Giuseppe Acciaro |
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fantastic
L’IGNOTO
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Giuseppe
Acciaro |
Samuele non riusciva a
trovare i libri che suo
padre aveva nascosto nella
grotta vicino al mare. Pensò
che qualcuno se ne fosse
impossessato con lo scopo di
saperne di più sui tanti
avvenimenti succedutisi
negli ultimi secoli, con gli
importanti mutamenti
geologici che avevano
sconvolto il precedente
assetto. Samuele aveva udito
parlare di computer, di era
analogica e digitale, e i
suoi parenti più anziani gli
avevano raccontato di
devastanti esplosioni
nucleari che avevano portato
l’umanità ad una condizione
di estrema povertà.
Il giovane cercò ancora i
volumi, poi si rassegnò ed
uscì dalla grotta. Scorse un
animale di grossa taglia,
simile a quello che una
volta veniva definito tigre,
ma con la testa più grossa,
le zampe più tozze e le
zanne lunghissime e
acuminate. Un enorme suide
emise un brontolio e sparì
all’interno di una
boscaglia. Samuele riconobbe
quell’esemplare,
distinguibile per una
striscia profonda sul
fianco, procuratagli dalla
lancia di un cacciatore. I
rapporti tra uomini e
animali erano caratterizzati
da contrasti e tensioni,
succedeva spesso che anche
degli animali domestici e
apparentemente docili si
rivoltassero contro i loro
padroni.
Il ragazzo avvertiva da
tempo una sorta di
squilibrio, una mancanza di
armonia che minacciava di
compromettere non soltanto
le interazioni attuali ma
anche quelle future. Era
tanto tempo che desiderava
discorrere con coloro che
fungevano da regnanti in
quel territorio, e dopo aver
a lungo valutato tutti i pro
e i contro si era finalmente
deciso.
Samuele vestiva in modo
semplice, con un paio di
sandali un po’ sdruciti, una
lunga veste bianca e una
borsa a tracolla.
Dopo ore di cammino, giunse
davanti ad una grossa
montagna dal colore brunito,
ai piedi della quale uomini
dall’aspetto vetusto
passeggiavano
tranquillamente.
Uno di questi, scorto il
nuovo venuto, gli si rivolse
incuriosito.
“Chi cerchi?”
“Essi.”
“Ne sei sicuro?”
“Certo.”
L’interlocutore non aggiunse
altro, ma l’espressione del
suo viso manifestava sia
stupore che preoccupazione.
Stese un braccio,
inclinandolo verso l’alto, e
indicò a Samuele un sentiero
che si snodava fino a
raggiungere la sommità della
montagna.
Samuele lo ringraziò e
iniziò la salita.
Rischiò diverse volte di
finire col piede dentro a
delle buche e di precipitare
giù a causa dei cedimenti
del terreno.
Il cielo era formato da
delle grosse strisce di
colore violaceo, che
sembravano dilatarsi sempre
più. La vegetazione iniziò a
mutare aspetto: gli alissi
delle rocce, e le campanule
vennero sostituiti da dei
fiori di colore scuro.
Samuele era in cima.
Stremato, si riposò sopra un
masso.
Dopo essersi ripreso si alzò
in piedi e vide davanti a sé
un individuo dall’aspetto
singolare. Si trattava di un
anziano signore, filiforme,
dal volto scavato e con due
occhi verdissimi e molto
incavati. Dietro di lui
comparvero altri due uomini,
e si collocarono a egual
distanza dal primo, come a
formare i lati di un
ipotetico triangolo
isoscele.
Particolare curioso, accanto
ai tre individui si
dipanavano altrettanti
sentieri.
L’uomo dagli occhi verdi,
che dava l’idea di essere il
leader, chiese al giovane
visitatore il motivo della
sua venuta.
“E’ tanto tempo che questo
tipo di vita non mi
soddisfa. Non vi sono più le
nazioni, e nemmeno confini
geografici, tutti i popoli
vivono in una grande
confusione etnica, come se
avessero perduto le loro
radici. Ho bisogno di nuovi
stimoli, di alternative, di
altre possibilità, e
soltanto voi potete
offrirmele.”
Fece una brevissima pausa
per schiarirsi la voce.
“Inoltre ho constatato che
molte persone sono ancora
infelici, e potrei citarvi
molti esempi a proposito.
Secondo me dovreste rivedere
le vostre posizioni.”
Samuele squadrò i tre uomini
con aria decisa.
Il leader del terzetto si
voltò verso i suoi compagni,
i quali accennarono un
sorriso e si scambiarono uno
sguardo d’intesa.
“Bel giovane”, rispose il
capo,“…devi essere molto
ambizioso per rifiutare
un’esistenza così serena
come quella che ti è stata
offerta. Sei libero di
cacciare tutti gli animali
che vuoi, di barattare ogni
cosa…”
“Sì, so tutto questo, ma non
mi basta. Vi ripeto, in
questo modo sento di non
avere un futuro costruito
con le mie mani, con i miei
sforzi. E’ come se vi fosse
un flusso costante degli
eventi, e che non desse
nessuna speranza a quelli
come me che nutrono delle
ambizioni. Intendo, grazie
al vostro aiuto, giocare le
mie carte. Cosa chiedete in
cambio?”
“Noi non vogliamo niente da
te, amico mio”, rispose il
leader. “Tu sei l’unico
responsabile delle tue
azioni. Devi scegliere uno
dei tre percorsi che si
diramano dalla cima della
montagna, oppure puoi
tornare indietro e
riprendere la tua vita.”
Samuele, sempre determinato,
affermò di avere già deciso,
nulla poteva fargli cambiare
idea.
“E sia! Non ti resta che
tentare la sorte. Per il tuo
interesse ricorda che se ti
troverai in difficoltà avrai
l’opportunità, tramite un
passaggio nascosto, di
prendere un’altra strada “.
“Vi ringrazio.”
“Qual è il tuo nome?”,
domandò quello che sembrava
il più giovane.
“Samuele.”
“Buona fortuna, Samuele.”
Il giovane, dopo aver
salutato i saggi, imboccò
senza indugi il sentiero che
si snodava a lato del
leader.
I tre uomini continuarono a
fargli gli auguri, lasciando
trasparire una certa
apprensione per le sorti del
coraggioso.
Samuele si sentiva più
sollevato; i timori
sembravano fugati da un
crescente ottimismo, dovuto
anche al fatto che le parole
del saggio non erano state
scoraggianti.
La strada era costeggiata da
dei cespugli e da delle
piante rampicanti. Ogni
tanto degli spazi erbosi
prendevano il sopravvento,
estendendosi per lunghi
tratti.
Samuele vide avanzare una
grande massa nerastra, che
sprigionava un vapore
piuttosto denso. L’aria era
irrespirabile, delle
esalazioni mefitiche stavano
soffocando il giovane.
“Cosa sta succedendo?”,
gridò Samuele, disperato.
Provò a tornare sui suoi
passi, ma l’oscurità, scesa
di colpo, lo indusse a
scartare questa possibilità
e lo costrinse a continuare.
Samuele cercava di
mantenersi lucido, ma la
cosa gli riusciva difficile.
Trascorse un quarto d’ora e
la nebbia iniziò a
diradarsi.
“Evviva!”, esclamò il
ragazzo, abbandonandosi ad
un moto di gioia.
Scorse una candela collocata
su una botola. Pensò che
sotto vi fosse il passaggio
segreto a cui si riferiva il
capo dei saggi.
Samuele afferrò la candela e
sollevò il coperchio.
Una luce fioca illuminava
una serie di ripidi gradini.
“E’ fatta! Sono salvo!”,
gridò.
Iniziò a scendere ma la
fiamma si spense e il buio
lo avvolse nuovamente.
Misteriose presenze lo
afferrarono saldamente e lo
trascinarono via.
Una voce rauca sussurrò al
giovane che egli non avrebbe
più rivisto la luce del
sole.
Samuele si sentì perduto.
Nello stesso momento un
altro giovane stava parlando
con i tre saggi. Anche lui
stava tentando la sorte.
“Non mi accadrà nulla di
male, vero?”, chiese a
quegli uomini.
“Per chi ci hai preso? Se
soltanto esistesse questa
eventualità ti impediremmo
di proseguire.”
Rispose uno dei saggi,
trattenendo un sorriso
malizioso.
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