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  Giuseppe Acciaro

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L’IGNOTO
 

 
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2030 (IL NUOVO
...

 

Giuseppe Acciaro

 


Samuele non riusciva a trovare i libri che suo padre aveva nascosto nella grotta vicino al mare. Pensò che qualcuno se ne fosse impossessato con lo scopo di saperne di più sui tanti avvenimenti succedutisi negli ultimi secoli, con gli importanti mutamenti geologici che avevano sconvolto il precedente assetto. Samuele aveva udito parlare di computer, di era analogica e digitale, e i suoi parenti più anziani gli avevano raccontato di devastanti esplosioni nucleari che avevano portato l’umanità ad una condizione di estrema povertà.
Il giovane cercò ancora i volumi, poi si rassegnò ed uscì dalla grotta. Scorse un animale di grossa taglia, simile a quello che una volta veniva definito tigre, ma con la testa più grossa, le zampe più tozze e le zanne lunghissime e acuminate. Un enorme suide emise un brontolio e sparì all’interno di una boscaglia. Samuele riconobbe quell’esemplare, distinguibile per una striscia profonda sul fianco, procuratagli dalla lancia di un cacciatore. I rapporti tra uomini e animali erano caratterizzati da contrasti e tensioni, succedeva spesso che anche degli animali domestici e apparentemente docili si rivoltassero contro i loro padroni.
Il ragazzo avvertiva da tempo una sorta di squilibrio, una mancanza di armonia che minacciava di compromettere non soltanto le interazioni attuali ma anche quelle future. Era tanto tempo che desiderava discorrere con coloro che fungevano da regnanti in quel territorio, e dopo aver a lungo valutato tutti i pro e i contro si era finalmente deciso.
Samuele vestiva in modo semplice, con un paio di sandali un po’ sdruciti, una lunga veste bianca e una borsa a tracolla.
Dopo ore di cammino, giunse davanti ad una grossa montagna dal colore brunito, ai piedi della quale uomini dall’aspetto vetusto passeggiavano tranquillamente.
Uno di questi, scorto il nuovo venuto, gli si rivolse incuriosito.
“Chi cerchi?”
“Essi.”
“Ne sei sicuro?”
“Certo.”
L’interlocutore non aggiunse altro, ma l’espressione del suo viso manifestava sia stupore che preoccupazione.
Stese un braccio, inclinandolo verso l’alto, e indicò a Samuele un sentiero che si snodava fino a raggiungere la sommità della montagna.
Samuele lo ringraziò e iniziò la salita.
Rischiò diverse volte di finire col piede dentro a delle buche e di precipitare giù a causa dei cedimenti del terreno.
Il cielo era formato da delle grosse strisce di colore violaceo, che sembravano dilatarsi sempre più. La vegetazione iniziò a mutare aspetto: gli alissi delle rocce, e le campanule vennero sostituiti da dei fiori di colore scuro.
Samuele era in cima. Stremato, si riposò sopra un masso.
Dopo essersi ripreso si alzò in piedi e vide davanti a sé un individuo dall’aspetto singolare. Si trattava di un anziano signore, filiforme, dal volto scavato e con due occhi verdissimi e molto incavati. Dietro di lui comparvero altri due uomini, e si collocarono a egual distanza dal primo, come a formare i lati di un ipotetico triangolo isoscele.
Particolare curioso, accanto ai tre individui si dipanavano altrettanti sentieri.
L’uomo dagli occhi verdi, che dava l’idea di essere il leader, chiese al giovane visitatore il motivo della sua venuta.
“E’ tanto tempo che questo tipo di vita non mi soddisfa. Non vi sono più le nazioni, e nemmeno confini geografici, tutti i popoli vivono in una grande confusione etnica, come se avessero perduto le loro radici. Ho bisogno di nuovi stimoli, di alternative, di altre possibilità, e soltanto voi potete offrirmele.”
Fece una brevissima pausa per schiarirsi la voce.
“Inoltre ho constatato che molte persone sono ancora infelici, e potrei citarvi molti esempi a proposito. Secondo me dovreste rivedere le vostre posizioni.”
Samuele squadrò i tre uomini con aria decisa.
Il leader del terzetto si voltò verso i suoi compagni, i quali accennarono un sorriso e si scambiarono uno sguardo d’intesa.
“Bel giovane”, rispose il capo,“…devi essere molto ambizioso per rifiutare un’esistenza così serena come quella che ti è stata offerta. Sei libero di cacciare tutti gli animali che vuoi, di barattare ogni cosa…”
“Sì, so tutto questo, ma non mi basta. Vi ripeto, in questo modo sento di non avere un futuro costruito con le mie mani, con i miei sforzi. E’ come se vi fosse un flusso costante degli eventi, e che non desse nessuna speranza a quelli come me che nutrono delle ambizioni. Intendo, grazie al vostro aiuto, giocare le mie carte. Cosa chiedete in cambio?”
“Noi non vogliamo niente da te, amico mio”, rispose il leader. “Tu sei l’unico responsabile delle tue azioni. Devi scegliere uno dei tre percorsi che si diramano dalla cima della montagna, oppure puoi tornare indietro e riprendere la tua vita.”
Samuele, sempre determinato, affermò di avere già deciso, nulla poteva fargli cambiare idea.
“E sia! Non ti resta che tentare la sorte. Per il tuo interesse ricorda che se ti troverai in difficoltà avrai l’opportunità, tramite un passaggio nascosto, di prendere un’altra strada “.
“Vi ringrazio.”
“Qual è il tuo nome?”, domandò quello che sembrava il più giovane.
“Samuele.”
“Buona fortuna, Samuele.”
Il giovane, dopo aver salutato i saggi, imboccò senza indugi il sentiero che si snodava a lato del leader.
I tre uomini continuarono a fargli gli auguri, lasciando trasparire una certa apprensione per le sorti del coraggioso.
Samuele si sentiva più sollevato; i timori sembravano fugati da un crescente ottimismo, dovuto anche al fatto che le parole del saggio non erano state scoraggianti.
La strada era costeggiata da dei cespugli e da delle piante rampicanti. Ogni tanto degli spazi erbosi prendevano il sopravvento, estendendosi per lunghi tratti.
Samuele vide avanzare una grande massa nerastra, che sprigionava un vapore piuttosto denso. L’aria era irrespirabile, delle esalazioni mefitiche stavano soffocando il giovane.
“Cosa sta succedendo?”, gridò Samuele, disperato.
Provò a tornare sui suoi passi, ma l’oscurità, scesa di colpo, lo indusse a scartare questa possibilità e lo costrinse a continuare.
Samuele cercava di mantenersi lucido, ma la cosa gli riusciva difficile.
Trascorse un quarto d’ora e la nebbia iniziò a diradarsi.
“Evviva!”, esclamò il ragazzo, abbandonandosi ad un moto di gioia.
Scorse una candela collocata su una botola. Pensò che sotto vi fosse il passaggio segreto a cui si riferiva il capo dei saggi.
Samuele afferrò la candela e sollevò il coperchio.
Una luce fioca illuminava una serie di ripidi gradini.
“E’ fatta! Sono salvo!”, gridò.
Iniziò a scendere ma la fiamma si spense e il buio lo avvolse nuovamente.
Misteriose presenze lo afferrarono saldamente e lo trascinarono via.
Una voce rauca sussurrò al giovane che egli non avrebbe più rivisto la luce del sole.
Samuele si sentì perduto.
Nello stesso momento un altro giovane stava parlando con i tre saggi. Anche lui stava tentando la sorte.
“Non mi accadrà nulla di male, vero?”, chiese a quegli uomini.
“Per chi ci hai preso? Se soltanto esistesse questa eventualità ti impediremmo di proseguire.”
Rispose uno dei saggi, trattenendo un sorriso malizioso.
 

 

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