Nunzio Cocivera |
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racconto
LA VERGA D’ORO
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Nunzio
Cocivera |
Quel mattino al bar
sorseggiavo un cappuccino
caldo ed ero felice. Tre
giorni su quelle montagne
erano state idilliache, le
persone di una gentilezza e
di un’ospitalità squisita
soprattutto Mario e la sua
famiglia, Marta faceva un
pane di casa gustosissimo e
le conserve poi al bacio.
Finalmente tutto era pronto
per almeno un anno ero a
posto; e poi Mario vide le
mie buffe e brutte cadute mi
disse <<Rimanga alla
pensione, io e mia moglie le
procureremo la verga
d’oro>>.
E ad un costo irrisorio; si,
mi era proprio andata bene,
mi davano anche da mangiare
a casa loro che valevo di
più per la cifra chiestami
non gli avrei neanche pagato
il cibo, peraltro
gustosissimo.
Se non avessi incontrato
loro sarei rimasto lì
settimane, da solo in 2
giorni non ero riuscito a
trovarla.
Ormai era fatta, loro mi
avrebbero portato tutto
stamani a distogliermi dai
miei pensieri.
Ricevetti uno spintone che
mi fece versare sui miei
pantaloni di velluto parte
del cappuccio e a terra
l’altra parte.
<<Scusi>> mi disse.
<<Che scuse sono queste? Lei
è un cafone!>>.
<<Cafone a me!>> ricevetti
un altro spintone che
sembrava un pugno.
Erano due facce da galera,
l’altro trattenne quello che
colpì, dicendogli <<Lascialo
perdere!>>
Quell’energumeno disse <<Le
avevo chiesto scusa o no,
perché mi ha offeso?>>
<<Ti ripeto, lascialo
perdere!>> ripete l’altro.
<<E no, questo damerino deve
chiedermi scusa>>.
Guardai la barrista, era
impietrita, non c’era altra
gente; Forse era meglio
finirla lì.
<<Scusi anche me>> dissi
<<Siamo un po’ nevrotici a
volte>>.
<<Cos’ha detto?>> chiese
all’amico quell’energumeno.
<<Niente di particolare, ti
ha chiesto scusa>>.
<<Ci faccia 2 caffè e si
paghi il cappuccino del
damerino!>>
non replicai ma non per
paura, stranamente non mi
facevano paura, provavo
fastidio, mi scuso del
disaggio o del fastidio non
avrei saputo spiegare bene
al momento le mie sensazioni
a distogliermi da tutto
entrò Mario.
<<Buon giorno a tutti>>
disse con quel suo modo
gioioso di parlare, io e la
barista risposimo, quei due
non emisero alcun suono.
Mario mi viene in contro e
mi disse <<Tutto pronto, le
ho procurato una tale
quantità di Verga d’Oro che
si può considerare ricco>>.
<<Non avevo dubbi>> dissi.
Lui notò il mio pantalone
sporco e scherzosamente
disse <<Non solo non sa
camminare per boschi, non sa
nemmeno bere il latte>>.
<<Sono rimasto un bambino>>
dissi <<Mi butto tutto
addosso>>.
Quei due si fecero una
risatina sarcastica.
<<Hai preso il caffè?>>
chiesi.
<<Si>> disse lui <<Ma lo
riprenderò volentieri. I
sacchi li mette in macchina
o li porta in camera?>>
<<Li ha qui?>> chiesi.
<<No, sono ancora a casa>>.
<<Come?>> dissi.
<<Le avevo detto che sarei
partito presto>>.
<<Sa com’è la mia Marta, non
sente ragioni, pranzerà con
noi, partirà nel
pomeriggio>>.
<<Non era il caso, poco fa
pensavo proprio a questo,
non vi pagherò neanche il
cibo datomi>>.
<<Venga, dobbiamo decidere
come sistemare il carico.
Poi pranzerà con noi e
magari cenerà e partirà
domani di buon mattino>>.
<<Non esageriamo>> dissi
uscendo, dovevo partire
l’indomani il pranzo fu
squisito a base di
maccheroni di casa e
coniglio alla cacciatora
sempre con le varie conserve
di pomodori, funghi,
carciofi, ecc. Mangiai come
un porco e bevvi senza
neanche accorgermene , bevvi
tanto vino, andava giù su
quei cibi che era un
piacere. Al momento di
alzarmi mi girava tutto, in
men che non si dica dormivo
sul divano a casa di Mario.
Il suono del telefono mi
svegliò, aprì gli occhi, il
pendolo sul muro segnava le
16:20, avevo dormito tanto.
Marta mi venne vicino dopo
aver posato il telefono, la
sua faccia non lasciava
dubbi, era successo
qualcosa…
<<Dov’è Mario?>> chiesi
<<cosa succede?>>
<<Mario è alle stalle, vado
a chiamarlo; lei si lavi il
viso,deve tornare alla
pensione>>.
<<Cos’è accaduto?>>
<<Chiamo Mario, lei si
sbrighi>> (uscì).
<<Mi diressi al bagno, ormai
sapevo dov’era, mille
pensieri mi vennero in
mente, cos’era successo?>>
Mario arrivò di corsa col
viso mesto.
<<Allora?>> chiesi <<Cos’è
accaduto?>>
<<Deve tornare alla
pensione, la sua camera è a
soqquadro>>.
Appena arrivati tutto era
stato tirato fuori dalle
valigie, dai cassetti, i
miei libri sparsi sul letto,
le schede con le piante
officinali sparse sul
pavimento, la finestra
aperta col vetro rotto dal
veicolo qualcuno superò quel
metro d’altezza ed entrò
nella stanza.
<<Cosa cercavano?>> chiese
il maresciallo <<Controlli
cosa manca!>>
Poco dopo l’inventario era
fatto, non mancava nulla.
Durante i minuti che
trascorsi a sistemare, Mario
girovagava per la stanza
scrutando tutto, forse per
curiosità pensai.
Finchè il maresciallo disse
<<È strano che non manchi
nulla>>.
<<Non c’era poi molto di
valore>> dissi.
<<È strano, veramente>>
ripetè scuotendo la testa e
accarezzandosi il mento.
Mario disse <<Maresciallo,
posso farle notare una
cosa?!>>
<<Cosa?>> chiese.
<<Vede il vetro? È stato
rotto dall’interno, i vetri
sono tutti nel veicolo>>.
Il maresciallo controllò
all’interno, non c’era vetro
dunque, una simulazione, si
ritoccò il mento, poi mi
aggredì <<Lei cosa nasconde?
Cosa cerca in questo paese?
Non è qui per lavoro, deve
seguirmi in caserma e
spiegarmi lei qui perché è
venuto, e cerchi di essere
chiaro, sono stato
chiaro?>>.
Intervenne la padrona della
pensione in mio aiuto <<Non
può essere stato lui, visto
che uscì stamani col signor
Mario e sta tornando adesso…
di questo sono certa. Io
feci il letto un’ora fa!>>
Mario aggiunse <<E da allora
non si è mosso da casa
mia!>>
<<Quanti ospiti avete?>>
<<Solo lui! Sa, per ora…>>
<<Chi altri c’è dentro la
pensione?>>
<<Io e mio figlio>>.
<<Dov’è adesso?>>.
<<Al bar!>>
<<Scendiamo>> disse
ritoccandosi il mento.
Al bar chiese al ragazzo
<<Hai visto entrare
qualcuno?>>
<<No!>> disse un po’
impaurito.
<<Sei sempre rimasto qui?>>
<<Da quando mamma è uscita
si!>>
Si ritocco il mento, <<la
porta d’ingresso passa dal
bar, chiunque sarebbe
entrato l’avresti visto>>
<<Veramente sono andato
qualche minuto al bagno>>.
Si ritoccò il mento <<Bene,
allora ci sono… e… entrato
da qui, uscendo poi dalla
finestra… lei deve venire
con me in caserma a
rispondere a delle domande,
e come pocansi dissi, essere
convincente e in modo
chiaro>>.
<<Dabbene>> dissi <<Sistemo
la camera e vengo>>.
<<No, adesso!>>
<<Scusi, devo tornare su a
prendere una scheda che
spiegherà la mia presenza
qui!>>
<<Deve spiegarmi in modo
esauriente cosa fa in
Calabria>>.
Risalimmo su in camera, la
scheda con la VIRGAUREA
stranamente era sul
davanzale della finestra, la
diedi al maresciallo…
<<Cercavo quella>> dissi
<<Si può trovare un po’
ovunque in Italia, tranne in
Sicilia>>.
<<Lei che attività svolge?>>
<<Meccanico!>>
<<Meccanico! E io le sembro
così stupido da credere che
un meccanico faccia tutta
questa strada per così
poco?>>
<<È la verità!>> dissi <<Per
me non è poco>>.
Andiamo in caserma,
controllerò i suoi
precedenti, non mi convince
affatto>>.
<<Sono incensurato>> dissi.
<<Lo accureremo!>>
Usciti fuori c’era
dell’altro, la mia macchina
era stata perquisita dal
probabile ladro.
<<Cosa nasconde?>> disse il
maresciallo.
<<Nulla!>> ripetei
<<Nulla!>>
<<Come mai da Mario non andò
con la sua macchina?>>
Mario si affrettò a spiegare
precipitosamente
<<Insistetti io che venisse
col furgoncino in quella
mulattiera con questa bella
macchina non era il caso>>.
Controllati i miei
precedenti e fattomi un
altro interrogatorio, più
persuaso che convinto,
dovette lasciarmi andare.
Mario aveva provveduto a
trasferire il “carico” sulla
mia macchina, era sera
inoltrata ma avevo deciso
che sarei partito verso
casa.
Al momento di pagare la
pensione una sorpresa, la
signora disse <<Sa, mi
vergogno tanto ma deve
saperlo>> (accanto a lei il
figlio diciottenne) <<È
stato lui, mio figlio a
rovistare la sua stanza, è
giusto che lo sappia, se
vuol chiamare il
maresciallo!>>
<<Non è il caso>> dissi
<<Cosa cercavi?>>
un po’ titubante disse <<Il
tesoro, la Verga d’Oro>> poi
lessi la scheda.
Sua madre gli appioppò un
sonoro ceffone. Poi saputo
che non avrei fatto la
denuncia insisteva perché
non pagassi. Alla fine ci
accordammo, avrei accettato
lo sconto, non mi sembrava
giusto non pagare affatto.
Quello che mi lasciò
perplesso fu il fatto che
negò categoricamente che non
aveva aperto e rovistato
nella macchina, e lo negò
piangendo anche dopo altri
due ceffoni… Stranamente gli
credetti, ma allora chi è
stato?
Ormai era finita, sarei
tornato a casa. Salutai e
partii. Fatti pochi
chilometri notai un grosso
fuoristrada che mi seguiva
quasi incollato al paraulti,
avevano premura, lo avrei
fatto passare al più presto,
la strada era stretta,
finchè notai lo spazio
necessario, misi la freccia
e mi fermai. Un grosso faro
sul viso mi accecò, due
doppiette spuntarono dal
buio, un brivido mi scorse
lungo la schiena.
<<Scendi dall’auto>> mi
intimò una voce rauca <<Dove
sono i sacchi con la verga
d’oro?>>
<<Nel cofano>> dissi.
<<Aprilo subito>>.
Aperto il cofano i miei
aggressori urlarono delusi
<<Erba, solo della stupida
erba>> tirati fuori a sacchi
li svuotarono sull’asfalto.
<<Maledizione! Che storia è
questa? Cos’è DROGA???>>
<<Nessuna storia>> dissi
<<La Verga d’Oro è una
pianta>> diedi loro la
scheda.
Uno dei due la lesse <<SOLIDAGO
VIRGANREA DETTA VERGA D’ORO.
Poteri curativi. L’uso del
medicinale della pianta
risale al Medioevo, le parti
fiorite sono astringenti
DIURETICHE ANTIDIARROICHE,
si consiglia l’uso a coloro
che soffrono di reni oppure
ulcere di gola e bocca. Il
nome popolare Verga d’Oro
dovuto ai fiori giallo
ORO>>.
Finito di leggere la scheda
la diede all’altro che dopo
averla letta scoppiò in una
sonora risata, provocando
l’ira del compagno <<Cosa
ridi cretino>>.
<<È Buffo, abbiamo
perquisito la sua macchina e
ora siamo qui a minacciarlo
con i fucili convinti che
avesse chissà quali tesori
d’oro!>>
<<Non ci trovo nulla da
ridere. Mi spieghi un po’
cosa ci fa con quelle
piante?>>
dovevo spiegare i fatti miei
a due col fucile in mano ed
essere chiaro come diceva il
maresciallo.
<<Dunque, ho una moglie
allergica ai farmaci che più
volte ha rischiato la vita,
finchè un’erborista mi trovò
la cura per i suoi reni
malati, tisane di Verga
d’Oro, per lei miracolosi,
ma in Sicilia non esiste
allo stato selvatico e non
si trova che nelle
erboristerie a prezzi
esorbitanti, ma pur
pagandola cara a volte
introvabile anche in
quelle>>.
Uno rideva e l’altro era
muto come un pesce. C’era di
buono che avevano abbassato
le doppiette, finchè l’altro
urlò <<Basta, cosa
facciamo?>>
Fui lesto con la lingua
<<Andate va, dopotutto non
avete fatto nulla fin ora!>>
Sparirono come lepri,
raccolsi da terra il mio
tesoro e ripartii, mi venne
spontanea una risata e
ridevo…
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