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  Nunzio Cocivera

racconto

LA VERGA D’ORO
 

 
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11 SETTEMBRE

 

Nunzio Cocivera

 


Quel mattino al bar sorseggiavo un cappuccino caldo ed ero felice. Tre giorni su quelle montagne erano state idilliache, le persone di una gentilezza e di un’ospitalità squisita soprattutto Mario e la sua famiglia, Marta faceva un pane di casa gustosissimo e le conserve poi al bacio.
Finalmente tutto era pronto per almeno un anno ero a posto; e poi Mario vide le mie buffe e brutte cadute mi disse <<Rimanga alla pensione, io e mia moglie le procureremo la verga d’oro>>.
E ad un costo irrisorio; si, mi era proprio andata bene, mi davano anche da mangiare a casa loro che valevo di più per la cifra chiestami non gli avrei neanche pagato il cibo, peraltro gustosissimo.
Se non avessi incontrato loro sarei rimasto lì settimane, da solo in 2 giorni non ero riuscito a trovarla.
Ormai era fatta, loro mi avrebbero portato tutto stamani a distogliermi dai miei pensieri.
Ricevetti uno spintone che mi fece versare sui miei pantaloni di velluto parte del cappuccio e a terra l’altra parte.
<<Scusi>> mi disse.
<<Che scuse sono queste? Lei è un cafone!>>.
<<Cafone a me!>> ricevetti un altro spintone che sembrava un pugno.
Erano due facce da galera, l’altro trattenne quello che colpì, dicendogli <<Lascialo perdere!>>
Quell’energumeno disse <<Le avevo chiesto scusa o no, perché mi ha offeso?>>
<<Ti ripeto, lascialo perdere!>> ripete l’altro.
<<E no, questo damerino deve chiedermi scusa>>.
Guardai la barrista, era impietrita, non c’era altra gente; Forse era meglio finirla lì.
<<Scusi anche me>> dissi <<Siamo un po’ nevrotici a volte>>.
<<Cos’ha detto?>> chiese all’amico quell’energumeno.
<<Niente di particolare, ti ha chiesto scusa>>.
<<Ci faccia 2 caffè e si paghi il cappuccino del damerino!>>
non replicai ma non per paura, stranamente non mi facevano paura, provavo fastidio, mi scuso del disaggio o del fastidio non avrei saputo spiegare bene al momento le mie sensazioni a distogliermi da tutto entrò Mario.
<<Buon giorno a tutti>> disse con quel suo modo gioioso di parlare, io e la barista risposimo, quei due non emisero alcun suono.
Mario mi viene in contro e mi disse <<Tutto pronto, le ho procurato una tale quantità di Verga d’Oro che si può considerare ricco>>.
<<Non avevo dubbi>> dissi.
Lui notò il mio pantalone sporco e scherzosamente disse <<Non solo non sa camminare per boschi, non sa nemmeno bere il latte>>.
<<Sono rimasto un bambino>> dissi <<Mi butto tutto addosso>>.
Quei due si fecero una risatina sarcastica.
<<Hai preso il caffè?>> chiesi.
<<Si>> disse lui <<Ma lo riprenderò volentieri. I sacchi li mette in macchina o li porta in camera?>>
<<Li ha qui?>> chiesi.
<<No, sono ancora a casa>>.
<<Come?>> dissi.
<<Le avevo detto che sarei partito presto>>.
<<Sa com’è la mia Marta, non sente ragioni, pranzerà con noi, partirà nel pomeriggio>>.
<<Non era il caso, poco fa pensavo proprio a questo, non vi pagherò neanche il cibo datomi>>.
<<Venga, dobbiamo decidere come sistemare il carico. Poi pranzerà con noi e magari cenerà e partirà domani di buon mattino>>.
<<Non esageriamo>> dissi uscendo, dovevo partire l’indomani il pranzo fu squisito a base di maccheroni di casa e coniglio alla cacciatora sempre con le varie conserve di pomodori, funghi, carciofi, ecc. Mangiai come un porco e bevvi senza neanche accorgermene , bevvi tanto vino, andava giù su quei cibi che era un piacere. Al momento di alzarmi mi girava tutto, in men che non si dica dormivo sul divano a casa di Mario.
Il suono del telefono mi svegliò, aprì gli occhi, il pendolo sul muro segnava le 16:20, avevo dormito tanto. Marta mi venne vicino dopo aver posato il telefono, la sua faccia non lasciava dubbi, era successo qualcosa…
<<Dov’è Mario?>> chiesi <<cosa succede?>>
<<Mario è alle stalle, vado a chiamarlo; lei si lavi il viso,deve tornare alla pensione>>.
<<Cos’è accaduto?>>
<<Chiamo Mario, lei si sbrighi>> (uscì).
<<Mi diressi al bagno, ormai sapevo dov’era, mille pensieri mi vennero in mente, cos’era successo?>>
Mario arrivò di corsa col viso mesto.
<<Allora?>> chiesi <<Cos’è accaduto?>>
<<Deve tornare alla pensione, la sua camera è a soqquadro>>.
Appena arrivati tutto era stato tirato fuori dalle valigie, dai cassetti, i miei libri sparsi sul letto, le schede con le piante officinali sparse sul pavimento, la finestra aperta col vetro rotto dal veicolo qualcuno superò quel metro d’altezza ed entrò nella stanza.
<<Cosa cercavano?>> chiese il maresciallo <<Controlli cosa manca!>>
Poco dopo l’inventario era fatto, non mancava nulla.
Durante i minuti che trascorsi a sistemare, Mario girovagava per la stanza scrutando tutto, forse per curiosità pensai.
Finchè il maresciallo disse <<È strano che non manchi nulla>>.
<<Non c’era poi molto di valore>> dissi.
<<È strano, veramente>> ripetè scuotendo la testa e accarezzandosi il mento.
Mario disse <<Maresciallo, posso farle notare una cosa?!>>
<<Cosa?>> chiese.
<<Vede il vetro? È stato rotto dall’interno, i vetri sono tutti nel veicolo>>.
Il maresciallo controllò all’interno, non c’era vetro dunque, una simulazione, si ritoccò il mento, poi mi aggredì <<Lei cosa nasconde? Cosa cerca in questo paese? Non è qui per lavoro, deve seguirmi in caserma e spiegarmi lei qui perché è venuto, e cerchi di essere chiaro, sono stato chiaro?>>.
Intervenne la padrona della pensione in mio aiuto <<Non può essere stato lui, visto che uscì stamani col signor Mario e sta tornando adesso… di questo sono certa. Io feci il letto un’ora fa!>>
Mario aggiunse <<E da allora non si è mosso da casa mia!>>
<<Quanti ospiti avete?>>
<<Solo lui! Sa, per ora…>>
<<Chi altri c’è dentro la pensione?>>
<<Io e mio figlio>>.
<<Dov’è adesso?>>.
<<Al bar!>>
<<Scendiamo>> disse ritoccandosi il mento.
Al bar chiese al ragazzo <<Hai visto entrare qualcuno?>>
<<No!>> disse un po’ impaurito.
<<Sei sempre rimasto qui?>>
<<Da quando mamma è uscita si!>>
Si ritocco il mento, <<la porta d’ingresso passa dal bar, chiunque sarebbe entrato l’avresti visto>>
<<Veramente sono andato qualche minuto al bagno>>.
Si ritoccò il mento <<Bene, allora ci sono… e… entrato da qui, uscendo poi dalla finestra… lei deve venire con me in caserma a rispondere a delle domande, e come pocansi dissi, essere convincente e in modo chiaro>>.
<<Dabbene>> dissi <<Sistemo la camera e vengo>>.
<<No, adesso!>>
<<Scusi, devo tornare su a prendere una scheda che spiegherà la mia presenza qui!>>
<<Deve spiegarmi in modo esauriente cosa fa in Calabria>>.
Risalimmo su in camera, la scheda con la VIRGAUREA stranamente era sul davanzale della finestra, la diedi al maresciallo…
<<Cercavo quella>> dissi <<Si può trovare un po’ ovunque in Italia, tranne in Sicilia>>.
<<Lei che attività svolge?>>
<<Meccanico!>>
<<Meccanico! E io le sembro così stupido da credere che un meccanico faccia tutta questa strada per così poco?>>
<<È la verità!>> dissi <<Per me non è poco>>.
Andiamo in caserma, controllerò i suoi precedenti, non mi convince affatto>>.
<<Sono incensurato>> dissi.
<<Lo accureremo!>>
Usciti fuori c’era dell’altro, la mia macchina era stata perquisita dal probabile ladro.
<<Cosa nasconde?>> disse il maresciallo.
<<Nulla!>> ripetei <<Nulla!>>
<<Come mai da Mario non andò con la sua macchina?>>
Mario si affrettò a spiegare precipitosamente <<Insistetti io che venisse col furgoncino in quella mulattiera con questa bella macchina non era il caso>>.
Controllati i miei precedenti e fattomi un altro interrogatorio, più persuaso che convinto, dovette lasciarmi andare.
Mario aveva provveduto a trasferire il “carico” sulla mia macchina, era sera inoltrata ma avevo deciso che sarei partito verso casa.
Al momento di pagare la pensione una sorpresa, la signora disse <<Sa, mi vergogno tanto ma deve saperlo>> (accanto a lei il figlio diciottenne) <<È stato lui, mio figlio a rovistare la sua stanza, è giusto che lo sappia, se vuol chiamare il maresciallo!>>
<<Non è il caso>> dissi <<Cosa cercavi?>>
un po’ titubante disse <<Il tesoro, la Verga d’Oro>> poi lessi la scheda.
Sua madre gli appioppò un sonoro ceffone. Poi saputo che non avrei fatto la denuncia insisteva perché non pagassi. Alla fine ci accordammo, avrei accettato lo sconto, non mi sembrava giusto non pagare affatto. Quello che mi lasciò perplesso fu il fatto che negò categoricamente che non aveva aperto e rovistato nella macchina, e lo negò piangendo anche dopo altri due ceffoni… Stranamente gli credetti, ma allora chi è stato?
Ormai era finita, sarei tornato a casa. Salutai e partii. Fatti pochi chilometri notai un grosso fuoristrada che mi seguiva quasi incollato al paraulti, avevano premura, lo avrei fatto passare al più presto, la strada era stretta, finchè notai lo spazio necessario, misi la freccia e mi fermai. Un grosso faro sul viso mi accecò, due doppiette spuntarono dal buio, un brivido mi scorse lungo la schiena.
<<Scendi dall’auto>> mi intimò una voce rauca <<Dove sono i sacchi con la verga d’oro?>>
<<Nel cofano>> dissi.
<<Aprilo subito>>.
Aperto il cofano i miei aggressori urlarono delusi <<Erba, solo della stupida erba>> tirati fuori a sacchi li svuotarono sull’asfalto.
<<Maledizione! Che storia è questa? Cos’è DROGA???>>
<<Nessuna storia>> dissi <<La Verga d’Oro è una pianta>> diedi loro la scheda.
Uno dei due la lesse <<SOLIDAGO VIRGANREA DETTA VERGA D’ORO. Poteri curativi. L’uso del medicinale della pianta risale al Medioevo, le parti fiorite sono astringenti DIURETICHE ANTIDIARROICHE, si consiglia l’uso a coloro che soffrono di reni oppure ulcere di gola e bocca. Il nome popolare Verga d’Oro dovuto ai fiori giallo ORO>>.
Finito di leggere la scheda la diede all’altro che dopo averla letta scoppiò in una sonora risata, provocando l’ira del compagno <<Cosa ridi cretino>>.
<<È Buffo, abbiamo perquisito la sua macchina e ora siamo qui a minacciarlo con i fucili convinti che avesse chissà quali tesori d’oro!>>
<<Non ci trovo nulla da ridere. Mi spieghi un po’ cosa ci fa con quelle piante?>>
dovevo spiegare i fatti miei a due col fucile in mano ed essere chiaro come diceva il maresciallo.
<<Dunque, ho una moglie allergica ai farmaci che più volte ha rischiato la vita, finchè un’erborista mi trovò la cura per i suoi reni malati, tisane di Verga d’Oro, per lei miracolosi, ma in Sicilia non esiste allo stato selvatico e non si trova che nelle erboristerie a prezzi esorbitanti, ma pur pagandola cara a volte introvabile anche in quelle>>.
Uno rideva e l’altro era muto come un pesce. C’era di buono che avevano abbassato le doppiette, finchè l’altro urlò <<Basta, cosa facciamo?>>
Fui lesto con la lingua <<Andate va, dopotutto non avete fatto nulla fin ora!>>
Sparirono come lepri, raccolsi da terra il mio tesoro e ripartii, mi venne spontanea una risata e ridevo…
 

 

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