BUIO BINARIO |
- …correre attraverso i cristalli di sintetizzazione. Stai subendo un accrescimento del livello osmotico di sintetizzazione. È pericoloso, lo sai..
- Certo che lo so. Ma è così divertente… - sorrisi con diletto, come un bambino.
- Idiozie. Sei fuori strada. Divertimento non è futilità costruttiva.
- Ma è, appunto, divertente…
Ci scontravamo continuamente, Grace ed io, su aspetti monotematici: la necessita di implementare - da parte mia - una certa pratica, la netta opposizione di lei.
Immagini di boschi selvaggi. Verdi. Bui.
Ingoiando alcuni cristalli ero capace di sintetizzare la mia essenza, proprio mentre viaggiavo sotto quelle fronde. Lo facevo di notte. Subivo processi d'estrema concretizzazione, d'uscita dal corpo. Mi vedevo immerso nel filo logico d'alcuni pensieri, quelli che segnavano il confine della vita mia analogica con quella digitale. I mondi possibili si erano contratti in una sequenza complessa, comunque finita di ordini genetici e di regole assemblate su quegli stessi ordinamenti. L'uscita dal corpo mi rendeva visibili nuovi colori e alcune, inedite forme bizzarre. La mia anima seguiva elettrizzata quegli istanti come se assistesse a mode lanciate da neo droghe in voga; ero convinto di estrapolare il mondo da una nuova ottica, immaginavo di aprirlo dalla porta di servizio e di percorrerlo attraverso corridoi inusuali, imbevendomi di nuove tecniche d'apprendimento che facevano parte - esclusivamente - dell'attitudine che il mio corpo attuale, geneticamente e storicamente, possedeva. Sentivo la presenza del mio vecchio organismo, quello antico, che si proiettava sul mio tempo. Tristezza per la mia vecchia fine. Esultanza per le nuove curiosità che mi si prospettavano, per l'istinto che mi spingeva a scoprire l'angolo successivo, quello che intravedevo proprio dietro la curva seguente. Corsa. Scenario notturno rabbuiato da presenze rannicchiate tra quegli alberi: esistenze antiche, ancora una volta pagane. Primordiali. Contorni aurei visti di sfuggita, di carattere per lo più mentali, intravisti tra quei rami laggiù: il verde è un colore che può far paura…
- … Grace, questo era un percorso sacro…
- Non me ne importa nulla di quello che pensi di vedere tra quei rami. Sei tu quello che sta andando fuori di testa.
- E sei tu che mi stai impersonando la conservatrice. Con i conservatori non si è mai andati da nessuna parte, sai?
- Non buttarla sulla politica.
- No, è sul sociale.
- Nemmeno sul sociale. È solo polemica sterile e improduttiva.
- Vero, io bado ai fatti, e a ciò che vedo.
- Anche io.
- Tu guardi col tuo terzo occhio - percepii bassa ironia in lei.
- Sento con l'anima, Grace…
- Balle. Credi che siano cose vere quelle, invece sono solo allucinazioni.
- Allora puoi dire che io adoro le allucinazioni… - sorrisi beffardo.
- Hai poco da ridere. Dobbiamo produrci in nuovi progetti.
- Faccio tutto ciò proprio per quel motivo.
Vidi un'espressione sul suo volto simile a: mi stanno cadendo le braccia. Grace si stava arrendendo. A cosa?
- Alex. Ti ribadisco: ciò significa dividere le nostre strade.
- Forse…
Vidi nei miei ricordi che cercai di tagliare corto. La discussione stava prendendo pieghe davvero patetiche e sterili.
- Lasciami tentare, Grace - il mio sguardo era serio.
Silenzio.
Istanti interminabili. Silenzio.
- Va bene Alex. Hai vinto tu. Credo sia la fine tra noi.
- Ti sbagli. Vedrai che le nuove frontiere saranno la nostra futura fonte di guadagno. Small_Instinct_Natural_To_High. SINTH. Nuovo software. Nuovo business. Nuovo…
- Nuovo modo di cercare guai - concluse brevemente lei, andandosene.
Mi ero stancato di controbattere. Probabilmente lei prese il mio silenzio come una sua piccola vittoria; forse pensava che l'ultima parola l'aveva detta lei.
Faticosamente la memoria tornava e m'illustrava, per piccole fasi, cosa cercavo di raggiungere: nuovo software. Avevo trovato un modo per sviluppare un nuovo tipo di codice, rivoluzionario. Il pericolo sembrava fosse insito nel metodo per raggiungere quella conoscenza.
* * *
Il senso di dislocazione aumentava.
Cercavo di raggiungere la mia casa in qualsiasi modo, anche usando vecchie tecniche quali l'autostop, oppure cercando mezzi alternativi all'aereo - troppo costoso viaggiare in aria, la capacità residua del mio credito non me lo permetteva.
Notavo distrattamente che il paesaggio cambiava parecchio percorrendo poca strada. Sembrava, più che altro, mutare la densità delle abitazioni: pochi chilometri di strada parevano condurre in una nuova nazione. Notavo che mutavano il tipo di case, i locali - rivelando, così, le abitudini della gente del posto. Anche le sensazioni che quei luoghi davano erano molto diverse.
Viaggiavo in autostop. Una tecnica che non mi sarei mai sognato di adottare. Era un modo antico di spostarsi, tipico della fine del millennio precedente. All'inizio ero stato un po' goffo nel farmi capire ma poi, man mano che le autovetture e altri mezzi transitavano, affinai la tecnica. Lanciai impulsi mentali tramite la rete cittadina, piccole icone autoscompattanti che esplodevano nella mente dei conduttori. Il mio messaggio era chiaro, esplicito. Non infastidiva.
Dopo aver fatto molte prove e aggiustamenti una vettura, finalmente, si fermò
Salii.
- Salve…
- Buonasera. - Guardai il mio interlocutore: un uomo sui quaranta anni, aveva protesi da innesto visibili sul lato temporale destro.
Sorrisi, non volevo dar idee d'indisponenza: dovevo ringraziare in ogni caso quel tipo per la sua gentilezza.
- Dove è diretto? Sul suo messaggio era indicato ***. È lì che deve davvero andare?
- Sì - attendevo con paura la sua risposta.
- È lontano. Non ci arrivo di certo. Posso però darle un passaggio per una ventina di chilometri. Credo che lì ci siano delle linee di collegamento per lei interessanti, ma dovrà informarsi…
- Va bene. Mi sta bene un passaggio fin lì.
- Salga allora…
Scoprii presto che il mio interlocutore era un tipo parecchio loquace. Prese a parlare di una gran varietà d'argomenti. Esprimeva curiosità su qualsiasi cosa gli scorresse intorno, tipo cartelloni pubblicitari che illustravano - piccole storie nell'etere della rete civica - le caratteristiche di liquori, saponi, caffè, paesi esotici e loro abitanti. Prese a parlare del tempo, anche di quello cronologico. Si lamentava del fatto che i giorni, i mesi passassero diversamente da qualche anno a questa parte: più veloci, meno densi.
- È normale - gli dissi - stiamo invecchiando. Si consoli. Una volta, alla nostra età, si cominciavano a fare i conti con i primi sintomi della senilità. Ora invece abbiamo parecchie possibilità di ringiovanimento…
- Eh ma, comunque… Uh, a proposito, perché non ci diamo del tu? Io sono Adrian. E tu?
- Alex. Piacere mio - gli risposi di rimando, porgendogli la destra.
Esauriti i convenevoli Adrian continuò a parlare a briglia sciolta.
- Vedi Alex, mi sono sposato quindici anni fa; eppure se mi guardo indietro non mi sembrano quindici ma, al massimo, cinque o sei. Tu sei sposato?
- No ma è come se lo fossi: convivo.
- Oh ma questa è la miglior cosa che tu potessi fare - mi sorrise gaudente - perché in ogni momento puoi mollare tutto. Hai figli?
- No…
- Meglio ancora allora. Non hai vincoli se non il tuo sentimento e la tua voglia di esplorare nuove frontiere - mi strizzò l'occhio. Compresi prima ancora che lui avesse terminato.
- Sì, hai ragione. Infatti credo di stare attraversando un periodo molto critico io e la mia compagna.
- Hai un'altra donna?
- No, è…
- … È lei che ha un altro uomo - me lo disse con voce grave.
- No, nemmeno - sorrisi.
- E allora?
- Ho un progetto in testa…
- Interessante, si può sapere?
- No. Semplicemente perché non lo ricordo.
- Interessante… - mi guardò torvo. Forse pensò per qualche istante di aver dato il passaggio ad uno squilibrato.
- Davvero, non so bene qual è il concetto cardine ma di sicuro ho imboccato una strada che mi può permettere sviluppi interessanti…
- Nel campo produttivo?
- Non proprio. Sono consulente matrimoniale - mentii preso da un'improvvisa fobia da spionaggio industriale.
- Capisco…
- Ti serve aiuto? Penso di avere valide soluzioni. Vedi, ho applicato strategie d'avanguardia ai confronti tra marito e moglie e… - mi ero rapidamente galvanizzato impersonando intensamente un consulente matrimoniale
- Guarda, credimi, risolvere i conflitti con mia moglie è l'ultima cosa che m'interessa fare in questi mesi…
Probabilmente la moglie lo odiava perché non riusciva a farlo zittire. Era comprensibile, poveretta…
Mi diedi contegno. Anche nella voce.
- Come vuoi. Ho un nutrito carnet di soluzioni da iniettare per via craniale. Nulla di complicato, credimi, soltanto protesi che interfacciano i problemi con false visuali ottimistiche della vita di coppia…
- Interessante. Ma non fa per me; se vuoi posso mandarti un paio di miei amici con problemi del genere, visto che hanno voglia di risolvere…
- Va bene, perché no - cercai di tenermi a freno, non volevo espormi troppo. Del resto sembrava che anche Adrian non volesse spingersi oltre. Probabilmente l'idea che io fossi un pazzo scatenato continuava a frullargli per la testa.
Ci fermammo ad un distributore. Adrian scese per andare a cercare la fessura dove introdurre i crediti.
- Torno subito…
- Ok Adrian…
I minuti passarono. Ebbi modo di guardarmi bene intorno. Il paesaggio notturno era debolmente illuminato dalla luna. Il silenzio era calato intorno a me, come se io fossi immerso in un nulla profondo.
Guardai. Scrutai. Chiamai.
- Adrian?
Silenzio.
- Adrian?
Ancora silenzio. Totale.
Girai il quadro d'accensione e vidi che col carburante che c'era avrei potuto percorrere pochi chilometri. Potevo mettere io i crediti mancanti e andare… Significava però rubare la vettura ed essere poi braccato da routine poliziesche per mezzo mondo.
Attesi, ancora qualche minuto.
Di Adrian nessuna traccia. Nemmeno se gli lanciavo altre icone autoscompattanti, diffuse - tra l'altro - assai debolmente nell'etere poco coperto dalla rete civica - siamo in estrema periferia, pensai.
Scesi dalla vettura.
Osservai l'aspetto desolato del posto. Una sola, fioca luce illuminava lo spiazzo dov'era parcheggiata la vettura. Nessuna traccia d'umanità intorno. Vidi, poco lontano da lì, una presa da connessione. Accanto c'era un'unità di riconoscimento dell'iride. Mi avvicinai. Era rotta.
Provai allora connettermi alla rete locale. Tutto quello che ottenni furono soltanto lapidarie informazioni sullo stato delle strade, anche quelle meno importanti; vi erano indicati, accanto, i tempi medi di percorrenza. Una nota a margine vantava che quel territorio era uno dei più desolati dell'intera regione.
Una bella fortuna, pensai.
Non mi restava far altro che incamminarmi e sperare di trovare qualche altro viaggiatore disposto a caricarmi. Chiamai un'altra volta Adrian. Provai a scrutare di nuovo tra le ombre delle campagne circostanti: lui non c'era. Eppure lo avevo visto entrare nell'ufficio del sistema esperto, quello addetto al rifornimento. Quell'ufficio era lì davanti a me. Vuoto. Esisteva un'unica porta che permetteva di entrare e uscire.
Entrai a mia volta. Adrian non era lì. Nessuno era lì, oltre a me.
Dovevo davvero incamminarmi? E se avessi davvero preso in prestito quella vettura, caricandoci qualche credito?
Non ci pensai su due volte. Inserii i dati della mia linea di credito. Rifornii. Lasciai un memo craniale sul bancone con l'icona del viso di Adrian - prelevato dalla mia memoria, tanto per dirgli: per te - dove gli spiegavo cosa avevo fatto, perché, dove avrebbe ritrovato la sua vettura - aeroporto di ***.
Inserii il driver automatico e andai.
Nella notte.
Tutto era così buio pesto intorno a me. Senso d'inquieto.
* * *
Vivevo come un Babbo Natale dentro una boccetta di vetro, mi mancava soltanto la neve. Un brutto senso di secco, d'essiccato fino all'essenziale mi tormentava nel mentre che percorrevo la strada desolata, solitaria. Osservavo i manovellismi logici della mia esistenza con un'esasperata attenzione al dettaglio. Finalizzavo ogni mio pensiero alla perfetta comprensione tecnica delle mie azioni, dei miei disegni comportamentali. Ero essiccato ma non disidratato. Conservavo intatte ed anzi esaltate le capacità di agire. Potevo rappresentare un software ricercato e ottimizzato, pronto da iniettare.
La strada era spesso rettilinea. Con i fari illuminavo una buona porzione di strada e di alberi, intorno e lungo il ciglio. La desolazione si riconfermava in ogni istante e si sommava esponenzialmente in me. Ci sarebbe stato sicuramente un momento chiave, una sorta di salto cognitivo dove quella strana situazione mi sarebbe diventata insopportabile, troppo estranea o assurda: non poteva esistere un mondo così svuotato di vita.
Poi, impercettibilmente, notai una piccola luce all'orizzonte: i primi bagliori del nuovo giorno. Rumori di giungla nella mia anima, primati che si svegliano con la luce incipiente e iniziano una danza rumorosa, schiamazzi e movimenti di folle esultanza. Socchiusi un solo momento gli occhi, per gustare appieno quell'immagine che mi saliva dentro. Giungla folle ma naturale, un compendio d'energia dimenticata, forse mai conosciuta davvero nemmeno dagli indigeni: magia e spiritismo.
Riaprii gli occhi - sapevo che era passato soltanto qualche attimo: orologio craniale - e la fioca luce dell'alba cominciò ad inondare la campagna intorno a me. Onde, appunto. Marea di vibrazioni emozionali. Una dopo l'altra. Discrete. Efficaci. Riconoscevo le zone che attraversavo. Un mondo limitato a pochi chilometri quadrati mi salutava alzandosi e abbassandosi lentamente. Mi tratteneva. Mi parlava dolcemente senza suscitarmi panico o disagio. Mi raccontava per immagini ed emozioni la mia appartenenza a quel mondo arcaico, stavolta in modo proprio: ero davvero in quella terra che prima vedevo soltanto in porzioni di vivide visioni.
Guidavo con i palmi delle mani tesi, a mo' d'antenna. Volevo ricevere ogni sorta di messaggio, confermarmi l'appartenenza emozionale a quel territorio. Avevo brividi profondi dentro. Dovevo fermarmi.
E ascoltare attentamente.
Molto attentamente.
Il fluire del tempo. L'angoscia di un momento perduto. Le affinità perdute, filtrate dall'oblio del tempo. Intense. Legami e malinconia insopportabile. Un vortice che sapeva di vertigine. Dolore. Buio. Oscurità splendente d'eternità antica.
Vitalità solo accantonata.
Senso d'appartenenza a sé. La meraviglia di ricordare per percezioni.
Mi sostentavo con quelle emozioni. Ero vivo come mai mi ero sentito prima.
Dimenticavo qualsiasi altra minuzia quotidiana, lasciavo andare i miei sensi.
Stato della mente. Ritmo del sangue che portava pensieri. Battute multiple asincrone. Immagini fluivano.
Cristallizzazione di un tempo come pavimento. Palcoscenico da cui giudicavo la mia anima composta da multistrati.
* * *
Grace mi parlava da un punto indefinito della mia coscienza. Probabilmente lo faceva tramite il collegamento usuale ma non ne ero più sicuro. Immerso nella campagna, alle prime luci del giorno, la ascoltavo distrattamente. Le rispondevo anche, probabilmente…
- Manca molto alla buonanotte però… - sentivo ondate di soddisfazione vibrare nella sua voce -… Così pensavo di affrontare qualche gioco in rete, tanto per distrarci.
- 'Notte - le dissi.
- No Grace. Credo di non reggere nemmeno un minuto ad un nuovo regime di concentrazione. Vorrei decantarmi.
- Va bene, come vuoi. A domani, a casa - sorrise.
- Ciao… - sorrisi a mia volta.
Altre onde visive. Sonore. Passavano nel mio canale di comunicazione.
- Alex, dove sei stato?
- Nel bosco - le dissi con indifferenza.
- Cercavi dei lamponi?
Mi sorrise con uno scherno simpatico. Lei era ancora piacevolmente stordita dall'enorme groviglio emozionale delle droghe. La vedevo muoversi sinuosamente, come una gatta cui avevano fatto coccole per ore.
- No, fragoline di bosco. Vedi? Ho pure dei tagli di rovi che non volevano lasciarmele - le mostrai il mio braccio che credevo graffiato. Intatto. Ero sbalordito, troppo confuso per domandarmi il motivo dell'ennesima anomalia.
- Oh sì, vedo…
Impressione di collage. Fastidioso déja vu. Dislocazione del mio senso di coscienza.
- Chi è lei?
Non risposi, almeno non subito. Ero inebetito da quella domanda.
- Chi è lei? - la sua voce era irritata dal dover ribadire la richiesta.
- Alex - balbettai.
- Alex? Alex chi? Non la conosco.
- Alex Dumaw - dissi deciso - tuo marito.
- Non ho marito - la sua voce era gelida, arrogante. Non l'avevo mai sentita così.
- Abbiamo dormito insieme stanotte - dissi piano.
Grace non mi parlava. Non più. Le mie sembravano essere allucinazioni. Sentivo che l'avrei smarrita per sempre se non avessi ritrovato la mia casa.
Quel territorio antico mi stregava, ma il mio posto era nel presente.
Risalii nella vettura e guidai senza altre fermate fino a ***. Deciso a ritrovare Grace, la casa, me stesso.