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  Alessio Brugnoli

intervista

INTERVISTA A
MARCO MILANI

 

 

Alessio Brugnoli

 


Quando, una decina di giorni fa, ho contattato per caso Marco Milani la sua prima reazione è stata
Come ti va? Che è un po' che non ci sentiamo...
Ed io dentro di me pensavo che cavolo stesse dicendo… Poi ho controllato e mi sono reso conto di come Marco fosse fin troppo buono… Non è un poco che non ci sentivamo, ma una vita…
Pressappoco dai tempi del Videofestival Futurista di Ferrara… Di acqua ne era passata sotto i ponti, eppure sembrava appena ieri.

Sarà la percezione soggettiva e connettivista del tempo… Per recuperare, l’ho costretto a rispondere ad un intervista, in cui si fa il punto della sua attività di scrittore e di editore…


Ciao Marco, chi sei, come ti descriveresti ad un estraneo? E come ti faresti distinguere dai tuoi tanti omonimi?

Ciao Alessio. Sempre domandine semplici le tue… Sono uno come tanti, uno tra i tanti. Uno fatto a modo suo, ma non tanto differente da altri fatti a modo loro.
Sono uno che è da pezzo che si fa delle domande e cerca le risposte, e qualcuna l’ho trovata.
Sono uno che non è specializzato in niente ma da ‘tuttologo’ me la cavicchio sempre discretamente. Parlo poco, in compenso scrivo e mi do da fare, magari con scarsi risultati ma sempre con un grande impegno. Evito di parlare a vanvera e di litigare, in caso contrario ho 3 Dan di Jujitsu a supporto. Che altro… Mi distinguo perché io sono io.

Cosa ti ha reso uno scrittore?

Questa è facile. La voglia di scrivere, poi forse scrittore è una parola grossa, ma curo maniacalmente ogni mio ‘insieme di parole’ e continuerò a farlo.
Questa costanza potrebbe rendermi uno scrittore.

Tu sei anche un editore… Cosa ami e cosa odi di questo lavoro?

Sono editore senza esserlo, ovvero ragionando ancora da scrittore. Amo pubblicare libri ben fatti e curati oltremodo. Odio la marea di tempo che ci perdo dietro, potrei scrivere di più o fare dell’altro, tipo niente o andarmene in giro in moto.

Odio le difficoltà assurde con librerie e distributori. Odio vedere libri di grossi editori che fanno cagare e libri fantastici se non addirittura geniali relegati nel limbo di una piccola editoria senza possibilità.

Da editore, cosa ti entrare in sintonia con un manoscritto e ti spinge a pubblicarlo?

Quei testi che rientrano nelle mie corde di lettore, o dei testi ben fatti anche se non mi piacciono.

La Scrittura, la Poesia, l’Arte, possono ancora comunicare qualcosa, avere l’ambizione di mutare l’Uomo o il Mondo, oppure debbono ammettere la loro sconfitta, riducendosi a trascrizione di soliloqui, dialoghi dell’Io con se stesso?

Sono gli unici modi reali di comunicazione. Se non ora comunicheranno a tempo debito. Vedi Van Gogh, Asimov, Tolkien e tanti e tanti altri, quasi tutti i migliori, che hanno finalizzato il loro comunicare anni o addirittura decenni dopo.

L’Io che riesce a comunicare con se stesso comunica con chiunque.

Cos'è il connettivismo? Che ti ha spinto ad avvicinarti a questa avanguardia?

Continuo a ribadirlo: non lo so cos’è il Connettivismo. Sono l’unico dei fondatori che non lo ha mai saputo spiegare a parole e continuo a ‘fare’ il Connettivista.
Forse Connettivismo significa esserci, indipendentemente da come la pensi o agisci. Io continuo a fare e pensare nel medesimo modo.

E’ più difficile scrivere una poesia, un romanzo o un racconto?

Un romanzo ovviamente, troppe variabili da mantenere in gioco e da dover gestire per arrivare alla stabilità finale dell’opera. La poesia è ‘getto’, un racconto è abbastanza semplice da equilibrare.

Come definiresti la Bellezza? Quale è il suo ruolo nella vita umana?

Questa è troppo filosofica per me, la sparo con: la bellezza esiste, ha canoni validi per la maggior parte della coscienza collettiva, ed è anche personale.
Tutto è relativo, come il suo ruolo nella vita umana.

La letteratura Italiana nell'ultimo secolo ha sempre avuto la puzza sotto al naso dinanzi alla cultura popolare, proponendo o libri complicati da leggero o un neorealismo di maniera. Tu che scrivi e pubblichi letteratura di genere, come rispondi a questo snobismo?

Non me ne può fregare di meno. Proseguo per mia strada al di là dei risultati, e resto fedele al popolo e contro qualunque tipo di ‘nobilta’.

La Fantascienza non è descrizione del futuro, ma rappresentazione degli incubi del Presente. Nel tuo romanzo e nei tuoi racconti che incubi contemporanei narri?

La fantascienza è tanto e tanto altro, anche. Narro variando nel mare dei generi e ci metto del mio, parlando di ciò che conosco per rendere le parole più reali.

La tua passione per il metal, per le arti marziali, lo zen ed il reiki come ha influenzato la tua visione del mondo e la tua scrittura? Ed Internet, il mondo dei blog e di facebook?

Diciamo che dalle arti marziali, e in scia zen e reiki che fanno poi parte di un medesimo ‘pacchetto’ di pensiero, ho preso un modus operandi che sintetizzo con la frase: sii fluido come l’acqua del fiume che procede ad ogni ostacolo come se non ci fosse.
Non ci riesco benissimo e qui il metal mi aiuta, accorpato alla parte più ‘fisica’ delle arti marziali. Ovvero ogni tanto mi incazzo.
Per la tecnologia mi adeguo. Sempre predisposto in versione Zen.

Noam Chomsky in un'intervista, pubblicata nel '75 da Laterza, su Linguaggio e Ideologia, diceva che il limite stesso delle persone è di appartenere al genere umano. La civiltà digitale ed il Transumanesimo come ridefiniranno ciò che chiamiamo umano?

Con l’evoluzione.
Lo faranno probabilmente in modi che nemmeno riusciamo a immaginare, anche se crediamo ci sia una strada già prefissata da percorrere.

Cosa è il Progetto 'Letteratura in Pace'? Come è perché è nata la raccolta NOIR NO WAR, curata con Alda Teodorani?

E’ stato un progetto nato agli albori di DOMIST, il sito letterario con il Progetto Letterario Internazionale, con EDS ancora lungi dall’essere ancora un’idea abbozzata. A Roma, alla Fiera del Libro ho incontrato e conosciuto Alda, ed ero già in contatto con l’editore Perrone, allora neoeditore.

Volevo fare qualcosa per portare qualche soldo verso Emergency, associazione con cui condivido ideali e scopi e in cui credo fermamente.
Da lì il progetto a preso forma ed è uscito il libro, in cui ogni scrittore partecipante, amici di uno o entrambi, ha visto e trattato il tema guerra dal proprio particolare, unico, strano o allucinante.

Un’opera letteraria ricca di contenuti e qualità, multiforme per generi, dal noir alla science-fiction, horror, fantastic, cyberpunk, e assolutamente senza pari.

L'Uomo contemporaneo è condannato alla solitudine ed all'incomunicabilità?

L'Uomo contemporaneo è condannato alla solitudine ed all'incomunicabilità quando decide di essere solo e di non riuscire a comunicare.

PROGETTO TERRA 2017 può considerarsi la versione contemporanea del romanzo di formazione?

PT2017 non credo sia la versione di niente, o almeno non sta a me dirlo. Lo considero solo un romanzo di fantascienza tendente al classico nelle sue modalità di narrazione e contenuti, e con qualche particolarità da renderlo ‘leggermente’ originale.

E’ Il mio ultimo nato e per me più che buono, con altri 6 libri a precederlo costruttivamente e a formarmi come sono ora nella veste di scrittore. E’ un romanzo attivo, con una trama molto varia, tracciato di horror e humor come spesso mi ritrovo ad aver scritto ma con vari anni di esperienza sulle spalle a renderlo al massimo, sempre dal mio punto di vista.

PTAXGHU6… Come è stata l’esperienza di scrivere un qualcosa a quattro mani con il buon Sandro Battisti?

Sandro è un buon amico e un grande scrittore, nonché carico di logica ‘fantastica’ e predisposto al dialogo, alla costruttività e alla sperimentazione. E’ stato facilissimo accordarsi sul cosa scrivere, una faccenda diversa e più complessa invece è stato definire il tutto, nel senso di riuscire ad assestare in un unico blocco due stili di scrittura assolutamente agli antipodi.

Secondo me dal ‘quattro mani e due teste’ è uscito un capolavoro. Probabilmente lo rivaluteranno quando saremo entrambi defunti da un po’. Probabilmente…

Il guerriero di luce… Un saggio sulla ricerca dell’Io o un romanzo? Come Può un’esperienza «interiore», che ha come scopo l’annullamento dell’«io», diventare materia narrativa, romanzo d’avventure picaresche?

Ho cercato di dare la forma del romanzo a un testo molto particolare in contenuti. Ci sono messaggi che volevo trasmettere, semplificandone l’assimilabilità per mezzo di una scrittura a tratti non facilissima ma perlomeno sempre scorrevole grazie alla stile narrativo.

Il romanzo è costruito attorno al senso Zen d’insieme, per un percorso personale ‘camuffato’ dalla mia propensione al ‘fanta’ con tutti gli annessi suffissi a variante, e qualche invenzione letteraria a collante. I vari pezzi del mosaico si sono incastrati. Il romanzo che ne è uscito è un qualcosa di diverso, forse incatalogabile se non in qualche branca ‘fantastic’.

Quale è il tuo metodo di lavoro? Da dove trovi l’ispirazione? Come la trasformi in scrittura?

Il metodo è molto matematico. Scrivo, correggo, faccio correggere, ricorreggo. Il tutto varie volte fino a che il lavoro, a mio parere, è perfetto in tutte le sue parti: equilibrato, coerente, privo di errori anche minimali. A prova di confronto editoriale.

L’ispirazione da dove arriva non lo so esattamente, da tutto e niente… la mente assimila e poi spara fuori qualcosa ogni tanto. Quando qualcosa arriva diventa un ‘file’ (prima erano fogli se non addirittura ‘pizzini’) che può essere sviluppato immediatamente, nel tempo, assommato ad altri e via così. Non butto nulla e prima o poi ripesco, sistemo e adeguo.

Come ti sei avvicinato alle strips?

Sono nato e cresciuto a strips. Disegnavo, o almeno ci provavo senza grandi risultati. Perlomeno me la cavavo a copiare, e mi dilettavo con i supereroi Marvel. Mi sono divorate quintalate di fumetti di ogni tipo e forma, e ancora adesso continuo con qualche testata Bonelliana.

Baby red… Una striscia satirica, uno sguardo altro sul mondo degli adulti o la riscoperta del candore dell’infanzia?

Un po’ di tutto insieme. Partendo dai testi, anche datati e che ero riuscito a sviscerare a tempi brevi e persi data la ristrettezza di un semplice scambio di battute, incontrando via web il bravissimo disegnatore Antonio Meloni abbiamo improntato un po’ di striscie grafiche.

Lui ha dato immagine ai miei personaggi, poi abbiamo creato alcune sit di sfondo, io ho recuperato formati e ‘nuvole’ e ci siamo divertiti a costruire usando il vecchio e iniziando a sfornare anche del ‘nuovo’. Il progetto è ancora valido, solo non abbiamo mai avuto molto tempo per seguirlo, tra una cosa e l’altra. Arriverà il momento per Baby Red e i suoi terribili amichetti ‘under 12 mesi’.

Cos'è un "webcok"?

Altro esperimento grafico-letterario. Abbiamo sistemato solamente tre soggetti, e lì si è chiusa l’esperienza, però mai dire mai a riprenderla in mano, magari un giorno riesco a sdoppiarmi…
Gioma è un altro ottimo disegnatore, conosciuto via web e incontrato a Roma in qualche occasione che ora mi sfugge. L’idea di base era sua, inserire alcune immagini (disegni) a descrivere visivamente il testo. Io ci ho messo dei racconti, alcuni dei miei primi horror. Lui ha disegnato.
poi il tutto si è fermato lì. Soliti motivi.

L’esperienza della Trentunesima Ora… Come è nato il progetto? E’stato difficile confrontarsi con la cinematografia?

Idea quasi univoca di Sandro Battisti, oserei affermare univoca, in cui la mia partecipazione è stata molto marginale. Il mio nome alla fine risulta tra gli sceneggiatori. Resta un grande esempio di progetto connettivista, in cui chiunque, nel proprio piccolo può essere utile a qualcosa quando si ragiona in più teste e spesso diverse e a più livelli, ma disposti ad accettare confronti e proposte, il nuovo, anche cambiare qualche regola se necessario, a tornare sui propri passi in caso di errore.
La Trentunesima Ora è opera originale, l’impronta è quella di Battisti. Non è stato difficile non essendoci nulla con cui confrontarsi, e in caso di bisogno cinematograficamente parlando mi affiderò ‘sicuro’ alla competenza e bravura di Sandro.

Quali sono i tuoi gusti personali nell'ambito dell'Arte Contemporanea? Concettuale o Neofigurativo? Che ne pensi dell'Arte Digitale italiana?

Tre domande per le quali non ho risposte serie da dare. Non ho linee di preferenza, se non emettere (ma anche no) un mio personale e incompetente parere (del tipo ‘mi piace’, ‘non mi piace’) alla singola occasione.

Non ho nemmeno l’abitudine di pensare troppo a quel che non è direttamente nel mio campo attivo: accetto quel vedo e sento, e mi fermo quasi sempre lì. Se esiste L’Arte, in qualsiasi forma si presenti, un motivo ci sarà, e nel frattempo avanzo per mia strada artistica dissestata cercando di evitare le buche.

Progetti per il futuro?

Tanti, sempre e comunque, solo o in gruppo. Il mio è un continuo progettare a 360 gradi, lungi dal concludere. Quindi avanti a migliorare il vecchio (scrittura ed editoria) e porta aperta alle idee ancora da venire.

Esiste qualcosa al termine del viaggio chiamato vita?

La realtà.


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