Fabrizio Giansante |
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horror
LA STORIA DI
DAVID TELFORD
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Fabrizio
Giansante |
Tutto ebbe inizio in un
freddo paesino del
Minnesota. In questo luogo
la gente vive di stenti. Non
è facile sopravvivere in
quella zona; fredda, arida
con poche risorse. I giovani
non hanno molte possibilità
di valorizzare la propria
esistenza; il futuro è
un’incognita, il presente un
vero incubo. Nessun
divertimento, nessuno svago,
nessuna spensieratezza.
Forse proprio a causa di
certe condizioni di vita, a
volte, certe persone
assumono comportamenti
strani e senza senso per la
mente umana. David James
Telford era uno di quei
tanti ragazzi abbandonati ad
una vita senza senso, senza
un perché, senza un domani.
Da tempo la polizia seguiva
i suoi comportamenti strani
soprattutto a causa della
scomparsa di alcune persone
del villaggio. David era un
tipo molto chiuso e burbero
e i suoi atteggiamenti non
lo facevano sembrare una
persona normale. Molte volte
era stato visto torturare e
ammazzare animali del bosco
in quelli che sembravano
veri e propri riti sadici.
Fisicamente era una persona
normale, nonostante la sua
giovane età era un omone
grande e grosso e la sua
mole metteva una certa
soggezione; le sue mani
erano da lavoratore, non
certo di un fanciullo della
sua età. Le forze
dell’ordine erano state
spesso a colloquio con la
madre durante le indagini ma
lei era solito rispondere
alla stessa
maniera:”lasciatelo perdere,
mio figlio è solo un poco
ritardato, non fa del male a
nessuno!”; e tutto finiva
li’. Un giorno però,
ottenuto il mandato di
perquisizione, decisero di
passare alle maniere forti e
fecero irruzione nella
dimora della famiglia
Telford. La casa era un
tugurio; sul tavolo
stoviglie sporche, le pareti
nere e piene di ragnatele,
l’odore di quelle stanze era
nauseante; si vedeva che era
una casa vecchia e non
sottoposta a manutenzione;
gli spifferi d’aria che
entravano dalle finestre
rendevano la casa gelida;
l’atmosfera era davvero
terribile. Scesero in
cantina e lì l’atroce
scoperta: alle pareti erano
appesi alcuni cadaveri;
erano irriconoscibili,
inzuppati di sangue. Alcuni
decapitati, altri mutilati
in varie parti del corpo. La
decomposizione di alcuni di
essi provocava un odore
terribile. Al centro della
stanza c’era il giovane su
una sedia, con un grosso
macete in mano tutto sporco
di sangue, anche le pareti
ne erano impregnate;
sembrava proprio una stanza
di tortura. Sguardo
totalmente assente, gli
occhi sgranati, la bocca
sporca di brandelli di carne
umana. Venne arrestato e
portato in un carcere di
massima sicurezza. Il
processo per direttissima
portò all’ovvia sentenza: la
pena di morte! Il 22 maggio
del 1984 David James Telford
fu processato per
pluriomicidio, tortura,
cannibalismo. Passarono otto
anni e, nel villaggio,
iniziarono a verificarsi
omicidi atroci molti simili
a quelli avvenuti in
passato. Trovarono alcune
impronte sui cadaveri che
corrispondevano a quelle del
ragazzo processato anni
prima. La polizia procedette
con la riesumazione della
salma del giovane assassino.
Quel giorno vollero
partecipare anche alcuni
parenti delle vittime
barbaramente uccise.
All’apertura della cassa ci
fu un urlo della madre di
una delle ragazze
massacrate. Erano tutti
attoniti dinnanzi a quello
che avevano visto.
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