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  Mario Gazzola

science fiction

COME NOI
 

 
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CONFITEOR

 

Mario Gazzola

 


(racconto scritto nella versione originaria per il concorso SpaceWave 2006, da un incipit di Giampaolo Simi, con il titolo “Un mattino come tanti”. Pubblicabile liberamente, citando il Festival e l’autore dell’incipit)

– Abbiamo novità? – Chiese Espinoza.
– Il soggetto 1 continua a emettere ronzii ininterrotti su una frequenza base intorno ai 4 khz. Il soggetto 2 ha ripreso a scrivere sequenze di numeri a 18 cifre. Sono tutti numeri primi, abbiamo controllato e…
L’assistente cominciò a tossire con violenza, piegandosi in avanti. Espinoza versò dell’acqua giallastra in un bicchiere di alluminio e guardò l’alba esplodere oltre i vetri opachi.
– Grazie.
– Numeri primi, sì… Altro?
– Il soggetto 3 – disse l’assistente, con un filo di voce. Posò il bicchiere e, prima di riprendere a tossire, lanciò a Espinoza un’occhiata di muto ribrezzo.
(Giampaolo Simi)



– Dobbiamo smettere di bere l’acqua del sistema idrico interno, dottor Lansdale, credo che i depuratori siano andati e la neve è radioattiva. Raccoglierò tutte le bottiglie d’acqua minerale rimaste e vedremo che autonomia abbiamo. Lei continua a prendere gli omeofarmaci per le difese immunitarie?
– Sì, professore. Speriamo…
– Bene. Cosa fa allora il soggetto 3?
– Niente. Non fa niente. Resta immobile e fissa gli altri due come se fosse assente. Ma…
– Cosa le fa tanto schifo, allora? Ha una faccia…
– Non so… mi fa impressione. Li fissava come insetti in un vaso, con odio. Dopo ha cominciato a gorgogliare… Schiumava dalla bocca, sempre stando immobile e fissando, prima loro, poi noi… Non so cos’ha, solo non vorrei mai restare da solo in laboratorio con lui.
– Non sarà necessario, mi pare. Siete in due a monitorare le evoluzioni degli esperimenti, no? E in fondo, innesti a parte, loro non sono che uomini, come noi. Gli altri due reagiscono?
– No, ciascuno ignora gli altri e continua come fosse solo. Uno ronza, uno scrive e uno fissa. Stop.
– Va bene, osservateli anche dai monitor, stando fuori dalla sala. Lasciateli agire spontaneamente. Radunate le bottiglie buone, io prenderò lo snow-scooter per vedere se dalla stazione radar riescono a farci mandare rifornimenti d’acqua, farmaci e nuovi depuratori. Ci rivediamo nel pomeriggio, buon lavoro.

Espinoza s’avviò verso il magazzino del centro ricerche con la decisione che metteva in ogni atto. Non lo rividero fino a sera. Quando entrò trafelato, il dottor Lansdale aveva appena vomitato ed era del colore giallastro dell’acqua dei rubinetti. Lo assisteva la dottoressa Fukuyama.
– L’ha bevuta ancora? – Chiese Espinoza brusco. Finalmente rivelava sotto la consueta scorza un po’ di stanchezza, normale per la sua età.
– Le bottiglie nei refrigeratori sono finite – rispose la donna – e i suoi farmaci hanno effetti sempre meno duraturi. Lei cos’ha trovato?
– Quattro taniche di acqua distillata. Alla stazione radar stranamente non c’era nessuno e non ho potuto inviare messaggi alla base ma ci basteranno fino al prossimo rifornimento.

All’esterno era ormai buio pece da ore. 40 gradi di tenebra sottozero.
– Perché ha anche lei quella faccia da moribonda, dottoressa? Disse subito dopo, osservandoli – Preoccupata per Lansdale?
– No, professore, non è solo quello. – Rispose la Fukuyama.
– Come si comportano i nostri tre amici?
– E’ quello il punto.
– Cos’è accaduto?
– Il 3 se n’è stato immobile per ore, sguardo fisso, a gorgogliare. Finché il ronzio dell’1 s’è fatto più acuto, stridulo, davvero fastidioso.
– Allora?
– All’improvviso 3 s’è avventato su di lui e l’ha fatto a pezzi. Dilaniato in un batter d’occhio: l’abbiamo visto dai monitor, sangue dappertutto… Uno scatto da predatore, senza una parola… Mostruoso. – Le tremavano le labbra.
– E l’impianto di esoscheletro, non l’ha protetto?
– L’ha stracciato, come la stagnola di un cioccolatino.
– E poi l’ha… Divorato? – Chiese Espinoza con una curiosità che la inquietò ancor di più.
– No, aveva appena mangiato la sua razione.
– Carne di vitella argentina?
– Quella. – S’inserì Lansdale – Bovini sudamericani nutriti a sintograss!
– Non faccia l’ecologista da manifestazione, Lansdale! – Lo rimproverò Espinoza – E’ la stessa roba che mangiamo anche noi.
– Che consolazione…
– Ma noi non ci sbraniamo a vicenda. Adesso dov’è il corpo?
– L’abbiamo ricomposto alla meno peggio in sala operatoria – rispose la Fukuyama.
– E il 3?
– Fuggito lungo il corridoio, perso nel buio. Ha fatto saltare molte luci.
– E l’avete lasciato andare così…?
– Doveva fermarlo lei – intervenne sarcastico Lansdale.

Il laboratorio spiccava nella distesa di neve sporca come l’unico lumicino acceso nel grande cimitero dell’ultima area ghiacciata dell’era neoequatoriale.
– Avete continuato a seguirlo sui monitor?
– Sì, finché non ha accecato tutti quelli del settore B.
– Ora è là?
– Lo pensiamo, ma non possiamo seguire i suoi spostamenti. Per quel che ne sappiamo, potrebbe anche essere dietro quella porta – rispose indicando l’uscita del laboratorio.
Espinoza fissò la porta socchiusa sul corridoio buio in fondo alla sala con fastidio. Poteva essere per la prima volta un’espressione di paura, benché ben controllata. Sospirò senza dir nulla.
– Voglio vedere il soggetto 1. Vado in sala operatoria. Cercate di tener d’occhio il 3 sui monitor, non vorrei che uscisse all’esterno.
Li lasciò, evitando d’incrociare i loro sguardi terrorizzati. Percorse i cunicoli male illuminati verso la piccola sala operatoria sotterranea, cercando di non pensare al rischio che il soggetto 3 fosse ad attenderlo dietro ogni angolo. Poi tentò di concentrarsi sull’analisi della salma martoriata, dai tratti irriconoscibili.

Dopo solo pochi minuti trillò il suo cercapersone. Uscì di corsa e sentì le loro voci disperate.
– Professore! Professoreeeeeee…!
– Che c’è? Cosa succede?!
– Oddìo, vengaaa!
– Ma dove? Cosa succede ora?!
- Il soggetto 2…
- Non è più nel suo alloggio? E’ stato lui?
– Cinque minuti fa - annuirono.
– Ma non era isolato nel settore B?!
– È calato dal condotto dell’aria riciclata. Il soggetto 2 continuava a scrivere come un autistico. Era arrivato a una sequenza di 72 numeri primi.
L’assistente esplose in un violentissimo accesso di tosse, espettorando una schifosa bava giallastra sul pavimento macchiato di sangue.
– E neanche questa volta siete intervenuti?! – Riprese furibondo Espinoza.
– So che non è bello, professore – spiegò la Fukuyama – e neanch’io me lo spiego razionalmente: ma non riuscivamo a staccarci dal video per correre di là e intervenire…

Un rumore improvviso li fece sobbalzare tutti. Sembravano barili fatti rotolare in un corridoio distante. L’eco sorda diresse di scatto sei occhi sui monitor. Tutti gli spazi ripresi sembravano vuoti e tranquilli.
– Dove sei…? – Disse fissando lo schermo muto. – Ha dilaniato allo stesso modo anche il soggetto 2? – Il professore finse autocontrollo.
– No, stavolta… Se l’è presa più comoda – spiegò a fatica Lansdale, che s’era leggermente ripreso. Gli ha strappato i connettori al sistema di fotosintesi clorofilliana guidata e l’ha tirato su dalla vasca in cui i suoi piedi si stavano riformando (tra l’altro il processo stava procedendo a meraviglia). Mentre quello boccheggiava, gli ha strappato le braccia. Come si staccano le ali a un insetto. Poi è rimasto lì a guardarlo.
– Gli schizzi di sangue arrivavano fino al soffitto – aggiunse la Fukuyama, occhi bassi – hanno sporcato persino l’obiettivo di una videocamera.
– Dio…
– Sì, non avevo mai visto una cosa così.

Un lampo. Un battito di ciglia. Espinoza si voltò di scatto. Restò un istante a fissare il ballatoio deserto sopra le loro teste. Poi riprese come niente fosse.
– …e non siete accorsi mentre lo guardava dissanguarsi?
– A quel punto abbiamo provato, ma aveva sbarrato l’accesso al settore degli alloggi. Non abbiamo potuto far altro che seguirlo dai monitor e registrarlo… Mentre lo faceva.
– E com’era lui? Vi sembrava, come dire… “Soddisfatto”?
– Di più. Quel mostro godeva, professore – sentenziò amaro Lansdale.
Espinoza non aveva detto niente per non diffondere il panico nei due assistenti già tesi. Per un istante gli era perso di veder saettare un’ombra sul ballatoio. Ma non ne era sicuro.
– Anche questo non l’ha mangiato?
– L’ha come… “assaggiata” – puntualizzò Fukuyama – ma prima l’ha… Violentata. – disse, mentre inseriva una videocard nel lettore. Di nuovo riabbassò gli occhi, come sentendosene in colpa personalmente.
– Già, il soggetto 2 era… Una femmina, vero dottoressa? – chiese Espinoza vergognandosi della sua domanda sciocca. Il sesso dei soggetti era ininfluente sui risultati dei suoi esperimenti, per cui aveva finito per non farci più caso. Ripensò a quel che aveva letto in un vecchio saggio filosofico: “più grande è la scissione fra l’oggetto e il soggetto grazie alla scienza, più il male trova le condizioni propizie per installarsi nell’essere”¹.
– Certo, professore, guardi lei stesso – la donna avviò la registrazione della scena dal circuito di videosorveglianza. – L’ha presa grugnendo come una bestia, mentre lei si dissanguava dai moncherini e rantolava.
Espinoza aprì la bocca senza riuscire a dire niente per diversi secondi. Istintivamente si coprì gli occhi. “Il potere della scienza risiede nella dissociazione fra i mezzi e i fini che si pone al servizio del male”¹.
Il video mostrava confusamente il soggetto 3 finire il 2 (ripreso di spalle), spezzandogli l’osso del collo con un colpo secco. Poi sbranarne volto, parti del collo, dell’addome e delle natiche. Infine, lasciarlo lì come un avanzo, come avesse perso interesse nel pasto crudo. E scomparire deglutito dallo stesso condotto che l’aveva sputato. Le riprese erano mosse e poco nitide ma agghiaccianti.
- Avremmo dovuto procedere subito all’induzione di animus religioso mentre procedevamo con gli esperimenti… Sono stato uno stupido. Trattando soggetti emotivamente instabili, l’unico vero anticorpo contro le degenerazioni violente degli stati di stress e della libido è quello autogenerato dall’individuo tramite il sentimento religioso.
– Professore, posso farle una domanda? – Riprese Lansdale, sulfureo.
– Sì, certo…
– Lei cos’aveva dato al 3, prima di lasciarlo, ieri mattina?
– Il solito bicchiere di soluzione Snuffy. Come ogni giorno, alla stessa ora. Nient’altro.
– Nessuna integrazione alimentare specifica?
– No: bistecche argentine, zuppa di miso e fitoplancton. Razioni come le nostre.
– E non gli ha praticato alcun altro intervento invasivo?
– No, dopo gli innesti biomeccanici sulle braccia che gli hanno dato quella forza, nulla che non sia già registrato nella documentazione sugli esperimenti.

Gli speaker del sistema monitor diffusero un suono agghiacciante: un urlo selvaggio, barbarico. Una belva in caccia.
– Ha rotto i video ma non i microfoni – commentò il dettaglio irrilevante Espinoza, cercando di non farsi tremare la voce.
– …professore…
– Dica, dottor Lansdale.
– Avevamo delle armi qui al laboratorio… Vero?
– Sì, mi pare ci fosse una rastrelliera con un paio di fucili nel magazzino, per i cani selvatici.
– Bene. Se la Fukuyama resta qui… – Biascicò – noi possiamo recuperarli. Quanti sono i tratti non coperti dai video…?
– Per favore… Non lasciatemi qui da sola. Non sappiamo dov’è… Lui.
– Ok, vada lei col professore. Per come sto io, meglio sedere ai monitor. Mettete gli auricolari, vi avviserò se lo vedo su uno schermo.
Fukuyama gettò un’occhiata ai monitor. – Eccolo! – Gridò – È nel corridoio… B7!
– Lansadale, blocchi le porte del corridoio tra le sezioni B6 e B8! – Ordinò il professore – Subito!
– Sì – rispose l’assistente cercando freneticamente il comando giusto sul pannello di controllo accessi. – Dio, quali sono?!
– Sta venendo qua!
– Andiamo, blocchiamo le porte a mano! – Espinoza si lanciò di corsa verso la porta della sala e Lansdale lo vide apparire sul monitor del corridoio. Fukuyama, più giovane, lo raggiunse e lo superò strappandogli di mano la sbarra di ferro con cui sprangare la porta del corridoio. Lansdale vedeva sul video il soggetto 3 correrle incontro schiumando.
Venti metri.
Quindici.
Un tasto schiacciato a caso dal giovane alla console sigillò ermeticamente la porta B7àB8. A otto metri l’uomo sparì in un altro condotto d’aria.
– Cristosanto! – Esclamò Espinoza sigillando la porta della sala monitor – non è possibile che in tre siamo assediati da un uomo solo!
– Lei non l’ha ancora visto in azione. Provi a parlargli, c’era uno che parlava coi lupi, dicono…
– La pianti Lansdale, torni scienziato!
– Va bene, professore. Allora, da scienziato, ci dica cosa c’era dentro la dannata soluzione Snuffy.
– Niente, Lansdale. Non c’è niente. Solo acqua, integratori vitaminici e qualche goccia d’alcool per darle un sapore da medicinale. È un puro placebo, per quello le ho dato quel nome ridicolo.
– Perché?
– Per osservare quanto la psiche da sola può influire sui comportamenti di individui i cui organismi hanno subito modificazioni radicali come la perdita e la ricrescita di arti e interi organi.

Poi, Espinoza e la donna s’incamminarono lungo l’intestino buio del laboratorio, uno stretto corridoio in lamiera metallica corrugata che conduceva verso l’ingresso principale.
Passi. Frettolosi. Quasi di corsa.
– Secondo lei, da dove ha tratto questa carica aggressiva, il 3? – Sussurrò la Fukuyama camminando svelta.
– Dal suo cervello – concluse Espinoza lapidario. – Come fa la razza umana da che mondo è mondo, no?
Respiri affannosi nelle cuffie di Lansdale. Battiti cardiaci in accelerazione, nelle tempie del professore e della giovane donna.
– Ma… Perché?
– Per un sacco di buoni motivi, temo. Per imitarci: ha compiuto “esperimenti” sui suoi simili 1 e 2 come abbiamo fatto noi. E ora gioca con le nostre vite come noi abbiamo giocato con le loro.
Espinoza ansimava affaticato. La paura lo mostrava anziano come non l’avevano mai visto.
- La vendetta delle cavie?
– E, come avete potuto osservare, anche un grande piacere. Perché la vittoria violenta sull’altro dà forza e vitalità: come in tutta la storia dell’umanità, da Caino ai cannibali, dai nazisti ai marines.
– Non credo che l’induzione religiosa avrebbe funzionato, comunque – la voce della donna echeggiava metallica nel cunicolo buio.
– Non possiamo esserne certi, ma non bisogna lasciare nessuna strada intentata. In fondo, la religione è il più potente psicotropo inventato dall’umanità, se qualcosa può arginare gli istinti violenti è quella.
Avanzavano nel corridoio che si faceva più stretto, ingombro com’era sui due lati di scansie metalliche piene di attrezzature biomediche e di vasetti di vetro con reperti di varie generazioni di esperimenti falliti.
- Perché allora non ha pensato di rimuovere la loro memoria a lungo termine, per togliere loro l’angoscia della mutazione? – riprese Fukuyama.
- Sarebbe stato lungo testare l’efficacia del trattamento coi test pavloviani – rispose Espinoza. – L’animus religioso funziona più direttamente: una volta attivato dal farmaco, l’individuo si autonoma senza interventi esterni.
Rallentò. Aveva il fiato corto. Intorno a lui, decenni di piccole mostruosità in soluzioni conservanti e criogeniche.
- Ha paura, professore?
- Certo che ne ho. Ma se siamo fortunati non cercherà noi.
- Cosa intende…?
- Non sia sciocca, Fukuyama, non può non averci pensato anche lei quando ha accettato di venire con me: il 3 ha sempre attaccato individui soli, è uno stratega molto lucido. Non può non essere attratto da un Lansdale solo in sala controllo e indebolito dal virus.
- Il suo cinismo non è umano – la donna lo fissava con disprezzo.
- Certo che lo è. È il comportamento umano per eccellenza: istinto di sopravvivenza e calcolo delle probabilità.
Osservò la dottoressa ferma in mezzo al cunicolo buio, con le mani piantate sui fianchi in posa di sfida. Gli parve più alta e robusta di quanto non l’avesse mai vista. Gli sembrava… Minacciosa.
- Ma ci vede, senza occhiali, al buio? – Fu tutto quel che trovò da dire.
- Anche meglio – rispose lei.
- Bene, sbrighiamoci. Se Lansdale non ci parla negli auricolari forse vuol dire che lui l’ha già attaccato e tra poco ce l’avremo addosso. Il corridoio è quasi finito e di là ci sono le armi.
Si voltò e si rimise a correre. Respirazione da infarto. Ultimi metri d’intestino cieco di metallo e recipienti di vetro. Occhi ciechi di errori senza vita.
Finalmente Espinoza aprì il boccaporto che sigillava il laboratorio. Di fronte, sfocato dalla nebbia gelida, a non più di 25 metri, stava l’altro edificio. Avanzò di un passo nella neve sporca. Ma di fianco a lui, contro la luce violacea di un’alba indifferente, torreggiava il soggetto 3.
Si girò e rimase impietrito davanti a lui. Le grosse mani biomeccaniche reggevano un fucile, che l’uomo aveva piegato ad angolo retto. Lo aspettava calmo.
Non era poi stupito di vederselo davanti, non aveva più forza per opporsi. Ma ciò che lo colpì più fortemente fu la mazzata che gli venne da dietro.
Poi fu buio.

Rinvenne pochi istanti o un secolo dopo, nel panico.
Non sentiva vero dolore ma un’angoscia febbrile. La sensazione di una sonda che saliva per il retto.
Mise a fuoco con fatica: la Fukuyama china su di lui lo fissava sarcastica. Il suo braccio destro affondava in lui all’altezza del gomito.
- Lo so che non è molto virile, professore, ma le attenuerà il dolore.
Infatti non ne sentiva. Si sentiva sì umiliato, ma anche abbastanza debole da accettare l’abisso con una sorta di rassegnata estasi da martire.
- A lei non ricresceranno gli arti come a noi, ma le endorfine che secerniamo sono il dono di “umanità” di cui ci sarà grato, no?
Espinoza fece per alzare il braccio destro. La sua spalla si mosse con uno sforzo titanico, ma il braccio rimase immobile. Era staccato dal tronco. Giaceva in una pozza di sangue lì accanto, come se fosse ancora suo.
Il 3 lo raccolse, lo annusò con gusto, quindi lo porse all’uomo che gli si avvicinava. A Espinoza mancò il fiato.
- Lui… Anche lui…
- Sì, il suo “soggetto 1” ha preso l’aspetto di Lansdale – spiegò la 2-Fukuyama. – E per la verità lui è riuscito anche meglio di me. Abbiamo avuto più tempo per replicare il suo fenotipo: quando l’abbiamo ucciso lei era fuori…
Espinoza cercò di far leva sul braccio sinistro per alzarsi. Ma anche quello era stato strappato dal tronco. Il movimento scatenò una fontana rossa dalla sua spalla.
Il soggetto 1-Lansdale raccolse il braccio e vi affondò il viso come se non mangiasse da anni.
Il professore ricadde sulla schiena, sconfitto e semi dissanguato. Vide avvicinarsi lentamente al gruppo anche Toni Bell e Yuri Kain, i due operatori della stazione radar.
- Tra poco il suo “soggetto 3” sarà un perfetto Espinoza. Solo più sano, più forte. Autorigenerante – concluse la 2-Fukuyama continuando ad anestetizzarlo, mentre il 3 sollevava Espinoza dalle ascelle. – C’è tutto il tempo, mentre aspettiamo la spedizione dei rifornimenti.
- Sia soddisfatto, professore. Lei ha vinto. Successo pieno: siamo organismi migliori, dentro. Per il resto, totalmente umani, come voi!


Nota:
¹ citazioni tratte da “Piccola Metafisica dell’Omicidio”, di Eliette Abécassis (il Melangolo, 2004).

 

 

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