MOSSE SULLO SCACCHIERE


La luce li sorprese nell'atto di coprirsi il volto da un attacco invisibile, eppure palpabile. Dolbert e Vincent si schermavano le barriere firewall con comandi di flood in uscita, una pioggia di dati inconsistenti e a basso costo che tentavano di arginare, unicamente, le porte d'ingresso, come se si versasse dell'olio bollente sugli invasori, fuori le mura.
Avevano passato tutta la notte nelle campagne di Crustum, in preda ad ombre che li avevano rincorsi, bastonati, invasi da ogni lato; gli avevano rubato la coscienza, erano stati posseduti e non riuscivano a ricordare nulla delle ore precedenti.
L'alba rischiarava quei terreni e li poneva sotto un'altra ottica, a suo modo spettrale, ma non così pregna di sottile terrore quale quella che avevano provato un attimo prima di abdicare la coscienza alle tenebre.
- Gli occhi. M'infastidisce la luce.
- Sì, anche a me; dove siamo?
Dove siamo? Se lo chiedeva con un sottile risvolto ironico anche Dolbert. Era evidente che si trovavano intorno a Crustum, su un qualche viottolo di campagna, ma non riusciva nemmeno lui a porsi l'esatta domanda, ovvero cosa facciamo qui?
- Mi sento… Stordito. Come se fossi stato drogato. Credo di aver dormito, ma non ne sono sicuro…
- Nemmeno io. Sembra quasi di essere stati svegliati al termine di un sogno lunghissimo, un flusso interminabile di brutte immagini.
- Hai provato a guardare i log craniali?
- Ora vedo. Hai trovato qualcosa d'interessante?
Momenti di pausa.
- Sì. Ecco. Tracce d'attività cerebrale classificata con retroilluminazione rossa.
- Rossa?
- Sì. Rossa. E persistente anche.
- Eccola. Sì. La vedo. Ho anche io questo log allertato.
- È successo qualcosa in queste ore. - Pausa
- Siamo a Crustum. Ma è più interessante capire perché ci troviamo qui a quest'ora del mattino. Riesci a ricordare qualcosa? - Dolb cercava di reagire.
- Ricordo… Ricordo… L'uscita dal pub. Sì. Ricordo quello. E poi. - Frenesia e rumore di consultazione del proprio database; flushing e paginazioni serrate. - Poi la passeggiata verso la periferia, no? - Dolb interrompeva cercando di aiutare il compagno a recuperare la memoria.
- Sì, poi la passeggiata verso la periferia. La notte che ci avvolgeva. L'oblio.
- Sì. L'oblio, alla fine. Solo nero che mi circonda, che mi lascia piacevolmente insensibile…
Parlando, i due rientravano a piedi verso il centro abitato. Un gruppetto di persone procedeva incontro a loro: a vederli sembravano contadini dotati di fili intrecciati intorno al capo, probabilmente per il solo scopo di sondare il terreno così da sintonizzarsi, leggendo le variazioni chimiche e conduttive, con le vibrazioni energetiche di quell'appezzamento.
Si avvicinavano, così Dolb e Vins si guardarono per capire che erano impresentabili, quasi fossero di ritorno da una sessione di devastanti droghe conduttive. Con un balzo il gruppetto fu presso di loro; quello che parve un guizzo fu una breve andatura d'avvicinamento ritmato, nemmeno forzato, con cui quel drappello di persone cercava di tenersi su a quell'ora così mattutina. Nel gruppo c'erano delle donne. Dolbert era sensibile al fascino femminile.
Braccianti lasciava lampeggiare, Dolb, nelle sue intenzioni di interfaccia rivolte verso sé e Vincent. Metteva visibile e in risalto una piccola sequenza d'immagini che evocavano cordialità e affabilità. Subito notò che un paio di quelle lavoranti prestavano parte della loro CPU cerebrale a quel messaggio, frammisto di saluto e richiesta implicita di aiuto. Uno scambio alla pari di pacchetti informativi si verificò, e le parole dovevano seguire, a quel punto, l'approccio così freddo e sinteticamente perfetto posto sotto la soglia dell'empatia.
Le sembianze delle donne erano attraenti, s'intuiva ciò se non si osservava il loro abbigliamento sciatto e i cavi che penzolavano dritti, senza alcuna piega, partendo dalla nuca.
Sotto la tenuta da lavoro, i loghi malcelati della Tolkien Corporation.

Identificati i due postumani durante un rastrellamento camuffato. Si trovano al limitare dell'abitato in evidente stato confusionale. Sembrano descrivere un particolato in sospensione un momento prima della caduta verso il fondo del bicchiere. Si parlano visibilmente in regime PPP senza lasciar trasparire all'esterno il contenuto dei loro dialoghi. Le targhette seriali dei loro apparati craniali li identificano inequivocabilmente come Vincent Dollmen e Dolbert Andretti, della DollAndr. Sono loro. Li abbiamo finalmente trovati.

Quel dialogo non era sfuggito a Vincent. Settato i suoi apparati cerebrali su frequenze non standard aveva captato quel dialogo tra una donna e un altro punto di ricezione, posto chissà dove. Vincent non perse tempo: nel mentre che si apprestavano ad incontrare quelle spie della Tolkien passò subito le informazioni che aveva appena scoperto a Dolbert, in una concitata contrattazione software che aveva del frenetico. Questi rimase sorpreso, assorto com'era in rivisitazioni di pensieri passati - ricordi apparsi casualmente in una sorta di brodo primordiale emozionale. Dolb si era immerso in un'acida contemplazione delle meraviglie del costrutto spazio-temporale ed era deliziato nel vederlo sfaldarsi, dissolversi, e rendergli noto il vero volto della metarealtà. Sembrava avesse avuto una rivelazione vera, vera forse perché faceva parte di un tessuto da inconscio collettivo appena formatosi, con connotazioni di realtà incontrovertibile poiché condivisa.
Il substrato su cui camminavano, tutti, appariva a tratti pixellato. Era una sensazione indotta per Dolbert dalle informazioni che provenivano direttamente da Vincent. La causa diventava effetto e si ritrasformava presto in causa. Anche Vincent riceveva informazioni di ritorno distorte, ed il sentiero su cui tutti si trovavano sembrava essere diventato di grossi grani squadrati e monocolore, informazioni basilari che costellavano come un mosaico la terra, gli alberi, le colline. Il cielo, perfino.

Istanti vissuti come singoli frames. Lunghissimi e dettagliati.
Al rallentatore quei frames si sommavano, fotografie nitide di un momento. In ogni transiente esisteva la completa rappresentazione dell'incontro tra i due della DollAndr e gli emissari della Tolkien Corporation - soltanto gli istanti salienti, soltanto quelli che era possibile ricordare dopo anni.
Quei frames svolazzavano ben distanti uno dall'altro. Si posavano sul pavimento del tempo.
Si assestavano e in trasparenza lasciavano una scia di movimento.
Così i secondi passavano.
Battiti di palpebre lunghi minuti eterni.
Una sensazione di suono d'arpa, uno strimpellare sulle corde per evidenziare eoni in passaggio.
Atmosfera sognante. Eterea.
Risveglio.
Percezione della propria mortalità. Rientro nel proprio guscio, come se si fosse stati lontano con lo spirito.
Impressione netta d'atterraggio. A ritroso si devono osservare quei frames, mentre si compattano in un unico blocchetto visivo, una sorta d'ologramma addensato.

Si rivolsero lo sguardo l'un l'altro, i due della DollAndr. E poi si guardarono intorno, lievemente stupiti dalla qualità delle immagini che percepivano.
Ciò che vedevano era una finestra sull'assurdo, dove al posto di paesaggi agresti o caseggiati impattavano sulla loro attenzione bizzarre figure, dirompevano accelerazioni impressionanti di fantasiose composizioni trascendenti la geometria e l'iride, da cui riuscivano a prelevare solo alcune tonalità, le più cupe.
Pixel.
A volte percepivano soltanto pixel.
E guardando altrove vedevano una stanza, un intero caseggiato. Un intero mondo chiuso, dove erano liberi di circolare al suo interno ma non di uscirne.
Vincent non sapeva esplicare bene il perché di quella convinzione, ma essa era molto forte, come se fosse una certezza indotta da una situazione instabile ma incontrovertibile. Quel blu elettrico che a sprazzi si materializzava dentro la finestra onirica lo copriva nel momento in cui voleva comunicare con Dolbert; gli riusciva di passargli soltanto alcune notizie in qualche modo importanti, come quelle che riguardavano il sensazionale ologramma addensato che aveva dentro, in cui si zippavano le ore precedenti successive all'incontro con la squadra della Tolkien al mattino.
- E adesso basta!
Vincent guardava stupefatto Dolb.
- Basta! Che cos'è questo, un rapimento?
Dolb urlava. Nella stanza, un vasto vano da poter essere un condominio, Dolb esplodeva con la sua collera. Vincent non riusciva a capire perché egli fosse esploso; guardò il compagno con occhi interrogativi sotto cui passava un flusso di domande informative a svariate decine di Kb di velocità.
- Vinc, siamo stati rapiti?
L'istante successivo vide Vincent rappreso in una domanda che ne tirava appresso altre dieci, bloccato in una serie di ragionamenti paralleli cui la sua capacità cerebrale non permetteva altro che poche smorfie facciali.
- Perché dici ciò? - Fu l'unica cosa d'intelligibile che riuscì a dire.
- Ci hanno rapiti quelli della Tolkien, Vincent! Non so come, ma nel momento in cui ci siamo incontrati stamattina con quella squadra di contadini, è stato come se ci avessero drogato; tu riesci a ricordare qualcosa di strutturalmente continuo?
Lo sguardo interrogativo di Vincent spinse Dolbert ad esplicitarsi.
- Tu riesci a ricordare una sequenza ininterrotta da quando eravamo intorno a Crustum fino al momento in cui siamo entrati qui?
Istanti di riflessione…
- No…
- Ecco, nemmeno io. Ricordo soltanto piccoli blocchi d'immagini. Delle sottilissime pellicole da presentazione craniale, ma null'altro. Sommando quelle pellicole non ottengo altro che una confusione latente, e la sensazione di essere stato trascinato qui.
Dall'esterno della finestra pixel granulari d'amebe in contorsione ritmata, acida e ipnotica, si aggiustavano sullo schermo piatto di un inesistente vetro. La sensazione che ci fosse una sorta di suono, di sound ritmato che guidasse quel movimento era forte e volitiva allo stesso tempo.
- Hai ragione. Non c'è un filo conduttore nei miei ricordi, se non sensazioni sparse. Piccole impressioni che non costituiscono storia. Né cronaca.
- Ecco, infatti. Non costituiscono cronaca. È come se avessimo perso la conoscenza per alcune ore. Droga a contatto, probabilmente…
Inserti di voci femminili in lontano avvicinamento giungevano da qualche lato del mondo. Dalla finestra dell'assurdo non arrivavano più immagini grafiche ma panorami di spazi siderali profondi. Stelle e pianeti, affogati in enormi galassie collassate su se stesse, si dipanavano da un punto d'eterno presente.

Stelle e pianeti, affogati in enormi galassie collassate su se stesse, si dipanavano da un punto d'eterno presente.

Dall'alto, da quell'enorme infinito dipanarsi, Dolbert e Vincent avevano nitida la visione di una terra connettiva, in cui ogni angstrom era cosparso di minuscoli indotti finalizzati alla sharing d'ogni risorsa postumanamente condivisibile. Vertiginosamente, compresero di stare cadendo verso quel territorio densamente ricco d'agganci sfruttabili per invio o ricezione di preziose informazioni vitali. La caduta era inarrestabile, a tempo di musica, e alla fine Dolbert e Vincent furono proiettati, per il contraccolpo di un brusco arresto, dentro la finestra che avevano di fronte, in cui figure ectoplasmiche avevano preso il controllo della situazione grafica.
L'intero universo appariva digitale. E nel frattempo precipitavano.
Crustum era sul fondo di un pozzo gravitazionale. E la Tolkien Corporation era come un organismo tentacolare che organizzava un flusso di dati, in cui Dolbert e Vincent erano invischiati fino all'osso delle loro protesi bioelettroniche.


*

* *


La Tolkien aveva catturato i due soci della DollAndr. In un concorrere di spie e visioni da network strappate alla privacy dei legittimi proprietari la potente compagnia aveva collazionato le informazioni necessarie, ed era stata in grado di guidare i suoi uomini verso la zona territoriale in cui i due avevano tentato di sfuggire alle sue grinfie.
Il punto di vantaggio della multinazionale era dato, soprattutto, dall'indecisione che i due soci della DollAndr avevano ancora riguardo alle mosse da intraprendere contro la Tolkien; loro non capivano ancora il motivo per cui la riunione era saltata, e non comprendevano la direzione che avrebbero preso gli eventi.
Le guardie imperiali erano state tenute sapientemente lontane da tutta la faccenda con abili manovre di depistaggio, in fondo non c'era alcun motivo per farle intervenire perché un accordo commerciale non ancora stipulato non poteva essere motivo d'indagini. Ma dovevano stare attenti. Le spie cognitive dell'Imperatore erano disseminate ovunque, sicuramente anche all'interno delle proprietà della Tolkien; il metavetro stesso poteva essere un fenomenale conduttore di notizie - il motivo della sua capillare diffusione era dato anche da quel misconosciuto particolare.
I vertici della potente corporazione erano riuniti per decidere il da farsi, proprio nei momenti in cui i due imputati erano preda di un tormentato vortice d'illusioni grafiche, inculcate violentemente nelle loro sinapsi.
Nella stanza delle riunioni, pregna di un'atmosfera irreale e posta in un angolo imprecisato del metaverso della Tolkien, i dirigenti si scontravano usando dialettiche aspre, non concordi.
- Le nostre informazioni c'illustrano un quadro asfittico. Nessuno è in grado di collassare il nostro core business; niente, nemmeno l'Imperatore, ha possibilità di capire a cosa realmente miriamo.
- Ma magari lo sospetta…
- Magari sì… - Una terza voce illustrava timidamente, con il conforto di un'ovvietà sottaciuta, il suo punto di vista.
- Eppure non c'è uno straccio di prova - disse un quarto, nel mentre che ammirava intriganti cicli di grafici acidi trasferiti nella location personale, posta nella sua testa.
Un piccolo coro di voci dissonanti si alzava come se la discussione stesse prendendo una piega apocalittica. Il comando degli interventi era stato momentaneamente perso e la deriva assunta dal dibattito sembrava essere una digressione verso la tangente.
- Silenzio!
Imperio nel tono vocale. L'Amministratore Delegato della Tolkien aveva assunto la guida delle operazioni, dopo che un led craniale gli aveva segnalato la proiezione probabilistica della fine caotica del confronto - fine estrapolata da ogni parametro percettivo analizzato con curve matematiche: puro risultato statistico.
Tutti erano fermi, silenziosi, richiamati all'ordine.
- Signori, discutere così non servirà a nulla. Razionalizzate un momento la questione, e scoprirete che, uno, non possiamo avere paura di ciò che andrebbero a dire in giro due persone arrivate da poche ore in città. E che, due, non sappiamo nemmeno se questi allocchi della DellAndr andranno, o andrebbero, in giro a raccontare di un incontro saltato con noi per chissà quale arcano motivo o sensazione. In ultimo, tre, può darsi che loro non vogliano più riallacciare contatti con noi, e questo li porterebbe ad abbandonare definitivamente l'idea di fare affari con la Tolkien; così facendo, nemmeno la polizia potrebbe aver voglia di indagare sulle nostre attività. Per cui inviterei a saggiare, prima di tutto, le reali intenzioni di questi due personaggi.
Un punto di vista considerato saggio aveva, ancora una volta, colpito nel segno. Chi, invece, era stato rapito dalle funzioni frattalizzate dei computer da compagnia non riusciva ad uscire da un regime emozionale digitalizzato, non partecipava emozionalmente alla riunione e pertanto tentava di inviare risposte contestualmente sciocche al server che notificava tutto, provvedendo ad inviare mail di ridimensionamento gerarchico all'interno della Tolkien. Il gruppo dirigenziale era aperto e nutrito, e per questo le guerre personali e i tentativi di scalata si moltiplicavano con la stessa facilità dei battibecchi: guerre continue per non essere cacciati o per accedere al gotha della Compagnia erano frequenti, ogni espediente era accettato, e di tutto ciò ne beneficiava l'Amministratore Delegato e la Tolkien stessa. In fondo, pensava ognuno, non c'era nulla di strano in tutto quello sfacelo etico, certe tecniche rampanti erano sempre esistite e non sarebbe stato tanto amorale usarle, tanto più che il valore di moralità era definitivamente tramontato a favore di certo cinismo chiamato costruttivo, capace cioè di far crescere la Compagnia e tutta la società postumanistica.
- Lei dice, quindi, di lasciarli decantare qualche giorno nei nostri locali?
- Dico di saggiare le loro reazioni con tecniche d'avanguardia, test psicoattidunali invasivi, in grado di andare a studiare la dinamica dei loro flussi logici. La nostra sezione sperimentale ne ha già approntati due o tre, e sembra che stiano dando risultati soddisfacenti. Ciò che dobbiamo fare è provare queste strade stando bene attenti che gli strascichi delle nostre indagini non interessino l'Imperatore. Che questo ciò sia ben chiaro a tutti perché chi sbaglia, paga.
L'emisfero sinistro del cranio del presidente del CdA s'illuminava di debole luce fosforescente, indicando così la presenza d'altre idee in embrione. Le modificazioni genetiche a cui era stato sottoposto sembravano interminabili e ben si sposavano con la sua attitudine a travalicare il postumanismo stesso con altre bizzarre soluzioni, che nessuno sapeva bene come classificare; egli avrebbe supportato benissimo un movimento intellettuale che avesse promosso la stesura di nuove regole, in grado di stralciare tecnicamente i vincoli carnali. Ma nessuno, oltre lui, era ancora arrivato a teorizzare tanto. Nessuno sembrava che avrebbe potuto concepire quelle modalità e meccaniche per altri due o tre decenni, almeno. Di questo egli se ne doleva, ma non poteva aumentare troppo il ritmo di crescita della società postumana per non tirarsi addosso le ire dell'Imperatore, soprattutto.
Le mails di declassamento erano state già notificate a coloro che si erano persi nei giochi ipnotici del server grafico. Uno di loro aveva appena commesso suicidio semivolontario infilandosi in un tunnel ad alta risoluzione grafica, in cui la conclamazione del non luogo mutava, tardivamente, in reale e asfissiante.

La storia della DollAndr era breve ma ricca d'eventi.
Fondata cinque anni prima, la DollAndr aveva saputo catalizzare intorno a sé un vasto portafoglio di svariata natura; i fondi provenivano, principalmente, da società che investivano nelle raccolte dati e nel giro, al limite del legale, della riconversione d'informazioni in energia sociale, attività di cui beneficiavano unicamente finanziarie legate ad interessi oscuri, anch'esse annodate a fervori al limite del permesso. Tali attività consegnavano nelle mani di pochi e potenti manager una mole impressionante d'energia, pronta ad essere utilizzata da sistemi esperti che erigevano un mondo alternativo con costrutti noti, potenzialità postumane e miti onnipotenti ma limitati ad un mondo virtuale, in costante crescita. L'Imperatore sapeva di quelle attività, ma lasciava correre. Teneva tutto sotto stretto controllo ed era fermamente convinto che quello stato di cose avrebbe, per assurdo, aiutato a crescere la vera società postumana in un sano cluster delimitato dall'abisso.
Così, quelle finanziarie nascevano, crescevano, si moltiplicavano e morivano a grappoli nel giro di pochi giorni. Il flusso informativo di tutta quell'enorme montagna di dati era gestito direttamente dal lobo destro dell'Imperatore, e in mezzo a quel controllo che si sapeva tenuto dalla contabilità craniale del Principe, la DollAndr aveva provato a muovere i primi passi e poi a crescere.
Gli incaricati imperiali si erano presto interessati a quella minuscola società, così come avevano fatto per milioni d'altre piccole imprese, e avevano marcato con agenti radioattivi tutte le loro transazioni, che avevano regolarmente ritrovato poi in cluster sparsi per tutto l'Impero.
La mossa della Tolkien di contattare la DollAndr doveva essere, all'inizio, segretissima; ma né Dolbert né Vincent erano riusciti a tenere il tutto sotto silenzio, ed emissari del Principe si erano presto affacciati al sito della compagnia, regolarmente presente sulla Rete che informatizzava tutto l'Impero.
Ed ecco, quindi, la necessità di far svolgere l'incontro a Crustum. Un luogo alla periferia del regno, coperto dalla rete Tolkien ma non altrettanto ben servito dagli informatori imperiali.
Cuore di tutta l'operazione doveva essere, come per altri affari simili, la possibilità di far confluire dati dal demanio imperiale verso una nuova progettazione di sistema esperto, concepito dalla Tolkien, in grado di armonizzare meglio i dati in input così da generare un nuovo ordine di grandezza virtuale, subdolo e sottile da sfuggire ai controlli delle guardie dell'Imperatore.
Non era facile schivare i controlli, anche in un luogo grande ma periferico come Crustum. Il fatto che l'Imperatore avesse prima conquistato quel territorio per poi svolgerci dei festeggiamenti non era di per sé una garanzia; ma per le condizioni oggettive della società imperiale quello era un luogo il più vicino possibile alla neutralità, a causa anche della presenza aliena più massiccia lì rispetto ad altre località. Tale presenza aumentava il rumore di fondo degli eventi sociali e non permetteva una costante presenza psichica dell'Imperatore in quanto, per depurare tutto quel potenziale distraente, era necessario un incessante afflusso di energia pura distolta dai database statali. Il fatto, poi, che grandi quantità di presenze ectoplasmiche frequentassero le zone intorno a Crustum - la cosa era nota ovunque, gli eccidi perpetrati per soffocare la rivolta crustumina alla fine non erano potuti passare sotto silenzio - non poteva far altro che aumentare le possibilità di schermatura su tutta l'operazione.
Dolbert e Vincent erano lì per aiutare la Tolkien a realizzare il loro fascistizzante modello di realtà alternativa.

Scavando nei ricordi fissati nelle memorie di Vincent e Dolbert, si potevano analizzare banchi di reminiscenze che li riguardavano.
Il primo dei due era scampato a liste di proscrizione in cui, cruentemente, erano periti i suoi genitori biologici. La caccia era stata organizzata da elementi deviati dell'amministrazione imperiale, in un periodo in cui il Sovrano non si era ancora avveduto del pericolo d'impopolarità che stava correndo. Le matrici ware di Vincent avevano alzato orgogliosamente la testa contro i soprusi commessi da quei trafficanti d'informazioni illecite che si lasciavano credere legali; ciò era costata loro la vita, furono brutalmente trucidati con soluzioni massicce di veleno a contatto spalmato sulle tastiere domestiche.
Vincent era stato successivamente allevato da alcuni suoi stretti parenti. Realmente, questi erano degli amici fidati dei suoi genitori che si spacciavano, agli occhi innocenti del bambino, per zii. Il sangue trasporta codici DNA inequivocabili, e forse piccoli frammenti di massa delle memorie collettive della famiglia naturale erano rimaste impresse nelle sue cellule, fatto sta che il bambino sviluppò sintomi inequivocabili di insofferenza verso regole e organizzazioni; a sette anni il bimbo era già in grado di organizzare il proprio tempo con una metodicità stupefacente, era una sorta di ToDoList postumana, sapeva come cliccare cranialmente i suoi impegni con un colpo secco della palpebra. Nessuno dei suoi piccoli compagni era in grado di fare altrettanto, e questo lo poneva al vertice di una piccola piramide sociale, in alto rispetto ai giovani coetanei scolastici - il sistema esperto che insegnava loro i fondamenti della vita postumana andava spesso in dump quando provava ad irreggimentare Vincent.
Crescere non fece altro che aumentare in lui tali peculiarità.
A 18 anni Vincent aveva già un database personale di tutto rispetto - molti adulti avevano soltanto la metà delle sue occorrenze registrate. Un ciclo lungo d'apertura e chiusura di tre piccole società di consulenza informativa aveva già completato la sua fase esplorativa del mondo affaristico, e ciò era diventato in Vincent ricordo, esperienza. Lui soffiava nel vento delle proprie possibilità e si apprestava ad incontrare Dolbert: aveva 21 anni quando ciò avvenne.

Dolbert veniva da un mondo completamente diverso.
Figlio legittimo e riconosciuto di una coppia di cervelli modificati geneticamente, così da accrescere le proprie facoltà informatiche, respirò fin dai primi giorni algoritmi cibernetici allo stato gassoso. Fin quasi ad intossicarsi.
Accadde una mattina, aveva 37 giorni. Una fuga di gas ionizzato e riconvertito, piccola ma significativa, sfuggì al controllo di sua madre e lo investì in pieno. Dolbert ebbe fenomeni di spasmi violenti, non respirava e fu tempestivo l'intervento della mamma che distolse gli effetti del gas con abili manovre da interfaccia; i click craniali della sua genitrice lo salvarono da un dump catastrofico, a quella giovane età poteva bastare un niente per riscrivere in modo dannoso il firmware del suo tenero cervellino.
Crescendo, Dolbert si ritrovò con un invidiabile bagaglio di conoscenze innate in più rispetto ai suoi coetanei: riusciva a pianificare lunghe sessioni di connessione collettiva in cui poteva discriminare, fino all'ultimo bit, gli algoritmi in uscita e in entrata da sé e dagli altri cervelli con cui sceglieva di connettersi in LAN craniale. Era un fenomeno, nessuno poteva stargli dietro.
Nel frattempo suo padre si era lasciato consapevolmente sublimare all'interno di una multinazionale software, e sua madre si era impegnata a portare avanti il resto della famiglia, almeno a livello di bilancio e d'organizzazione architetturale delle risorse. Il corebusiness del nucleo familiare prosperava, ma non era quello il momento di adagiarsi sugli allori perché se la mamma fosse riuscita a raggiungere un livello prigoginico superiore, almeno come crescita finanziaria, anche Dolbert avrebbe potuto avvalersi, allora, di notevoli vantaggi sociali ed economici. E fu così che il pargolo crebbe in altezza, e gli anni passarono come giornate; la mamma di Dolb diveniva sempre più un cervello e null'altro, trascurando il corpo e le sinapsi native. Venne il giorno in cui lei si accorse che stava per morire, non fosse altro che per lo stress accumulato in anni di lavoro furibondo; a quel punto pensò due cose: la prima era che avrebbe raggiunto il consorte in qualche database perso chissà dove nell'Impero, la seconda è che avrebbe abbandonato a se stesso suo figlio, di cui improvvisamente si accorse, comprendendo repentinamente di aver gettato via tutto il prezioso tempo che avrebbe potuto dedicargli.
Il letto di morte era costellato di sensori a scomparsa, un tentativo estremo e futile di comprendere la logica onirica della morte che non poteva essere, per forza di cose, capita da tecnici abituati a ragionare con puri parametri tridimensionali. Dolb le era vicino, aveva 19 anni; le teneva la mano e contava i flussi analitici che ancora le scorrevano dentro. Si sentiva struggere per quella fine, ma contrariamente a quanto pensavano i presenti il suo più grosso rammarico era quello di non sapere ancora quanto gli sarebbero mancati quei momenti di lucida analisi tecnica: sua madre non poteva più passargli preziosi codici firmware, e lui avrebbe dovuto ingegnarsi a studiare qualcosa di più creativo. Fondamentalmente lui era un tipo svogliato, pigro, preferiva vivere le cose istintivamente o per induzione.
Sua madre morì. Atroci sofferenze perché, alla fine, le vennero a mancare i diagrammi di flusso delle sue sinapsi.
Per Dolbert il dramma vero e proprio si consumò una settimana dopo la morte della mamma, quando gli annunciarono che gli psicotecnici non avevano fatto in tempo a ricalcarle il modello psichico, e che di conseguenza non avrebbero potuto immetterla nell'enorme flusso magmatico da database dove già sguazzava il marito, suo padre. Fu uno shock. Totale. La notizia aveva raggiunto nel database anche il suo genitore, che si preparò uno stupendo harakiri digitandosi init 0.
La vita cominciò davvero per Dolbert poco dopo, a 20 anni.
Si mise in proprio craccando codici firmware, così da sfruttare le sue innate doti naturali. Una sera, in Rete, incontrò alcuni adepti di una strana setta esoterica - una sorta di club d'èlite, in realtà - e da lì partirono alcune sue incursioni nel mondo del metareale. Un evento fortuito gli cambiò la vita. Incontrò Vincent in uno scambio fittizio d'indirizzi con ragazze da facili approcci; una di quelle lasciò scivolare involontariamente dalle pieghe del suo avatar un biglietto elettronico con le note di Vincent. Il biglietto da visita era un ologramma vivace, fatto per attirare l'attenzione. Dolbert ne fu attratto immediatamente e, cosa alquanto bizzarra, ne fu sedotto a causa d'alcuni particolari strani, da cui si evinceva un'evidenziazione istintiva dei caratteri karmici di Vincent; ciò piacque subito a Dolb.
Prese contatto con Vincent, avvinto da un irresistibile comando occulto. In breve divennero amici - breve significava poche ore, i tempi della Rete erano notevolmente più veloci del cosiddetto reale. Si videro, e si conquistarono vicendevolmente con le rispettive prerogative professionali. Il caso aveva voluto che s'incontrassero, e in breve la DollAndr si era formata.

Erano in affari da cinque anni, ormai.
Crustum lampeggiava come un destino ineluttabile nel fondo dei loro pensieri, cosa di cui raramente si rendevano conto.
L'Imperatore aveva anch'egli strani input istintivi che lo spingevano ad osservare Crustum, prima ancora che la conquistasse per motivi territoriali; L'Imperatore nel suo delirio chiamava se stesso Totka. E Totka non sapeva dare una spiegazione logica del fascino che Crustum esercitava su di lui se non quella riconducibile ad un istinto di conservazione; un binario occulto di forza chiamava lui e qualcun altro, ancora sconosciuto, spingendoli verso un incontro, in un quadro di coordinate astrali e spazio-temporali abbastanza indefinite.
Totka rimaneva in ascolto, ed udiva da lontano frasi smozzicate di un prossimo presente che sarebbe diventato in qualche modo importante, per sé e per quegli esseri con cui sarebbe entrato in contatto.

Presidi alieni si apprestavano a confluire su Crustum. Arrivavano a piccole frotte, nascondendosi alla vista diretta delle guardie imperiali; eppure, chi aveva spirito d'osservazione si era già accorto di quel serrare le fila.