PREQUEL


Ipotesi di morte
assunto di esistenza deviata
e la notte intera sembra soltanto un po' diversa
un bisogno di pensare, caldo mentale.

Ogni voce è sopita, andata, solo sono sordo
il prequel del sogno ha architettura accattivante
è verosimile
spalancati ogni socket, io in ascolto per la marea che sarà.



Contatto. La parola prende forme esoteriche nel pronunciarsi. Un groviglio d'immagini olografiche dai colori decisi, dai guizzi rapidi, si colloca esattamente tra il mio lobo temporale sinistro e la corteccia cerebrale di derivazione nativa - un desueto esperimento d'ingegneria genetica atto a risolvere il problema dei dolorosi innesti craniali.
Contatto avvenuto. Lampeggia insistentemente, con toni violenti, il cursore visivo nella mia camera standard, uno dei tanti oggetti bioelettronici che possiedo intimamente. È una sorta di meter che misura la mia dipendenza fisica al mondo. Ogni volta mi disgusta constatare quanto io sia legato fortemente ai bisogni fisici, a questo stato perenne di connessione multipla, illimitata, ipertestuale dilungata nell'infinito ripetersi informativo. Sono linkato, cablato, un vettore d'informazioni che, malgrado me, si diffondono in ogni singolo atomo riconvertito.
Tramite il contatto ho richiesto banali stati d'esistenza della mia sindrome monocromatica, in via di guarigione. Guardo fuori di me. Per un istante solo.
Sento la vertigine prendermi. Un'obliquità gratuita sembra fuoriuscire dal terreno e lanciarsi anche verso me. In breve, ogni singulto vitale nel mio immediato circondario, dentro di me, si affievolisce come se un forte vento soffiasse violento. Non è vento. Non è nulla d'organico. È calore psichico nocivo, qualcosa di molto letale.
Un coro di voci prende rapidamente forma o meglio, si spalma addosso alla mia psiche con fare untuoso; cado in un torpore vigile, ma qualcosa mi trattiene ancora nel mondo fisico, nel digitale: sono le molecole da innesto, presenti sotto la corteccia cerebrale, che lavorano a ritmi forsennati per riequilibrare il corretto apporto d'aminoacidi nell'organismo.
Sono strattonato violentemente.
Cado.
Poi la vertigine scompare. Così com'era venuta. Il cielo riprende le tinte usuali, uno scenario standard di desideri e speranze, di sconfinate moltitudini postumane e sacche di resistenza umana. Una babele indescrivibile, fetida, bastarda. Un continuo rimescolamento di razze, DNA e costumi istintivi degno di una colonia penale da basso spazio.
È lo sconfinato territorio imperiale. Grande quanto nemmeno una mente geneticamente alterata riesce a concepire. Dicono sia impossibile scoprire tutta l'estensione di questo Stato in una vita sola. Assicurano che l'imperatore sia, in realtà - bizzarro l'uso del concetto di realtà - un cadavere disfatto. Alcuni sostengono che esistono più imperatori, mentre altri giurano che sia sempre lo stesso, cristallizzato da infinite sequenze lunghe centinaia d'anni.
Io non lo so, non l'ho ancora capito. Ho sempre preferito non investigare più di tanto. Credo sia giunto, invece, il momento di rialzarmi: basta con le osservazioni di seconda mano prese dal mio archivio decentralizzato. Il calore psichico è oltre, passato come una tempesta. Nuvole di gas in bombolette portatili si comportano esattamente come zaffate di caldo mentale insopportabile.

Ho un'improvvisa folgorazione. Capisco l'esatta necessità che mi attraversa la mente, ora.
M'incammino per allontanarmi da qui. Potrei andarmene molto lontano.