collassi mentali, né di fatica né strutturali, semplici collassi da fine attività delle risorse rinnovabili di idee.
Il terzo e quarto marcatore vennero saltati, per rendere l'operazione ancora più casuale, mentre il quinto, l'ultimo, era costituito da un rapido flash di sequenze musicali particolarmente cupe, estratti da registrazioni passive di dark-band un tempo di moda, evocanti sinistre visioni, acide e crudeli, prossime a paranoie diaboliche.
L'operazione ora era completata. Steam si sentiva svuotato.
Le rifrazioni di ciò che vedeva agivano come tanti catalizzatori della sua psiche, era come se essa, dopo aver ripreso il controllo, fosse diventata più forte ed agile allo stesso tempo; le rifrazioni si accoppiavano con ricordi persi nell'inconscio collettivo di qualcuno, diabolicamente perverso e perfetto, triste come solo un suddito nero sa essere. Quel qualcuno era anche abile ad effettuare performance evocative, palpabili, e vagava come un virus nella mente di Steam, ricordandogli di una sera, una sera che quelle evocazioni divennero invadenti rivestendo tutte le pareti di un'angusta cantina di occhiate, brillanti di perverso, provenienti dal più profondo Inferno...
Nell'aria, Steam, respirava anche qualcos'altro.
La sua coscienza sembrava catturata, imprigionata in rivoli impalpabili di software segreto, i cui dettagli logici erano manovrati da... Invisibili entità definite.
Un'icona di misticismo, rappresentata da una visione del Tibet, vagava e cercava di raccogliere istanti persi, senza polarizzazione, per riconvertirli in un'antica sapienza, la stessa delle Sette, la stessa dei Templari, qualcosa perso negli iati del tempo più sconosciuto.
La visione divenne buia, oltremodo buia, lasciando un lieve barlume di luce tanto da far esaltare le proprietà oscure di quell'ambiente - tutto mentale - e soggiogante come un castello gotico disabitato. Il culmine venne subito dopo una discesa a perdifiato in una valle impossibile; gli alberi erano alberi di informazioni, cresciuti su lati nascosti del cielo. Steam guardò e si trovò bloccato in tutte le direzioni da mura antiche, druide, cresciute inspiegabilmente lì intorno, improvvisamente; vide, allora, in una lenta ma inspiegabilmente veloce regressione, tutte le sue vite precedenti che gli visualizzavano attraverso l'etere riti pagani svolti nelle notti dei solstizi.
Ebbe il desiderio di rimanere bloccato in quella regressione virtuale, linkata all'icona tibetana - icona di gruppo, scoprì cliccandoci sopra, con dentro infinite svastiche sinistrogire e destrogire - che gli tagliuzzavano come tante schegge di vetro il suo viso.
Volle porre fine a quello struggimento, cercando di chiudere tutte le applicazioni che aveva tenuto aperte dopo l'elaborazione di sigillamento; non ci riuscì, così decise di togliere mentalmente l'energia a tutto quell'eseguibile che aveva in testa, generando crash a ripetizione, gravi. In quei file di crash, decise, avrebbe fatto girare antivirus biologici e poi, con calma, sarebbe stato tanto geniale da gettare tutto nella pattumiera elettronica.
Nessun virus, scandì il PGM, così Steam ridusse tutti quei crash a icona affiancandovisi, lasciando libera - finalmente - la sua mente da disturbi digitali; poteva lavorare, ora, con la sua fantasia nativa.