DIETILAMMIDE |
Simultaneamente il giorno si affacciò alle due finestre, quella chiusa da vetrate atermiche e quella aperta sul desktop del suo portatile. I colori che si intravedevano fiocamente erano acidi, filtrati, emanavano sensazioni a 16 colori settati per bitmap - vecchie versioni di bitmap visualizzabili ormai solo su siti archeologici.
Steam aveva passato la notte insonne, perseguitato dai fantasmi della sua mente, divenuti persistenti come programmi nascosti, nascosti dalla sua psiche.
La corrosione di quelle due visioni impegnò la sua attenzione ben oltre il lecito, qualcosa lo impressionava e lo affascinava anche, qualcosa colava nella sua mente e impregnava tutti i suoi tessuti, tutte le sue cellule: orrore, misticismo, spossatezza. Le visioni erano semplici, fatte di alcuni alberi cresciuti in una palude, con il cielo percorso da nuvole basse; pioggia, sembrava promettere il paesaggio. Tutto pareva avere fisionomie distorte, inquietanti, il covo ideale di qualche Lamia, di qualche Gigante rimasto vivo per motivi corrotti.
Scrisse:
Alla fine
precipitò nel buco della mente
affondò.
La schiuma scura fu tutt'intorno a lui,
era in strutturale movimento.
La schiuma mutava, geni dispersi,
lui si cacciò strali di paura nei suoi occhi,
morendo essiccato, istantaneo.
Le frasi, scritte su fogli di vecchia carta posticcia, parvero animarsi ai suoi occhi. Le immagini che si generavano si muovevano su sfondi retinali in bianco e nero corrosivo; si aprì un buco su di esse, tutte le picture sfumate vi caddero dentro, dentro immateriali composti di dietilammide lisergica presente nelle cellule di Steam.
Il risultato non fu quello che lui aveva desiderato. Il risultato divenne un pesante boomerang che mutava geneticamente le sue forze atomiche, in rapporti a parametri densamente sconosciuti; Steam era nella fase di fascinazione strutturale e comprensione della materia, comprensione profonda, che gli causava assenze dal continuum normale - come normale poteva essere, di solito, il suo flusso sanguigno ologrammato sul visore craniale interno. Ora la scala graduata della sua conoscenza veniva completamente rimappata, risultava essere più sensibile ai valori minimi, ed era anche settata per calcolare valori di delta approssimati per difetto di teoria matematica, quindi prossimi a infinito.
I risultati della nuova conversione spazio-intensità si riflettevano nel suo spazio interno, la comprensione mutava, assumeva pieghe bizzarre.
Il sole, sempre più sintetico, si agitava con discrezione nelle due finestre, illuminando scenari asincroni di fede mal riposta; Satana pareva manovrare i fili retti da icone medioevali ristrutturate, riprogrammate. Le icone erano banchi ridotti di un main enorme, con dentro tutti i neo-algoritmi necessari all'autogoverno.
Ghirigori espansi stavano assumendo il sapore di qualcosa di piacevole al gusto, nel cervello di Steam - essi avevano trovato la sede di tutti i suoi meccanismi elettrici, l'esatta ubicazione delle chiavi neurali. L'illusione di qualcosa di benevolo scomparve improvvisamente, quello che prima era stato catalogato come conoscenza intrinseca ora veniva percepito da se stesso come semplice paranoia, generica come la si poteva contrattare al mercato illegale, riprodotta su floppy riconvertiti.
Un'immagine di sesso gli si fece avanti sui contatti retinali.
Molteplici rapporti sessuali, reiterati, lo vedevano protagonista insieme a donne di vario tipo; fantasie intermittenti di penetrazioni con costrutti di androidi femminili lo attraversavano tramite quelle immagini, così vivide come reti di visori a matrici riossidabili, le stesse matrici che ora stavano ritrasmettendo nelle sale hard-core più trasgressive - i collegamenti erano diventati possibili intercettando onde emotive nella ionosfera - le stesse scene, soddisfacendogli contemporaneamente, soprattutto, gli stimoli primordiali...
Il calore irraggiava dalle due finestre, colpendo i radiatori virtuali, captatori del calore generato dai data-glove dopo l'uso.
Niente era più come prima. Il parossismo dei suoi geni in sovramovimento toccava le punte dello psichedelico, rimasterizzandolo in digitale.
Steam soffiava sulle ceneri ardenti della sua fantasia e si imbeveva di fuochi fatui, contenuti nelle punte di ghiaccio dell'acido ora palpabili nell'interno della propria testa; i fuochi nascondevano le emozioni arcaiche legate alla paura della morte, linkate fortemente con tutto l'immaginario che esse avevano sempre evocato.
Il pieno desiderio di soffrire dell'angoscia da terrore prese il sopravvento sui suoi pensieri. Materializzò una stanza sospesa su una barriera gotica di emozioni, con lumi di candele, letti con baldacchini e sensibilità esoteriche dentro; vi si trovava immerso, solitario, mentre riusciva a percepire esclusivamente ondate distorte di comunicazioni importanti, mesmeriche.
Un'improvvisa onda di calore - ne ebbe, l'attimo prima dell'impatto, soltanto la sensazione - lo investì. Il proprietario di quella forma energetica - le specifiche relative a questo privilegio le aveva criptate in qualche chip nascosto - si abbatté su Steam l'istante successivo, provocandogli uno shock pre-destrutturale diffuso, lasciandolo soltanto con la netta sensazione di cambiamento istantaneo di scena - 0-1, pensò - fino a che non gli capitò di notare lo sguardo vacuo e mortale di quell'essere, malefici a non finire pareva promettere.
L'impulso di vuoto orrore fu esteso, intenso. L'emozione che ne scaturì si condensò rapidamente mentre usciva dai propri pori, tanto da venire poi risucchiata verso l'alto da una corrente preesistente che attraversava la stanza, dai piani più bassi verso il soffitto, facendola divenire alla fine coincidente col tetto di pietra grezza, grossolana.
La condensa aveva colore scuro - nel bianco e nero corroso che ancora regnava in quell'allucinazione pareva assumere tonalità nere - e, dopo aver percorso traiettorie strane, rientrò, con una accelerazione improvvisa nei suoi stessi occhi, quasi accecandolo.
Steam non vide più nulla, solo tenebre assolute. Sentì il suo corpo sgretolarsi come una pietra porosa, con la consapevolezza che poteva essere già morto; la mancanza di istantaneità del decesso, però, gli fece capire di non esserlo e, proprio in quel momento, la sua coscienza si risvegliò.
L'effetto psicotropo era finito, e poteva vedere quel buco che prima si era aperto inspiegabilmente nella sua psiche chiudersi, coprendo pietosamente tutto ciò che aveva vissuto. Gli rimase soltanto un rimasuglio di nausea insieme a un senso di fetore, esteso su tutta l'estensione cosciente della sua anima; Steam sentiva anche un grido di semplice solitudine - la sua - e vedeva il pallore del proprio volto riflesso nell'ologramma che stava affondando nel buco, tetra parabola di se stesso.
Il rosso ultravioletto era captato solo dalla finestra sul suo desktop, sull'altra le ombre della sera erano già pesanti; perse molto del suo tempo che lo separava dal riposo programmato nella cella criogenica - molte ore gli erano necessarie per riorganizzarsi - ad assorbire quel calore asettico, sufficiente per togliersi di dosso il freddo che avrebbe avuto dentro al risveglio.