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  Marilena Genovese

racconto

IL GIOCO
 

 

Marilena Genovese

 


«Aspetta, ti faccio vedere, io sono bella davvero».
Alexandra stava pronunciando quelle parole quando il preside irruppe all’improvviso nella palestra. Le voci che circolavano sull’insegnante di matematica si erano fatte sempre più insistenti e maliziose e aveva deciso di verificare di persona. L’aveva seguita lungo il corridoio, l’aveva vista incontrare Roberto e con lui dirigersi frettolosamente al piano inferiore. Aveva atteso qualche minuto, per capire cosa stesse succedendo, poi era entrato aprendo con irruenza la porta, che i due si erano dimenticati di chiudere a chiave. La scena che si presentava dinanzi ai suoi occhi non lasciava alcun dubbio sulle intenzioni della donna che, riversa sul pavimento, con la gonna sollevata e la camicia sbottonata a metà, invitava il bel ragazzone biondo di quinta liceo ad approfittare delle sue forme generose.
Disorientato da quella visione l’uomo non era stato in grado di proferire alcuna parola di disappunto né di rimprovero. Si era limitato alle due frasi banali:
«Venga subito in presidenza. E tu, Roberto, rientra in classe immediatamente».
Aveva girato le spalle e se n’era andato passandosi nervosamente le mani tra i capelli, come se a commettere qualcosa di disdicevole fosse stato lui e non l’intraprendente signorina.
Il polverone sollevato dall’accaduto fu a dir poco colossale. Quella mattina non si parlò d’altro in tutta la scuola. Il giorno dopo la notizia era già sulla bocca di tutta la cittadina e di lì a una settimana il nome del liceo era riportato a lettere cubitali su tutti i più importanti quotidiani del paese.
Spinti da una curiosità morbosa, tutti volevano conoscere i dettagli di quella storia piccante. C’è chi cominciò a puntare il dito non solo sulla “sexi-maestra”, come fu rapidamente ribattezzata, ma anche sull’intera struttura scolastica. Né mancarono le proteste di alcune madri che non riuscivano a spiegarsi come mai nessuno si fosse accorto della dubbia moralità della donna.
Al preside, più imbarazzato che mai, non rimase che porgere le sue più sentite scuse, cercando nel contempo di discolparsi e di riportare un po’ di pace e di credibilità nel suo istituto.
Perfettamente a suo agio appariva, invece, Alexandra che, intervistata dai giornali, sembrava quasi rallegrarsi per via della pubblicità di cui era protagonista in quei giorni.
«Alexandra è il suo vero nome?» le chiese il giornalista di un noto mensile che l’aveva raggiunta a casa, nel centro storico, dopo aver attraversato un labirinto di vicoli stretti vicino al porto.
«No, ma è così che mi chiamano sin da bambina».
«Chi è? Da dove viene? Qual è la sua storia? Chi la conosce afferma che lei è una donna magnetica, misteriosa»…

Tratto da Storie da raccontare, Il Filo editore, 2008
 

 

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