Angela Cristina Broccoli |
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fantastic
GLI ORECCHINI
DELLA PRINCIPESSA
MISTERIOSA
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Angela Cristina Broccoli |
La nostra storia inizia nel
cuore di una grande città
italiana: Milano.
Anno 1992, mancava una
settimana a Natale.
Era calata la sera di una
giornata fredda e grigia. Le
vie del centro erano
affollatissime.
Le vetrine dei negozi erano
contornate da fili dorati e
da migliaia di lucine
colorate. In mezzo alla
piazza, i palloncini di un
grande abete addobbato per
le festività natalizie,
s’illuminavano ad
intermittenza. Era un
andirivieni senza sosta di
gente carica di pacchi,
pacchetti e pacchettini da
regalare a familiari e
amici. All’ingresso dei
negozi, tanti Babbo Natale
rossi e bianchi
distribuivano caramelle ai
bambini. Ma qualcuno
sembrava non accorgersi di
tutto questo... Un uomo
“avvolto” in un impermeabile
più grande di lui e con uno
sciarpone a scacchi che gli
copriva la bocca e tutto il
naso; si vedevano solo due
occhi azzurri, dolci e
malinconici, “nascosti”
dietro gli occhiali; un uomo
che aveva da poco superato i
trent’anni, piuttosto basso
di statura, capelli neri e
ricci. Il suo nome: Franco.
Le mani in tasca, lo sguardo
distratto, camminava fra la
gente.
Si fermò davanti alla
vetrina di un negozio di
giocattoli e guardava con
aria di disgusto i soldatini
allineati coi fucili
puntati, quelli che, se
premi un pulsantino, il
fucile si accende e sembra
che spari davvero. Non
mancavano i videogiochi, di
ogni forma e dimensione,
ispirati a battaglie e
scaramucce fra supereroi e
invasori spietati. I suoi
occhi si rattristarono un
altro po’, perché ripensò a
quel che gli era accaduto
quello stesso pomeriggio.
- É davvero finito il tempo
delle favole? - pareva
chiedersi.
Franco lavorava a Milano.
Era un giornalista e
scriveva articoli per un
famoso giornalino per
ragazzi, sul quale, però, da
un po’ di tempo, non
comparivano altro che storie
violente di lotte fra
robottoni e androidi nemici:
gli stessi personaggi che
invadevano anche le serie
animate in tv.
Aveva deciso di parlarne
alla direttrice, la signora
Perfidia (una donna
bellissima ma fredda come il
ghiaccio) e così fece
proprio quel giorno. Ella,
però, fissandolo con sguardo
severo gli rispose così: -
Ti ascolterò solamente se
saprai dimostrare di essere
più bravo di me! Per il
momento, sei licenziato! Non
avresti dovuto osare
parlarmi così! Ricorda,
comunque, che se racconti e
fumetti del genere vengono
pubblicati è perché ai
ragazzi piacciono! -
Franco viveva a Vittuone, un
paese in provincia di
Milano, assieme ai suoi
genitori. Questi ultimi, in
quei giorni non c’erano; si
erano concessi una vacanza
in montagna e sarebbero
tornati solo tre giorni
dopo.
Quella sera, Franco non
aveva assolutamente voglia
di starsene a casa da solo.
L’unica idea che gli venne,
fu quella di andare un po’
in giro per Milano. Prese la
linea gialla della
metropolitana, deciso a
scendere ad una stazione
qualsiasi e così fece.
Quando, salita una lunga
serie di gradini, sbucò
fuori da un’uscita (sempre
qualsiasi), ebbe una
sorpresa sgradita:
piovigginava e lui non aveva
l’ombrello.
Avrebbe voluto intrufolarsi
in un bar, ma non ce n’erano
in quella zona.
Un momento dopo, pioveva a
dirotto!
Franco camminava lungo un
marciapiede, bagnato
fradicio e senza meta,
quando arrivò ad una villa
disabitata, dalla quale
qualcuno diceva di aver
udito provenire dei rumori.
Si era addirittura sparsa
voce che ci vivessero delle
streghe!
Anche a Franco era giunta
questa diceria, ma non ci
credeva e, comunque, in quel
momento, avrebbe affrontato
anche una strega pur di
trovare riparo!
Il cancello era aperto e
anche la porta d’ingresso.
Entrò: regnava il buio e non
c’era nessuno, ma la casa
appariva stranamente pulita
e in ordine.
Franco, poverino, gocciolava
e tremava, ma dal freddo,
non per la paura delle
streghe!
Tolse l’impermeabile e la
sciarpa e li sistemò su di
un attaccapanni.
Ad un tratto, si udì un
rumore e Franco trasalì.
Voltatosi, notò che la
finestra, prima socchiusa,
era aperta. I lampioni
accesi in strada gli
permisero di vedere il gatto
nero (con una macchiolina
bianca sotto il mento) che
stava entrando.
- Sei soltanto una gattina!
Mi hai spaventato, sai? Sei
randagio, vero? Dai, vieni
qui! -
Il gatto saltò dal davanzale
della finestra all’interno
della villa, ma non si
avvicinava a Franco, anzi,
cercò di scappare su per le
scale che conducevano al
primo piano. Il giovane,
anch’esso con scatto felino,
riuscì quasi a prenderlo e
gli diceva: - Non fare così,
voglio solo farti una
carezza! -
La gatta soffiava e
miagolava con tono feroce,
tentava di graffiarlo,
sempre, però, evitando di
farsi toccare. Fece per
saltargli addosso, ma fu
proprio a questo punto che
Franco riuscì a sfiorarla
con la punta delle dita e
allora, nel giro di pochi
secondi, accadde qualcosa
d’incredibile!
La micia rimase prima
sospesa nell’aria e poi
svanì, ma Franco si sentì
piombare addosso qualcosa di
più pesante di un gatto,
nonostante fosse invisibile!
- Aiuto! Le streghe! - gridò
terrorizzato.
Non sapeva che cosa fare né
riusciva a pensarci.
Tutte le luci della casa si
accesero improvvisamente ed
ecco apparire, fra le sue
braccia, una giovane donna!
I suoi folti capelli biondi,
mossi, che le arrivavano
fino alle ginocchia, erano
di pochi centimetri più
lunghi del vestitino rosa
confetto e semi-trasparente.
Era una figurina snella e
bassina. Nonostante il
freddo, camminava scalza.
Aveva il faccino sprofondato
nel maglione azzurro di
Franco, poi lo sollevò e
aprì piano due begli occhi
castani: un visino come ce
ne sono tanti, ma dai
lineamenti gentili e molto
grazioso nella sua
semplicità.
- Tu non sei una strega -
disse Franco - sei una fata!
-
Ella, con un sorrisino
appena accennato sulle
labbra, gli fece segno di no
con la testa.
Fece per andarsene e gli
disse con una vocina dolce:
- Per favore, non dire
niente a nessuno... Mi fido
di te, uomo della Terra! -
Franco la fermò,
afferrandola per un polso.
- No, lasciami! Ti supplico,
vai via! Dimentica di avermi
vista! Lasciami andare... Mi
stai facendo male! -
- Scusami tanto! Stai calma,
so mantenere un segreto!
Però, voglio che tu mi dica
chi sei. Voglio parlare un
po’ con te! Non puoi
chiedermi di dimenticare e
poi... avresti il coraggio
di rimandarmi sotto quell’acqua
senza ombrello? -
La ragazza lo condusse in
cucina, dove accesero il
caminetto perché Franco
potesse asciugarsi e
riscaldarsi.
Per conquistarsi la fiducia
della ragazza, Franco fu il
primo a presentarsi e a
parlare di sé. Poi, la
misteriosa fanciulla,
raccontò la sua triste
storia.
- Il mio nome è Elma.
Provengo dalla prima regione
del “Pianeta Delle Diverse
Stagioni” e precisamente
dalla “Montagna
Dell’Inverno”. Sono la
figlia del re e della regina
di questa montagna. -
- Incredibile! Sei
un’extra-terrestre, una
principessa extra-terrestre!
Ma che cosa ci fai qui? -
- Devi sapere che sulla mia
montagna esiste una legge
antica, la quale prescrive
che ad ogni bambina appena
nata venga donata una
bambola ornata di un paio di
orecchini fatti di un
materiale preziosissimo che
si trova soltanto nella
nostra regione. Sto parlando
del “cristalghiaccio”, una
sorta di ghiaccio che non si
scioglie e al sole risplende
di tenui riflessi di mille
colori. Questi orecchini,
vengono poi fatti indossare
alla proprietaria della
bambola il giorno in cui
compie venticinque inverni
di vita, cioè un quarto di
secolo, diventando
maggiorenne. In questo
giorno, si tiene un grande
ricevimento a casa della
giovane, durante la quale la
festeggiata ha la
possibilità di scegliere tra
gli invitati l’uomo che
sposerà. Nella nostra
regione, non c’è nulla di
più prezioso del “cristalghiaccio”;
è l’orgoglio della montagna!
Per questo, ognuna ha il
dovere di custodire con la
massima cura gli orecchini
come la bambola che deve
portarli per ben venticinque
anni. Cadendo, il
“cristalghiaccio” si rompe;
quindi, per evitare che ciò
accada, è assolutamente
vietato giocare con la
bambola: regola che ogni
bambina rispetta a fatica!
Quante volte avrei voluto
tirarla fuori dall’armadio e
giocarci, ma non l’ho mai
fatto! Sai, nella mia
cameretta, mia e di mia
sorella, c’è una grande
libreria dietro i nostri
letti; a noi due, non piace
metterci solo i libri, ma
anche piccoli soprammobili e
oggetti colorati. Oh, uomo
terrestre, ricordo quel
giorno come fosse ieri...Andai
a prendere un libro e uno
dei soprammobili cadde,
riducendosi ad una miriade
di minuscoli frammenti! Quel
vuoto sulla libreria non
stava per niente bene! Con
che cos’avrei potuto
sostituire la statuetta?
Ahimè, pensai subito alla
bambola! In fondo, avrei
dovuto semplicemente
appoggiarla lì. Che
cos’avrebbe potuto
succederle? Purtroppo, quel
giorno dovevo proprio avere
le mani di pastafrolla! La
bambola mi sfuggì di mano;
cadendo a terra, uno degli
orecchini si spaccò in due
parti, mentre l’altro rimase
all’orecchio della bambola,
intatto. La nostra legge
prevede punizioni severe per
chi non ha cura dei
preziosissimi orecchini e io
l’avevo combinata grossa! Il
gioiello era rotto
irrimediabilmente: proprio
io che, essendo la
principessa, avevo il paio
di orecchini più belli e
lussuosi di tutte e che
avrei dovuto dare il buon
esempio conservandoli con
ogni riguardo per poterli
poi portare degnamente ad
ogni cerimonia importante di
palazzo; proprio io avevo
compiuto quella leggerezza!
Sapevo che non l’avrei
passata liscia e infatti, il
mio bravissimo ma severo
papà, anche se a malincuore,
scelse la pena maggiore:
l’esilio in un pianeta
straniero! Il Consiglio di
Corte decise per la Terra,
così il giorno seguente
partii fra le lacrime e la
commozione generale.
L’autista di papà mi
accompagnò qui con la nostra
astronave. Per caso, ci
fermammo, in una notte buia,
quasi davanti a questa
villa: era una dimora
ideale... ed eccomi qua!
Sono trascorsi quasi sei
mesi ormai, ma credo che non
m’abituerò mai a vivere
lontano da casa, dalla mia
gente! Nessun terrestre
avrebbe mai dovuto sapere di
me e del mio pianeta, per
questo sono sempre qui tutta
sola; non posso neppure
farmi vedere in giro, così
passeggio nel grande
giardino della villa
sottoforma di gatta; ma tu,
poco fa, toccandomi, hai
fatto svanire la mia magia!
Te lo ripeto una volta
ancora: per cortesia, di
tutto questo, non farne
parola con nessuno! -
- Non chiamarmi più “uomo
terrestre”! Ti ho già detto
che è Franco il mio nome! Il
tuo, invece, senza offesa, è
così buffo! -
- Oh, non mi offendo! Del
resto anch’io trovo strano
il tuo! Lo so che il nome
Elma non esiste sul tuo
pianeta, però, penso si
possa tradurre con (fammi
pensare)...Oh, sì! Elma
corrisponde al nome
terrestre... Cristina! -
- Allora, se non ti spiace,
ti chiamerò così! Toglimi
ancora una curiosità: non
hai freddo così vestita? -
- Sulla mia montagna regna
il freddo, di conseguenza
noi che vi abitiamo, non lo
soffriamo! Però, più tempo
trascorro sulla Terra, più
somiglio ad una ragazza di
questo pianeta... Infatti,
frequentemente mi capita di
sentire dei brividi! -
- Mi dispiace tanto,
credimi! Quanti anni hai,
Cristina? -
- Questo è il mio
ventiquattresimo inverno di
vita! Insomma, ho
ventiquattro anni, come dite
voi terrestri! -
Cristina abbassò lo sguardo
mesto. Dopo tanti mesi di
solitudine, era bello
potersi confidare con
qualcuno!
- Franco, voglio che tu
sappia che non sono
arrabbiata con te perché mi
hai scoperto! Mi fido di te,
sono certa che non rivelerai
il segreto! -
- Cristina, tornerai mai sul
tuo pianeta? -
- Secondo la nostra legge,
ci sarebbe un’unica
possibilità... Dovrei
trovare qualcuno disposto ad
accompagnarmi sulla
“Montagna dell’Inverno” per
superare assieme una
prova... Non so in che cosa
essa possa consistere, ma
sarà sicuramente molto
pericolosa. Il Principe
Adone della seconda regione,
la “Pianura della Primavera”
si è offerto di aiutarmi, ma
è sempre così impegnato con
suo padre nel governo del
regno, che non gli è
possibile lasciare quel
luogo! -
- É tuo amico questo
principe Adone? -
Cristina arrossì.
- Adone mi vuole bene... Era
già deciso che il prossimo
inverno sarebbe stato
l’ospite d’onore ai
festeggiamenti per il mio
venticinquesimo compleanno.
In quell’occasione avrebbe
chiesto la mia mano. Pensa,
sarei diventata la
Principessa della Primavera!
Adone è bellissimo, sai? É
alto, forte, biondissimo e i
suoi occhi... Oh, l’erbetta
primaverile della sua
pianura invidia il loro
colore! -
Per cambiare argomento,
Cristina prese dal tavolo un
quaderno e lo porse a
Franco.
- Contiene racconti scritti
da me. Sembrerebbero di
fantasia, invece è realtà
del mio pianeta. Ora ti
spiego: tutto ciò che mi
serve per vivere mi viene
mandato dalla mia montagna:
l’incaricata è mia sorella
Gonglì, di “dodici mesi per
otto” (ossia di otto anni)
più giovane di me. Quando
viene ne approfitta per
fermarsi un attimino con me
e ha ogni volta qualcosa di
nuovo da raccontarmi. É
sempre informatissima su
tutto ciò che avviene non
solo sulla nostra montagna
ma nell’intero pianeta. Ed è
così brava e vivace nel
raccontare che l’ascolterei
per ore! Purtroppo non può
essere così perché le sue
fugaci visite devono durare
solo il tempo strettamente
necessario... Quando se ne
va, scrivo le storie che ho
udito da lei. Mi appassiona
moltissimo scrivere, al
punto da riuscire a veder
scorrere, tra i fogli
bianchi che si riempiono a
poco a poco di parole, le
immagini, le scene, i
personaggi che descrivo!
Così, ho quasi l’illusione
di essere là, sul mio
pianeta... -
Per un momentino, i due
stettero zitti, finché fu
Franco a rompere il
silenzio: - Cristina, ho
deciso: ti aiuterò io!
Posso, anche se sono
terrestre, vero? Portami con
te lassù, sbaraglieremo ogni
ostacolo, vedrai! -
Cristina si sedette sul
divano accanto a lui con
l’aria trasognata.
- Oh, Franco! Non saprei
come ringraziarti! Hai un
cuore d’oro! -
L’espressione sul viso della
ragazza era cambiato: sulle
sue labbra splendeva un
sorriso radioso, finalmente!
Il giovane, riscaldatosi al
tepore del fuocherello, si
lasciò sopraffare dalla
stanchezza e, al termine di
una giornata non molto
felice ma terminata con
quell’esplosione di misteri
ed emozioni, si addormentò!
Cristina gli tolse gli
occhiali e gli mise una
coperta addosso e un cuscino
sotto la testa.
Ripresa la sua espressione
seria, se ne andò a dormire
anche lei.
Franco dormì profondamente
tutta la notte e sognò tanti
ometti verdi che sbarcavano
da altrettanti U.F.O. che
viaggiavano qua e là nel
cosmo.
* * * * * * * * * * * * * *
* * * * * * * * * * *
Albeggiava quando Franco si
svegliò e, sbadigliando, si
domandò guardandosi attorno:
- Dove sono? Ah, già! Il
gatto, la pioggia, la
fanciulla spaziale... -
In quel preciso istante, si
sentì bussare ed entrò
Cristina, coi capelli
raccolti in una trecciona.
Istantaneamente, Franco
ricordò l’impegno preso: -
Cristina, andiamo subito? -
- Franco, io ti ringrazio
ancora, ma... ieri sera, eri
così entusiasta e io così
contenta e commossa che non
ho avuto il coraggio di
deluderti... Franco, io sono
una principessa e (sempre
secondo la nostra legge) può
essere mio compagno
nell’impresa soltanto un
principe! -
Franco pensava fra sé e sé:
- Non capita tutti i giorni
un’occasione così... Non
posso lasciarmela sfuggire!
Racconterò l’avventura per
il giornalino... Dimostrerò
di essere migliore della
direttrice! Dovrà accettarlo
e mi riassumerà subito! Se
si sapesse ora di Elma,
un’extraterrestre sulla
Terra, chissà che
cos’accadrebbe... ma quando
sarà al sicuro sul suo
pianeta, non ci sarà motivo
di tenere la storia segreta!
-
Non pensare che Franco abbia
offerto la sua
collaborazione a Cristina
solo per poter poi trarne
articoli di giornale! Era un
ragazzo buono e sensibile,
dai nobili sentimenti e,
nonostante l’avesse appena
conosciuta, gli stava molto
a cuore il destino della
giovane. Il fatto è che
aveva raccolto come una
sfida le parole della
signora Perfidia e che,
ovviamente, rivoleva il suo
lavoro; ma ritieni sia
giusto far colpo sui giovani
lettori del giornaletto con
una storia che non avrebbe
dovuto essere raccontata?
Ad ogni modo, per entrambe
le motivazioni Franco fu
spinto a dire alla fanciulla
una bugia: - Cristina, ieri
sera non te l’ho detto,
ma... io sono un principe!
Sono il principe di... una
bella cittadina che ha nome
Magenta! -
- Dici davvero? Oh, chi
l’avrebbe detto!? Allora,
non c’è nessun problema:
accetto volentieri il tuo
aiuto! Mi metterò
telepaticamente in contatto
coi miei, i quali ci
teletrasporteranno lassù! -
- Perfetto! Prima però...
voglio che tu visiti con me
la città! -
- Mi piacerebbe... ma non
posso, lo sai! -
Franco ebbe un’idea.
Innanzitutto, prese una
forbice e le accorciò di un
bel pezzo i morbidi capelli.
Aspettò che i negozi
aprissero, uscì di corsa e
tornò portando dei pacchi
infiocchettati.
Uno conteneva un bel
vestito, semplice e colorato
e che s’intonava alla
perfezione coi bei capelli
biondi e col colore degli
occhioni di Cristina.
Dentro un’altra scatola,
c’era un paio di eleganti
scarpine.
Cristina, un po’ imbarazzata
e stupita, andò in camera
sua e indossò l’abito e le
scarpette; poi tornò
dall’amico.
- Ti dona molto, sai? Così
hai l’aspetto di una ragazza
terrestre, nessuno si
accorgerà che non sei una di
noi! -
Franco aprì l’ultimo pacco:
ne uscirono una pelliccia
sintetica e una bella
borsetta.
- Il tocco finale! - disse
Franco.
Specchiandosi, Cristina
rise, ma, in fondo, le
piaceva il suo nuovo look.
- Mi sento un po’ buffa! -
- Sei bella Cris, credimi! -
- Grazie, Franco! - disse
lei, arrossendo. - Ho un po’
paura... non sono abituata
alle auto, alle moto, ai
tram, del caos cittadino...
pensa che sul mio pianeta
viaggiamo ancora in
carrozza! -
- Non preoccuparti, stammi
sempre vicino! -
Finalmente, i due uscirono.
Aveva smesso di piovere.
Ora, il cielo bigio sopra di
loro prometteva la prima
nevicata della stagione.
Cristina, era affascinata da
tutto ciò che vedeva.
Franco, era affascinato da
lei, dai suoi occhi, nei
quali non rimaneva nulla del
velo di tristezza che, la
sera prima, li offuscava.
Camminarono a braccetto per
un po’, poi Franco propose
di prendere la
metropolitana.
- Franco, dove mi porti? -
chiese Cristina scendendo le
scale - A queste profondità,
sul mio pianeta, ci vivono
degli animali chiamati
talpe. Non li avete sulla
Terra? -
- Ma certo! Questa volta,
però, le talpe saremo noi!
Ti piace l’idea? - le disse
Franco scherzosamente.
Giunsero in centro e Franco
decise di portare l’amica a
fare un bel giro fra le
bancarelle lì schierate in
occasione delle feste di
Natale.
Cristina non avrebbe più
voluto scendere dalla
metropolitana, che denominò
il “treno delle talpe
giganti” e che la colpì a
tal punto da volerla portare
con sé sul suo pianeta!
Comunque, lietamente
continuò a seguire Franco.
Questi si procurò una
macchina fotografica e, di
tanto in tanto, scattava
qualche foto a Cristina.
Si trovarono nello stesso
punto della città dove la
storia è cominciata ma, al
nostro simpatico
protagonista, sembrava molto
diverso.
Quello stesso albero di
Natale a cui neanche aveva
fatto caso, ora lo trovava
stupendo.
Ora sì che sentiva nell’aria
di quella fredda giornata la
calda atmosfera natalizia e
anche Cristina la respirava.
Su di una bancarella di
giocattoli, fra robot e
mostriciattoli, faceva
capolino un tenero
pupazzetto: un topolino
vestito in jeans e
maglietta, dal simpatico
musetto e baffi lunghi.
Cris lo notò subito: -
Guarda, quant’è grazioso! -
Franco glielo comprò.
Continuando la passeggiata e
visitando il Castello
Sforzesco, Cristina
accarezzò ininterrottamente
il topino, stringendolo fra
le mani. Ora che tornavano a
casa, le grandi orecchie del
topo, prima all’insù,
pendevano per le troppe
carezze ricevute sulla
testolina; non ci fu verso
di farle tornare a posto, ma
era carinissimo lo stesso!
Persino la boccuccia si era
scolorita e fu ridipinta con
un pastello rosso.
- Sul mio pianeta, non ho
mai visto topolini di
peluche come questo. Lo
terrò sempre con me e mi
ricorderò di te, Franco! -
Quella fu, senz’ombra di
dubbio, una mattinata
indimenticabile per
entrambi!
* * * * * * * * * * * * * *
* * * * * * * * * * *
Nel pomeriggio Cris,
speranzosa, disse al
ragazzo: - Franco, è ora di
andare, ma sei ancora in
tempo a tirarti indietro! -
- No! - rispose lui più che
mai deciso.
- Allora, vado subito a
prepararmi, anzi... no!
Terrò questo vestito, è così
bello! -
Ciò detto, gli si mise
accanto e un raggio di
colore blu elettrico che
entrò dalla finestra li
avvolse. Prima ancora che
ebbe il tempo di
accorgersene, Franco si
trovò così, con Cristina,
sulla Montagna Dell’Inverno:
in quel mondo gelato, dove
la terra era ricoperta da
quasi mezzo metro di neve,
caduta durante tutto il
giorno precedente e
ghiacciata durante la notte;
là, dove faceva un gran
freddo e nessuno lo
soffriva, tranne, forse, gli
alberi dai rami ingigantiti
dalla neve.
Franco, trepidante per
l’eccitazione, si guardava
attorno, cercando
d’imprimersi nella memoria
ogni immagine, ogni
particolare come in un
dipinto.
Forse, in quel luogo, in
quel momento, l’unico angolo
dove il gelo si sciolse fu
l’animo di Cristina,
rincuorata dal tanto
sospirato ritorno a casa e
dal fatto che la fiducia
riposta nel “Principe di
Magenta” le suggeriva che
sarebbe rimasta.
Si trovavano nel mezzo di
una strada nei pressi della
ferrovia che collegava
quella regione con le altre
tre; davanti a loro, si
fermò la carrozza mandata
dai genitori di Cristina a
prenderli.
Non appena furono saliti, il
cocchiere lanciò al galoppo
i due cavalli, più bianchi
della neve che li circondava
e tirati a lucido.
Mentre si dirigevano verso
la reggia, Cristina aveva il
viso a tratti sereno e a
tratti preoccupato.
Dopo un breve tragitto, la
carrozza varcò il cancello
spalancato della reggia.
A fianco della ragazza,
Franco, che sentiva sempre
più il freddo pungente
penetrargli nelle ossa, salì
(non senza qualche
inevitabile scivolone a
causa del ghiaccio che gli
scricchiolava sotto i piedi)
l’interminabile scalone che
conduceva davanti alla
splendida porta di legno
intarsiato e con le maniglie
di cristalghiaccio.
Una camerierina venne di
corsa ad aprire, accogliendo
la stimata principessa, con
un rispettoso inchino e
salutando cordialmente anche
il suo compagno; fu sempre
lei ad a scortare i due al
cospetto di re King e della
regina Betty.
Tra i loro due troni di “cristalghiaccio”,
seduta su di un cuscino
decorato con disegni
divertenti, se ne stava una
ragazza molto somigliante a
Cris nei tratti del viso,
con un paio di occhioni
scuri e svegli. La
distinguevano da Cris il
visetto birbante e i capelli
verdi corti come quelli di
un maschietto. Era vestita
di una maglietta leggera
bianca e di una minigonna
fiorata. Avrai capito che si
trattava di Gonglì.
- Benvenuti! - gridò
allegramente - Benvenuti! -
Il re fissava severissimo
Cristina e Franco. Per non
parlare dello sguardo
penetrante della regina:
impossibile reggerlo per
Franco, il quale, per nulla
a suo agio, abbassò il suo.
Betty era una raffinata
signora di mezza età: due
caratteristici occhi neri
come il carbone, un misto di
dolcezza, fierezza e
severità. I folti capelli
corvini le cadevano lisci
sulle spalle lasciate
scoperte dal lungo e stretto
vestito color verde-mela, in
seta e ornato di pizzi, che
metteva in risalto le forme
del suo corpo quasi
perfetto.
Il re: stessi capelli e
occhi della figliola
Cristina, barba curatissima,
sfoggiava orgogliosamente
un’elegante uniforme
definita “divisa reale”.
Senza nessun preavviso, il
pavimento si aprì sotto i
piedi di Franco e questi si
trovò, chissà come, solo
solo su di un isolotto dove
la temperatura era di molti
gradi al di sotto dello
zero. Attorno a lui, uno
sconfinato lago ghiacciato;
ovunque era buio e silenzio:
non si udiva il minimo
rumore.
Non capiva e sentì dentro un
profondo senso di
smarrimento, ma prima
ch’ebbe il tempo di avere
paura, udì la voce tuonante
di re King: - Principe
terrestre, lì dove sei vi è
una porta, una sola che,
attraversandola, ti
riporterà qui... ma dovrai
prima trovarla! Coraggio,
hai tre possibilità: avanti,
dov’è secondo te? -
Nel tronco di un albero
imponente che gli stava
davanti, a pochi passi di
distanza, v’era una
porticina. Franco andò ad
aprirla, ma scoprì
semplicemente la dimora di
una famigliola di
scoiattoli: una casetta
arredata con gusto, abitata
da papà e mamma scoiattoloni
e quattro teneri
scoiattolini, uno dei quali,
nel veder aprirsi la porta
si spaventò e, interrotti i
suoi giochi, cercò
protezione aggrappandosi
saldamente al grembiule
della mamma!
- Tranquillo, tesoro! -
disse lei, rassicurante,
posandogli amorevolmente una
zampa sul capino.
- Scusate il disturbo! -
disse Franco e chiuse la
porta.
Secondo tentativo: alla sua
destra, vi era un muro alto,
dove prese ad apparire e
sparire ad intervalli
regolari una grande porta.
Seconda delusione: quando,
grazie ai suoi riflessi
pronti, riuscì ad afferrare
la maniglia, la porta non
sparì più, ma dietro... non
c’era che il NIENTE!
A Franco passò nella testa,
veloce come un lampo, la
spiacevole prospettiva di
rimanere intrappolato in
quel posto sconosciuto e
angosciante, ma non si
demoralizzò.
Non vedeva altre porte,
però! Dove cercarla?
Solo quando riuscì a stento
a cercare e trovare dentro
di sé la calma, si concentrò
e ricordò da dove proveniva
la voce di King. Non aveva
dubbi: da sotto lo strato di
ghiaccio che ricopriva il
lago!
Per maggior sicurezza,
chiamò: - Cris, mi senti? -
- Sì, Franco! Io sono sempre
nella sala del trono! -
“Ho capito!” Pensò il
giovane e, senza esitazioni,
si buttò a capofitto nel
ghiaccio che si ruppe con un
gran rumore e le cui schegge
si sparsero per l’aria
assieme a spruzzi d’acqua.
Franco, dopo un breve
voletto, atterrò sul
pavimento della sala del
trono!
- Bravo, Franco! Ti sei
fatto male? - disse
Cristina.
- Tutto O.K., per fortuna! -
Il re prese la parola: -
Complimenti, terrestre: hai
capito che la porta, in
realtà, non era una vera e
propria porta! Hai superato
il test che mi serviva per
verificare le tue capacità!
Ma non è nulla in confronto
a ciò che vi attende!
Comunque, brava, Elma, a
quanto pare ti sei trovata
un buon compagno!
La regina, a quel punto,
spiegò loro la famigerata
prova che il consiglio di
corte aveva stabilito per
loro: i nostri amici si
sarebbero dovuti recare
nella “Foresta Gelida”, da
qualche anno regno del
mostruoso e mastodontico
Tirannosaurus Rex. Questi in
realtà era stato un
pacioccone e buon
tirannosauro, come ce ne
sono ancora un buon numero
sul “Pianeta delle Diverse
Stagioni”!
Era un tipo allegro, alla
buona, sempre gentile con
tutti, almeno finché non
prese la cattiva abitudine
di innervosirsi per ogni
minima cosa e divenne sempre
più triste e deluso. Oltre a
non essere lui stesso
sereno, divenne allora un
tormento per tutti gli
“inverniesi” (abitanti della
“Montagna dell’Inverno”):
cominciò infatti a far
dispetti e brutti scherzi, a
spaventare tutti coloro che
si trovavano a passare nella
“Foresta Gelida”, da allora,
appunto, considerata suo
territorio dal quale stare
alla larga!
La sua crudeltà aumentava al
diminuire della sua voglia
di vivere, al crescere del
suo insopportabile malumore,
fino a portarlo al disprezzo
nei confronti di tutti, di
ogni cosa, del mondo intero
e della sua stessa
esistenza.
Chiuso nella sua perenne
insoddisfazione, nulla gli
dava più piacere, come se
avesse cancellato la parola
“gioia” dal suo vocabolario.
Parevano divertirlo solo le
lacrime dei malcapitati che
finivano nelle sue grinfie.
Il suo egoismo cronico era
ormai contagioso e
trasmetteva ansia e panico
sulla tranquilla montagna
che aspirava, invece, ad
essere un luogo di pace.
King e Betty erano riusciti
ad affidare proprio a lui in
custodia un orecchino
perfettamente identico a
quello distrutto da
Cristina.
Il mostro, che ormai vantava
nella sua collezione di
brutte qualità anche
l’avidità, ormai
impadronitosi del gioiello,
avrebbe fatto certamente di
tutto per non restituirlo!
Ebbene: Franco e Cris,
dovranno proprio riuscire a
portarglielo via!
* * * * * * * * * * * * * *
* * * * * * * * * * *
Ancora una volta, Franco non
volle mancare alla parola
data, così, con Cris,
s’incamminò verso la
foresta. Gonglì (a
proposito, sulla Terra si
chiamerebbe Barbara) volle a
tutti i costi seguirli. Non
riuscendo a dissuaderla, il
re glielo permise.
Portarono con loro anche
Kitti, la gatta parlante di
Cristina, nera, con solo una
stellina bianca sotto il
mento: era proprio da lei
che “prendeva ispirazione”
per le sue trasformazioni.
Una mezz’ora dopo, eccoli a
destinazione.
La “Foresta Gelida” era
impressionante; persino i
“cra cra” delle cornacchie,
risuonavano come versacci
spaventosi.
Al di là di alcune querce
secolari, seminascosto da
giganteschi sempreverdi, già
s’intravedeva una
costruzione simile ad un
vecchio castellaccio mezzo
diroccato: la cupa
abitazione di Tirannosaurus
Rex!
Cristina, con la voce
tremante per la tensione
ormai alle stelle, disse a
Franco, quando vi giunsero
proprio davanti: - Proviamo
a bussare: forse se
chiederemo al mostro
l’orecchino usando la
parolina magica “per
favore”, non ce lo negherà
e, soprattutto, non ci farà
nulla di male! -
Decisero di tentare.
La porta si aprì con un
cigolio tetro. Ad aprire,
venne un pipistrello gigante
con la malvagità dipinta sul
viso: il maggiordomo di
Tirannosaurus!
Con la sua voce quasi più
tremenda dello sguardo,
Strellodattilo (era questo
il nome del pipistrello)
domandò loro bruscamente: -
Che cosa volete dal mio
padrone? -
Franco, dapprima impietrito
dal terrore, trovò poi il
coraggio di rispondere
balbettando: - Se fosse
disposto ad ascoltarci
gentilmente un attimo,
vorremmo parlargli
dell’orecchino che
custodisce. -
A quanto pare, il mostro non
era affatto d’accordo:
dall’interno della casa,
questi aveva udito le parole
di Franco e si precipitò,
infuriatissimo, dai nostri
amici.
Ad ogni passo del mostro, la
terra sotto di loro tremava
sempre un pochino di più!
Eccolo, era ormai quasi
giunto all’uscio!
BUM, BUM, BUM...I passi del
mostro rimbombavano
nell’aria silenziosa.
Il gruppetto terrorizzato
ebbe un’unica idea: darsi
alla fuga a gambe levate!
- Strello, inseguili,
catturali e portameli qui! -
strillò Rex al fedele
maggiordomo che,
prontamente, cominciò ad
inseguirli di corsa!
Kitti si tramutò in un
favoloso esemplare di
cavallo alato bianco con
...una macchietta a forma di
stella nera sotto il mento!
Sul suo dorso, trovarono
posto sia Franco che le due
sorelle.
Con gran rapidità, spiccò il
volo, ma Strellodattilo fece
altrettanto gettandosi a
razzo al loro inseguimento
lassù nel cielo!
Niente paura, però, perché
Kitti dimostrava una
maggiore abilità del volo
rispetto al pipistrello e
riuscì, senza difficoltà, a
distanziarlo.
Le ali dei due fendevano
l’aria agitandosi forte.
- Non possiamo - disse
Franco - continuare a
fuggire! Dovremmo tornare
indietro e affrontare
Tirannosaurus: altrimenti
non avremo mai l’orecchino!
-
- Hai ragione! - gli rispose
Cristina - Ho tanta paura,
ma non posso arrendermi! É
troppo importante per me
riuscire in quest’impresa! -
- Se ci fosse un modo per
“dare una calmata” a
Tirannosaurus... Da quello
che ho capito, non è
cattivo, ma solo sempre
esageratamente nervoso e la
sua vita è così triste da
fargli detestare il prossimo
e tutto ciò che lo circonda!
Se potessimo provare a
fargli prendere una
camomilla! -
- Dai, Franco - s’intromise
Gonglì - non è il momento di
scherzare! -
In quel momento, certo i
nostri amici non
s’aspettavano che
Strellodattilo facesse ciò
che, in effetti, fece e
cioè... passare all’attacco
con la sua arma segreta: i
“raggi ADDORMENTONI”!
Si trattava di raggi ch’egli
aveva il potere di emettere
dagli occhi e addormentavano
chiunque ne venisse colpito!
Blu, fucsia, violetto e poi
gialli, rossi, verdi... Gli
occhietti del pipistrello
lanciavano raggi di ogni
colore!
Povera Kitti, costretta a
fare lo slalom tra tutti
quei raggi per evitarli!
Per Cris e gli altri, era un
continuo alzarsi e
abbassarsi, spostarsi a
destra e a sinistra e poi di
nuovo su e giù ad un ritmo
estenuante!
Per un po’ le loro acrobazie
valsero a proteggerli,
finché il mostro non
intensificò la dose di
raggi.
Cristina era ormai in tilt,
non capiva più come doveva
muoversi e un raggio
arancione puntava dritto
verso di lei!
Franco le fece scudo col suo
corpo e fu colpito al suo
posto!
- Atterra, Kitti, atterra
subito! - urlò Cristina
spaventata e con forte senso
di colpa.
Sapeva che l’amico si
sarebbe svegliato solo dopo
qualche settimana e, cosa
peggiore, non sarebbe stato
più lui, perché durante il
lungo sonno avrebbe assunto
le sembianze di colui che
l’aveva colpito: un grosso,
brutto e antipatico
pipistrello!
Atterrata Kitti, atterrò
anche Strellodattilo.
Cristina, affidò alla
sorellina Franco
addormentato. Abbandonandosi
ad un pianto disperato, si
buttò ai piedi di
Strellodattilo, il quale
sghignazzava malignamente.
- Strellodattilo - lo
implorava Cris - se c’è un
modo per risvegliare Franco
prima che si trasformi, ti
scongiuro, dimmi qual è!
Ascolta: perché non
addormenti me? Dai, sparami:
il raggio era destinato a
me! -
Il coraggio e l’angoscia
della giovane, commossero
persino l‘orrendo animale:
dai suoi occhi non uscivano
più raggi variopinti, ma
sgorgavano lacrime come
acqua da una fontana!
Cadendo in ginocchio,
domandò più volte perdono,
mentre, un po’ alla volta,
si rimpiccioliva magicamente
e il suo sguardo si addolcì
notevolmente... Diventò così
un normalissimo
pipistrellino!
- Oh, me misero, non avrei
mai dovuto lasciarmi
influenzare da Tirannosaurus,
invece mi sono fatto
coinvolgere nelle sue
malefatte! É stato così che
mi sono tramutato in un
orribile mostro! Brutto
dentro, lo sono diventato
anche fuori: il mio aspetto
fisico era lo specchio della
mia bruttezza interiore,
capisci? Ora, però, voglio
riscattarmi: principessa, ti
svelerò come devi fare
perché Franco non si
trasformi! C’è un’unica
maniera: devi andare al
palazzo della “Fata del
Freddo”, poiché solo lei è
in grado di preparare la
pozione magica che può
interrompere il sonno prima
che sia troppo tardi! -
- Fra quanto tempo la
trasformazione avrà inizio,
Strellino? -
- Tra circa un’ora, se non
addirittura in anticipo!
Principessa, ricorda che se
tornerai con la pozione
quando il raggio avrà già
iniziato a fare effetto, non
ci sarà più niente da fare!
Io resterò qui e attenderò
trepidante il tuo ritorno,
poi me ne andrò lontano,
chissà dove! Non voglio
avere più nulla a che fare
con Tirannosaurus! Speriamo
che, non vedendomi tornare,
non decida di cercarmi! -
Mentre lui pronunciava
queste parole, Cristina era
già sola “a bordo” di Kitti,
che stava per decollare. Un
ultimo sguardo a Gonglì e
Franco, per poi fissarlo
verso l’orizzonte.
Il palazzo di Nevina, Fata
del Freddo, era piuttosto
distante, ma Kitti volò
agile e veloce come una
saetta! Così, in un tempo
relativamente breve, ecco
Cristina davanti alla porta
del palazzo di Nevina.
Battè con forza alla porta,
finché la bella fata, dai
distintivi capelli lilla e
tutta vestita di bianco,
venne ad aprire, accogliendo
benevolmente la principessa.
Ancora sulla soglia, la
ragazza iniziò a riepilogare
sconfusionatamente
l’accaduto.
Sconvolta, non riusciva
quasi a parlare: -
Aiutatemi, Nevina... per
carità! -
- Ho capito tutto, cara,
calmatevi, ora! Andrò
immediatamente nel mio
laboratorio! Siete
fortunata: quella pozione
non richiede una
preparazione molto lunga! -
- Intanto, potrei usare un
momento la vostra cucina,
per cortesia? -
- Certamente, ma... che
cos’avete intenzione di
fare? No, non rispondetemi,
non c’è tempo! -
Che cos’avrà in mente di
fare la nostra
principessina?
Occorse un quarto d’ora o
poco più. La pozione era
pronta e Nevina potè
consegnarla nelle mani di
Cris, spiegandole in poche
parole le istruzioni per
l’uso.
Quando uscì, Cristina trovò
una bruttissima sorpresa:
Kitti si era accasciata a
terra! Anche questa proprio
non ci voleva!
Qualcosa non andava? Nulla
di grave: era solamente
svanito l’ “effetto
trasformatore” di Kitti, che
tornò ad essere una gatta.
Purtroppo, però, per qualche
ora non avrebbe avuto il
potere di trasformarsi e
Cristina non poteva certo
aspettare!
- Raggiungimi con calma! -
le gridò mentre già correva
a perdifiato dall’amico
Franco.
Stringendo in una mano la
bottiglietta di cristallo
contenente la preziosa
pozione e nell’altra un
contenitore col misterioso
liquido da lei preparato,
corse lungo un sentiero e
poi nell’erba, fra i rovi...
Si graffiò, cadde più volte,
ma nulla poteva fermarla in
quel momento!
Ormai spossata, continuava a
correre, senza sosta, senza
rallentare. Accompagnata
dall’atroce pensiero (che
invano tentava di lasciarsi
indietro) di trovare Franco
con un’ala al posto di un
braccio, correva e correva
sfidando il vento gelido che
si era alzato!
Un’ora era già quasi
trascorsa... Ce l’avrebbe
fatta?
Finalmente arrivò... in
tempo!
Si buttò a terra, era
distrutta ma si sentiva
ricompensata di tutti i suoi
sforzi!
Non poteva ancora
rilassarsi. Tirò un sospiro
di sollievo, si rialzò e
dimenticò persino di essere
sfinita!
Prese la pozione, un liquido
verde-azzurro, se ne versò
qualche goccia sulle mani;
le gocce si dissolsero
completamente lasciandole le
mani scintillanti per alcuni
istanti. Pose le mani
delicatamente sul volto di
Franco e lo baciò
affettuosamente.
Perché non succedeva niente?
Cris, cominciava a temere il
peggio, quand’ecco che
(chissà se per effetto della
pozione o del bacio) Franco
aprì gli occhi!
Scampato pericolo!
Puoi immaginare la gioia di
Cristina e degli altri,
avresti dovuto vedere
Strellino come saltava per
la felicità!
Gioia che, purtroppo, durò
solo un attimo: giusto il
tempo di raccontare
all’incredulo Franco che
aveva rischiato di mutarsi
irrimediabilmente in un
pipistrello!
La terra ricominciò a
tremare e di nuovo le loro
orecchie udirono il temibile
tonfo dei passi del
terribile mostro, il quale,
come previsto, atteso invano
il ritorno del maggiordomo,
intuì il suo tradimento e
decise di verificare come
stessero le cose.
S’inferocì e diventò ancora
più belva di quel che già
era nello scoprire che i
suoi sospetti erano fondati!
Strello, tutto tremante,
impallidì e si nascose nella
tasca dell’impermeabile di
Franco.
Cris si lasciò prendere dal
panico, sembrò perdere tutto
il suo coraggio, riuscendo
solamente a dire a Franco,
riferendosi al liquido
misterioso: - L’ho preparato
per farlo bere al mostro...
Potrebbe essere la nostra
arma vincente, ma... -
Ma non sapeva come farlo
trangugiare al mostro. Prese
in mano il vasetto che aveva
poggiato a terra accanto a
lei, ma se ne stava lì
imbambolata mentre il
bestione avanzava.
Non aveva in mente
l’orecchino da recuperare
che avrebbe deciso il suo
destino, né il suo futuro di
regina accanto ad Adone! Non
pensava a nulla, non vedeva
nulla intorno, tranne la
minaccia incombente!
Era la fine! Che cosa
sarebbe stato di loro?
Nascondendo il viso tra le
mani per sottrarlo a quella
visione da incubo, mollò la
presa.
Fortunatamente, Franco
riuscì ad afferrare il
vasetto al volo, prima che
si frantumasse al suolo.
Vincendo il terrore che il
mostro incuteva, gli corse
incontro!
Questi avanzava inesorabile,
col suo mantello nero e
lacero al vento e portando
al collo...una catenina col
famoso orecchino come
ciondolo.
Strellino, del quale
spuntava solo la testina, si
ritirò tutto dentro la
capace tasca. Cristina e
Gonglì si abbracciarono...
Ecco: Tirannosaurus e Franco
erano uno di fronte
all’altro!
Rex stava per avventarsi
sull’intrepido giovane con
la sua zampaccia!
Franco, con una fermezza che
non sapeva da dove gli
venisse, approfittò del
momento in cui Tirannosaurus
spalancò l’enorme bocca,
ruggendogli contro e
mostrandogli i denti
affilati, per lanciarvi
dentro (senza chiedersi che
cosa fosse) il liquido. Con
gesto fulmineo, stappò il
vasetto e ne buttò il
contenuto nella boccaccia
con mira impeccabile!
In pochi istanti avvenne il
prodigio... Sul suo muso, si
dipinse d’un tratto un
sorrisone; i dentacci
appuntiti s’arrotondarono;
il mantellaccio lacero e
nero si tramutò in una
giacchetta di un rosso
vivissimo.
Ritrasse la zampa che stava
per colpire Franco e rimase
come stordito.
Le due sorelle, ripresero
coraggio e corsero da
Franco, Strellino ritirò
fuori la testa incredulo.
- Cristina - disse Franco -
sei grande! Ha funzionato
davvero! Si può sapere che
cos’era quella roba? -
- Franco, tu sei grande! Io
non ho fatto altro che
mettere in pratica la tua
idea! Era semplicemente
camomilla... provenendo
dalla cucina del palazzo
della fata, ha forse
soltanto assunto un leggero
tocco magico! -
A quel punto, ripresosi,
s’intromise Tirannosaurus
Rex: - Siete grandi tutti e
due! Ho un solo modo per
ringraziarvi... -
Dicendo ciò, si sganciò la
catenina e porse a Cristina
l’orecchino di “cristalghiaccio”.
Era pentito di quella vita
disgraziata, vissuta
nervosamente e in disaccordo
con tutti.
Per colpa sua anche
Strellino, dolce e innocuo
pipistrello, s’era tramutato
in un mostro, ma ora era
contento di rivederlo così
come nacque.
I nostri amici non lo
poterono vedere ma, in
quello stesso momento, anche
l’abitazione dell’enorme
animale subì un mutamento,
diventando una casetta
accogliente piena di luce e
colori.
La nebbia, che fino a quel
momento era calata sempre
più fitta, fu finalmente
spazzata via dal vento.
Dissolvendosi, mostrava uno
spicchio di luna mentre si
accendevano le prime stelle
della sera.
Strellino non volò via
lontano da tutti come aveva
progettato. Lui e Rex
continueranno a stare
insieme, circondati da tanti
amici che li riaccolsero tra
loro e si dedicarono al
volontariato per aiutare i
bisognosi... vivendo in pace
e armonia, ogni giorno con
più pazienza e meno rabbia!
* * * * * * * * * * * * * *
* * * * * * * * * * *
Raggiunti da Kitti, che
salutò Rex sfregandosi
teneramente contro le sue
gambe colossali, Franco,
Cris e Gonglì presero la
strada del ritorno.
Portavano l’orecchino come
fosse un trofeo e dentro al
cuore la soddisfazione di
aver contribuito a
ridare a due esseri
l’entusiasmo della vita e la
volontà d’amare.
King e Betty, nonostante si
mostrassero impassibili, a
momenti mal celavano la
felicità.
- Principe Franco - disse la
regina rivolta al nostro
eroe - dormirete qui
stanotte. Domattina, riuniti
di nuovo in questa sala,
proveremo alla bambola
l’orecchino... Se rimarrà
fisso al suo orecchio, vorrà
dire che dovremo ritenere
vinta la vostra sfida (come
al momento pare che sia)
altrimenti, se dovesse
disgraziatamente cadere... -
La principessa Cristina
interruppe la madre: - E
perché mai dovrebbe
disgraziatamente cadere? Non
ce n’è ragione: ormai è
chiaro che abbiamo vinto
noi! É vero, Franco? É
fantastico... e forse domani
stesso rivedrò anche il mio
bel principe Adone! -
Nell’udire questa frase,
Franco provò una strana
sensazione, quasi di
gelosia!
Quando fu solo nella
strabiliante stanza degli
ospiti, dove quasi tutto il
mobilio era in
“cristalghiaccio”
(ovviamente solo il palazzo
del re poteva permettersi
tanto sfarzo), Franco non
aveva voglia di dormire: gli
era rimasta la paura di
risvegliarsi pipistrello!
Ripensando all’accaduto,
meditò sulla vita degli
esseri umani come lui, sulla
solitudine che spesso
s’impossessa degli uomini
nella frenesia della vita
quotidiana sul suo pianeta e
su quante persone vivono
realmente come Tirannosaurus
Rex, lacerando un pochino
per giorno la propria vita
in un disagio interiore che
toglie respiro all’armonia
positiva che migliorerebbe
loro stessi e i rapporti con
gli altri.
Si mise alla scrivania e
trasse di tasca un
blocchetto e una penna che
aveva portato con sé per
prendere appunti che gli
sarebbero serviti per quel
famigerato articolo sempre
intenzionato a scrivere.
Quando arrivò a descrivere
l’episodio della
metropolitana, rise da solo
rammentando il “treno delle
talpe giganti”! Poi si
rattristò tutto d’un tratto
e sospirò forte al pensiero
che la mattina dopo avrebbe
lasciato Cristina per
sempre. Il ricordo del suo
bacio nel svegliarlo gli
riempì il cuore di
tenerezza.
Quand’ebbe finito di
scrivere, fu preso dai
rimorsi di coscienza: - Le
ho detto che per nessun
motivo avrei svelato il
segreto.. La sto tradendo! -
Il nuovo giorno non tardò a
venire e neppure l’ora
fatidica. Cris (in compagnia
dell’inseparabile Kitti),
Franco, il re e la sua
consorte, si riunirono, come
da programma, nella sala del
trono; ed ecco entrare la
cameriera, che consegnò alla
regina la bambola con un
solo orecchino e,
naturalmente, il suo gemello
tanto pericolosamente
conquistato. Cris, sentiva
il cuore che le batteva
fortissimamente, mentre la
mano della madre si
avvicinava piano
all’orecchio di Lilli la
bambola, poggiandovi
l’orecchino.
- É fatta! - stava esultando
la giovane, ma (ahimè) la
copia dell’orecchino
precipitò inspiegabilmente e
subì la stessa sorte
dell’originale.
- Com’è possibile?! - si
chiedeva Cristina,
ripercorrendo tutte le fasi
della vicenda e l’esito
della prova. - Volevate un
principe-accompagnatore,
l’ho trovato, anzi ho
trovato un vero amico!
Abbiamo arditamente vissuto
quest’avventura, andando
oltre quanto richiesto...
abbiamo realizzato, infatti,
qualcosa di veramente
importante, restituendo un
animo nobile e generoso alla
collettività e a
Tirannosaurus la serenità
che gli mancava, necessaria
per vivere la vita! Si può
sapere che cosa... che cosa
non ha funzionato? -
La risposta venne da King e
fu immediata: - É chiaro!
Avrei dovuto sospettarlo: in
lui non c’è nulla di
principesco, infatti...
Franco non è un principe! -
Franco scosse il capo,
ammettendo con voce
sottilissima: - Spiacente,
Cris, ma è vero... Ti ho
mentito! -
Mise una mano nella tasca
dell’impermeabile che
portava sempre per ripararsi
almeno un pochino dal freddo
esagerato della montagna e
prese il block-notes.
Cristina gli lanciò uno
sguardo sconsolato fatto di
rabbia e di delusione e lo
accusò: - Ah! Ecco perché mi
hai detto una bugia! Altro
che il mio bene volevi!
Approfittati pure della mia
disgrazia! -
La ragazza dovette subito
ricredersi, perché,
stracciando uno alla volta
tutti i fogli scritti, disse
sinceramente: - No, Cris,
non voglio che tu dubiti
della mia lealtà! Hai
ragione: ho tradito la tua
fiducia! Son venuto qui con
l’intento di scrivere
qualcosa d’incredibile per
il mio lavoro di
giornalista. Però, credimi,
non è questo il motivo
principale per il quale ti
ho affiancato! Sono pronto a
rischiare ancora... perché
ti voglio bene! -
Le sue guance
s’infiammarono, precisando:
- Ti sarò sempre amico, Cris!
-
In realtà, Franco, umile
giornalista terrestre che
viveva con semplicità la
vita di ogni giorno, si era
innamorato di lei... di una
principessa aliena!
Aveva cercato di nasconderlo
a se stesso, ma invano.
All’amata non lo dichiarò,
anzi temeva di lasciarlo
trasparire. Non era un robot
dei racconti a fumetti, lui
no, trasparivano sempre
liberi i suoi sentimenti e
in questo non ci aveva mai
trovato nulla di male, ma in
quel caso ella non doveva
capire.
A che cosa sarebbe servito?
Il cuore di Cristina batteva
per Adone e poi... era
determinato a persuadere i
sovrani del regno del freddo
a piantarla con le loro
assurdità e riammettere la
figlia. Quindi, sarebbe
tornato da solo sulla Terra.
- Sì, è giusto che vada
così! - si convinceva da sé.
Sfidò il re a testa alta: -
Onestamente, non credevo di
aver bisogno di essere un
principe per riportare
Cristina da voi. Mi
sbagliavo a quanto pare,
ma...-
Non potè continuare a causa
dell’intromissione di Gonglì:
- Un momento, fermi tutti:
se non sbaglio, la legge
concede alla sventurata
esiliata l’ultimissima
possibilità! -
- Esatto! - confermò Betty -
ascolta bene, Franco:
riterremo la prova come
superata se tu, pur non
essendo un principe, fossi
in grado di offrirle in dono
qualcosa di ancor più
prezioso degli orecchini di
“cristalghiaccio”! -
Franco disse, desolato - Mi
dispiace, non possiedo nulla
che abbia un valore tanto
elevato! Se l’avessi
(credimi Cristina), te lo
cederei volentieri. -
- Oh, Franco, devi scusarmi
per quello che ho detto poco
fa! Come ho potuto pensar
male di te? Papà, mamma,
ascoltatemi, per favore: uno
sconosciuto terrestre, ha
osato dove tutti quelli del
mio pianeta si sono fermati!
Franco mi è stato vicino,
con la massima
comprensione...superando i
limiti del suo stesso
coraggio per me! Mi ha già
offerto qualcosa di molto
più prezioso di qualsiasi
gioiello... Che cosa
pretendete di più? -
Chiamata la cameriera, Sua
Maestà la regina Betty, si
fece consegnare uno strano
oggetto..
- Non nego che tu abbia
detto una cosa giusta,
figlia mia! - rispose poi a
Cristina - Purtroppo, però,
la legge dispone anche che
l’oggetto donato venga
pesato usando questa
speciale bilancia “misuravalore”,
per controllare che valga
effettivamente più del paio
d’orecchini oramai perduto!
Come si può dunque pesare
l’amicizia e la lealtà di
Franco? -
La sala piombò in uno
sconforto profondo.
Anche l’ultima speranza
sembrava svanire, quando
Cristina ebbe un’idea.
Le balenò nella mente
l’immagine del topolino di
peluche. Corse a prenderlo e
rientrò in sala, dicendo,
rivolta a Franco: - Ecco,
questo è il simbolo della
nostra amicizia! -
Lo pose su uno dei due
piatti della bilancia;
sull’altro, la regina
dell’inverno depose invece i
frammenti dell’orecchino
rotto, che la cameriera
aveva già provveduto a
raccogliere.
La bilancia, pur non avendo
un cuore, riconobbe
l’inestimabile valore del
legame tra Franco e
Cristina: due persone così
diverse ma pronte a dare
tutto l’uno per l’altra!
Cris lanciò un urlo di
felicità bagnato dalle
lacrime che le scendevano
dagli occhi giù per le
guance colorite.
- Permesso... - disse una
voce profonda maschile ed
ecco il suo “possessore”
farsi avanti: proprio lui...
Adone! Un giovanotto alto,
bellissimo, elegante e
raffinato, attraente con i
suoi occhi color “erba in
primavera”, la chioma
fluente biondissima, come
tanti raggi di sole:
esattamente il ritratto che
Cristina aveva fatto di lui!
Con la sua camminata “da
modello”, si mosse in
direzione di Franco,
lasciando nell’aria una scia
del suo profumo: una fresca,
inebriante essenza di fiori
di campo. Gli strinse la
mano e, sempre aristocratico
negli atteggiamenti e nel
parlare, lo ringraziò e si
congratulò con lui.
Poi Franco, presa Cristina
per mano, l’accompagnò
vicino al suo bello dicendo:
- Ti auguro tanta felicità,
futura “principessa
primavera”! -
I due erano felici di essere
finalmente di nuovo insieme
e ringraziarono ancora più
di una volta Franco, per il
quale era giunto il momento
di far ritorno a casa. Ma
come ci tornerà?
Il re scelse per lui il
metodo più pratico di “teletrasporto”:
quello usato dai visitatori
che venivano di tanto in
tanto dai due o tre pianeti
circostanti.
Facendo ondulare leggermente
un quadro, una delle quattro
pareti si girò: dall’altra
parte, era fatta di “cristalghiaccio”.
Il re disse che a Franco
sarebbe bastato
attraversarla per sparire
immediatamente e riapparire
a Milano.
- Bene, vi saluto e
ringrazio tutti
dell’ospitalità! É stata
un’esperienza straordinaria,
ve l’assicuro!
Non temete: da me,
l’esistenza del “Pianeta
delle Diverse Stagioni” non
sarà mai rivelata! -
- Ci spiace - dissero King e
Betty, ora molto più umani -
di non poterci sdebitare
accordandoti il permesso di
narrare ai bambini della
Terra quest’episodio
spaziale della tua vita!
Elma ci ha parlato del tuo
problema e noi tutti ti
auguriamo che la tua
situazione si risolva presto
positivamente! Capisci, se
ti concedessimo di parlare
di Elma, di noi e del nostro
pianeta, probabilmente in
poco tempo la notizia
farebbe il giro del mondo e
a quel punto... la nostra
tranquillità avrebbe fine! I
terrestri comincerebbero gli
studi, le ricerche e ci
verreste persino a cercare a
bordo delle vostre navette
spaziali...Probabilmente coi
vostri mezzi sofisticati ci
trovereste! Immagina tu
stesso le conseguenze! -
- Avete ragione... Che
stupido! Non ci avevo
pensato! Che guaio avrei
combinato, scrivendo quell’articolo!
-
Franco era già di fronte
alla parete, pronto per la
“partenza” e si volse verso
Cristina per salutarla: gli
piangeva il cuore!
Lei e Adone, mani nelle
mani, parlavano: - Elma, che
gioia riavervi qui! Ho
sofferto per voi... vi avrei
soccorso appena possibile!
Devo molto a quel ragazzo
che ha avuto il coraggio di
avventurarsi su un pianeta
lontano sfidando l’ignoto,
grazie al quale eccoci qui
insieme... per sempre!
Adesso, però, fatemi una
cortesia: cambiatevi questo
vestito... come dire... non
adatto al vostro rango! -
- Ma come!? Non vi piace? É
un regalo di Franco e a me
sembra incantevole! -
- Oh, cara! Ne avrete di
splendidi... di tutti i
colori della primavera! -
- Allora - disse Franco
richiamando l’attenzione
della giovane - io vado! É
stato bello conoscerti...
sono stati giorni
indimenticabili per me...
anche per te, spero! -
- Oh, Franco - disse lei con
voce preoccupata - non stai
bene? Sei pallido e da ieri
sera ti si è abbassata la
voce... -
- Non preoccuparti, Cri Cri,
sto bene! -
Il nostro Franco aveva detto
a Cristina un’altra bugia:
in realtà, non si sentiva
molto bene. Per colpa del
clima del posto, non certo
adatto ad un terrestre e
complice la pioggia presa
due giorni prima, si era
buscato un brutto
raffreddore e aveva la gola
in fiamme.
- Vi confesso che mi
dispiace un po’ lasciarvi...
beh, meglio che vada ora.
Cristina, non ti
dimenticherò mai... Pensami
anche tu qualche volta, ci
conto! -
Ciò detto, oltrepassò il
“cristalghiaccio” della
parete, che nel frattempo
s’era aperta divedendosi in
due per lasciarlo passare e
che si richiuse lentamente
subito dopo.
Adesso che Franco stava
sparendo definitivamente
dalla sua vita, Cristina fu
presa da un senso di
profonda tristezza. In cuor
suo forse già lo sospettava,
ma fu in quel momento che
s’accorse di non provare
nulla per Adone!
Con uno strattone, liberò la
sua mano da quella
dell’altezzoso principe e si
lanciò verso la parete
gridando il nome di Franco!
Questi, chiuso dentro come
in un ascensore, non poteva
udire la sua voce, né capì
il comportamento di
Cristina, ma, in un attimo
di egoismo, desiderò
intensamente di portar via
con sé la giovane
principessa. Istintivamente,
le tese la mano, come se
potesse oltrepassare il
“cristalghiaccio” che li
divideva e afferrare la sua!
Purtroppo, ciò risultava
impossibile anche su un
altro pianeta e Franco
ritirò la mano.
Se solo avesse saputo che
l’unico desiderio di
Cristina era quello di
essere “rapita” da lui!
Forse sarebbe stato ancora
in tempo a fermare il
“teletrasporto” e invece...
Accadde tutto in una
manciata di secondi:
attraversata tutta la sala,
Cristina arrivò troppo tardi
davanti alla parete dietro
la quale, davanti ai suoi
occhi, Franco spariva dietro
una nube di vapore.
* * * * * * * * * * * * * *
* * * * * * * * * * *
Reduce dall’irripetibile
viaggio col cuore infranto,
Franco ricomparve (non
visto, nascosto da un
furgone parcheggiato)
davanti al medesimo negozio
di giocattoli dove l’abbiamo
incontrato la prima volta.
Stava nevicando. Il ragazzo
era passato da un inverno
all’altro.
Pur non avendo compreso il
gesto di Cristina cercò,
senza motivo, il dolce viso
di lei fra la gente: invano,
naturalmente.
- Che sciocco sei, Franco -
diceva parlando da solo -
Perché mai avrebbe dovuto
seguirti? Ma guarda un po’
che strani i nostri
sentimenti! Pensa te se ci
si può innamorare di
un’aliena! Oh,sì che si
può... se l’aliena è come
Cristina! Ora basta, Franco,
ti ordino di distrarti! Ecco
cosa farò: andrò a casa e mi
metterò subito a letto.
Questo pomeriggio,
telefonerò alla direttrice
per porgerle le mie scuse!
Che altro mi resta da fare,
altrimenti? -
Nonostante i buoni
propositi, Cristina (anzi,
forse dovrei chiamarla Elma,
visto che mai più nessuno la
chiamerà col suo nome
tradotto in “terrestre”) era
un pensiero ossessionante.
Ammesso che il suo sogno
d’amore fosse stato un po’
più facilmente realizzabile,
non si considerava
all’altezza di aspirare alla
mano della principessa del
gelo, ma per niente fredda
nell’animo. Era un vano
tentativo di
auto-consolazione.
Piuttosto, avrebbe voluto
sfogarsi e si commosse fin
quasi alle lacrime
ascoltando un canto
natalizio suonato con
passione da due zampognari.
Le luci, i colori, il
maestoso albero di Natale
cui all’inizio del racconto
era indifferente e che poi,
mentre passeggiava
allegramente con Elma, gli
trasmettevano gioia, in quel
momento accrescevano in lui
la nostalgia di un amore
perduto.
Il raffreddore, intanto,
peggiorava e gli era salita
la febbre. Era intirizzito e
frastornato. Rivedeva, in un
turbinio di immagini, Elma,
Gonglì, la signora Perfidia
che gli urlava dietro e poi
ancora Elma, ma già
principessa-primavera,
vestita solamente di fiori!
Risentiva nella testa il
terrificante rimbombo dei
passi pesanti di
Tirannosaurus Rex, lo
sbatter d’ali di
Strellodattilo, la voce di
Betty che si confondeva con
quella della direttrice.
Sentendosi venir meno, si
abbandonò lasciandosi
cadere.
Lo soccorse una donna
nascosta dentro un enorme
mantello col cappuccio,
candido come i fiocchi che
scendevano silenziosamente,
incessantemente dal cielo.
- Ha bisogno d’aiuto? -
- No, grazie, è passato... -
- Franco! Hai visto che
brava? Ti ho portato anche
la neve! -
Nonostante la voce fosse
falsata dalla sciarpa,
Franco la riconobbe.
Un micetto nero con una
stellina bianca sbucò
miagolando miagolando da
sotto il mantello.
La fanciulla buttò il
cappuccio sulla schiena e
abbassò la sciarpa,
rendendosi riconoscibile.
- Sei proprio tu, Cris! Non
credo ai miei occhi!
Perché... sei tornata? -
- Per il semplice motivo che
ho deciso di trasferirmi
sulla Terra! -
- Ma come!? Dopo tutto
quello che abbiamo passato!
E Adone? -
- Oh... mi ero lasciata
incantare da lui, dalla sua
esteriorità e dal suo
stile... Ma ciò non basta!
Il mio principe vive su
questo pianeta ed è per lui
che sono tornata!
Non avrà negli occhi il
colore dell’erba, ma quello
azzurrino dell’acqua pura
sì! I suoi capelli saranno
un po' (tanto) meno biondi,
ma... -
L’emozione le impedì per
qualche secondo di parlare,
poi continuò,
accarezzandogli i ricciolini:
- Che dici Franco, lui
accetterà di essere il mio
principe? -
Il “principe” non pronunciò
parola: la strinse a sé e,
incurante degli sguardi
indiscreti dei passanti, le
rispose con un romantico
bacio.
L’umore del valoroso giovane
era cambiato completamente:
poco prima era al colmo
della disperazione, ora
della felicità. Si sentiva
persino meglio!
I due camminarono in
silenzio sotto la neve,
andavano a prendere il
“treno delle talpe
giganti”...
* * * * * * * * * * * * * *
* * * * * * * * * * *
A casa di Franco, questi si
mise sotto le coperte.
Cristina la principessa,
sbrigò alcune faccende
domestiche. La voce di lei
che canticchiava
gioiosamente una canzoncina
della sua montagna, era per
lui una dolce ninna-nanna.
Più tardi, pranzando
assieme, parlarono (Franco
con la sua voce roca a causa
dell’influenza!) con maggior
tranquillità lontani da
orecchi curiosi.
Cristina spiegò a Franco che
non l’avrebbe mai più vista
fare cose strane come
trasformarsi in un gatto.
Insomma, ora la sua vita era
comune a quella di ogni
ragazza della Terra, ma le
andava bene così: ciò che
contava era dividerla col
suo Franco!
- Cris, non rivedrai più i
tuoi familiari! -
- No, non è così! É stato
stabilito che farò loro
visita ogni primo giorno
dell’inverno terrestre! -
- Immagini che Adone non
sarà molto contento della
tua decisione! -
- Bhè, c’è rimasto male,
certo, ma gli passerà presto
e comunque... se ci teneva
tanto a me, come sosteneva,
il tempo per rispondere alle
mie richieste di aiuto
l’avrebbe trovato! Invece,
non ha mosso un dito!
-Oh, mia cara! Non so se mi
sarei rassegnato a non
vederti più! Temevo che la
mia principessa mi avrebbe
facilmente eliminato dai
suoi ricordi! -
- Sarei stata un’ingrata,
Franco! Ad ogni modo, non
voglio che reputi Adone un
egoista. Non ha un animo
cattivo e prevedo che saprà
essere un buon re per il
popolo della primavera, ma,
a lungo andare, non avrei
sopportato i suoi modi
ricercati e la mania di
perfezione. Vedi, Adone è un
(come si suol dire in
“terrestre”)...”gasato”,
mentre io preferisco la tua
modestia e semplicità! -
- Considera che rinunci ad
un futuro radioso! -
- Non me ne importa un bel
niente! Sarò la tua regina e
tu il mio re e questo mi
rende la donna più felice...
del mio e del tuo pianeta
messi insieme! Ah, a
proposito... Ah ah ah! -
- Si può sapere perché ridi
ora? -
- Ah ah ah... Il principe di
Magenta! Franco, non potevi
inventarne un’altra? Lo
sapevo persino io che non
esiste! -
- Che cosa?! Lo sapevi fin
dall’inizio? Allora perché
hai acconsentito che venissi
con te sulla “Montagna
dell’Inverno?” -
- Nemmeno io (come hai detto
tu questa mattina) ho mai
creduto che fosse un
requisito fondamentale
l’essere principe. E poi...
mi sei stato simpatico e mi
hai dato sicurezza fin dal
primo momento! -
Franco questa non se
l’aspettava davvero, proprio
come non aveva ipotizzato,
quando capitò in una villa
isolata e s’imbattè in un
gatto apparentemente
normale, che quello avrebbe
segnato l’inizio della sua
love-story con un’aliena!
Quante sorprese gli
riserverà ancora Cristina?
* * * * * * * * * * * * * *
* * * * * * * * * * *
Quale fu il proseguimento di
quest’inimmaginabile storia?
Franco non fece ritorno
dalla signora Perfidia.
L’anno nuovo gli portò un
nuovo lavoro: entrò a far
parte della redazione di un
giornalino appena nato, meno
diffuso ma più istruttivo e
divertente.
Franco non sfruttò mai la
sua scoperta di un mondo
fantastico e sorprendente
per realizzare uno scoop.
Con la collaborazione dei
colleghi, fece di meglio:
sul giornaletto apparvero a
puntate i racconti di una
nuova autrice: Cristina!
Si tratta degli stessi di
cui Cri Cri parlò a Franco
la sera del loro primo
incontro, arricchiti
dall’esperienza terrestre,
riviste e sistemate e il
tutto condito... con un
pizzico di fantasia!
Chissà se qualche bimbo
sospetterà che non sono solo
frutto dell’estro sfrenato
dell‘autrice!
Grazie alla strepitosa
coppia Franco-Cristina, che
seppero trascinare l’intera
redazione, quando il
settimanale per ragazzi
festeggiò il primo
anniversario aveva quasi
raggiunto la popolarità di
quello della signora
Perfidia.
Questa, invidiosa, propose
inutilmente a Franco di
ritornare.
E sulla “Montagna
dell’Inverno”?
Per chiudere in bellezza, ti
dirò che lassù l’assurda
legge degli orecchini fu
abolita.
Il dono della bambola ad
ogni neonata si tramanderà
esclusivamente come una
bella tradizione.
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