Antonio Marco Iorio |
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racconto
MIGNOTTOCRAZIA
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Antonio
Marco Iorio |
Che lurida baldracca. Se
pensa di essere chic con
quei minuscoli orecchini di
perle, si sbaglia di grosso.
Si crede la prima della
classe. Tenta di darsi un
tono professionale, con quel
tailleur azzurro, il
lipstick rosa ed il
caschetto sbilenco che
incornicia il volto
allampadato. E’ solo una
gatta morta, anche se, lo
ammetto, il suo decoltè è un
Caravaggio. Magnetico
grappolo di tenere carni. E
che dire degli occhioni
enormi, neri come il fumo
che sprigiona un copertone
in fiamme. Ma guardatela,
sta leggendo Milano Finanza.
Ed io che sono Tammaro
Costantino, Sottosegretario
al Tesoro, quasi me la rido.
So perchè è qui al mio
fianco, a 34 anni. C’è un
motivo: lavora bene di
bocca. Il Capo del Governo
d’Italia, il Sommo,
l’Insuperabile, ormai non
parla d’altro. Anche due
sere fa, al party in casa
Andreotti, mentre l’ensamble
di Bahia suonava una macumba,
ha spifferato a tutti il
solito aneddoto porno-soft.
Dice che nessun’altra è in
grado di farglielo venir su
tanto duro. Niente coca,
niente viagra, niente di
niente eccetto la carne
viscosa delle sue grandi
labbra. E’ qui al mio fianco
solo ed esclusivamente per
questo. Mai una campagna
elettorale, mai un consiglio
comunale. Ed ora, si dice,
sta per convincere il Masto
a candidarla per le
Regionali in Campania.
Figuriamoci: la Regione dove
ho conquistato il maggior
numero di preferenze in
assoluto alle ultime
elezioni. La Campania dove
sono gran cerimoniere e
umile inserviente. Eppure,
per quanto sia una valletta
in carriera, non è l’unico
sedicente onorevole che
siede in quest’assise.
Prendi ad esempio, quell’altra,
quella lì, in fondo a tutto.
Ostenta il crocifisso d’oro
che le sbuca dalla camicetta
lillà. Indossa occhialini
neri da maestrina di
Casapesenna. I capelli
vaporosi sono di un castano
smunto. E’ Ministro della
Pubblica Istruzione. Non ci
credo: Ministro della
Pubblica istruzione una che
nel suo curriculum vanta una
decennale amicizia con il
giardiniere del Presidente
del Consiglio ed una sorella
nei cobas della scuola.
Siamo messi male, proprio
male. Per non parlare di
quel nibelungo alla sua
destra, un leghista duro e
puro. Tre anni fa mi
chiamava terrone, ora quasi
mi bacia le mani. Senza il
mio assenso il federalismo
fiscale salta. Puffff,
scompare. Ora, i nostri
sguardi si incrociano e
subito mi rifila un sorriso
smargiasso. E’ rubizzo,
traccagno, impossessato dal
Dio Pò. Si dice pratichi
sesso sadomaso nei
night-club di Bustarsizio.
Patetica polenta veneta.
Pare che sia un ottimo
chirurgo. Sarà: comunque,
meno male che c’è lei. La
puttana della terza
repubblica: almeno non
provaca danni alla vista. Me
la ricordo ancora quando
scodinzolava su Rete 4 con i
tacchi a spillo e la
minigonna di letex lucido.
Sbircio ogni suo movimento
da ex Signorina Pon pon, ma
poi vado oltre.
Alla sua destra c’è il fido
mastino del Duce, ora
Ministro della difesa. Poi
l’onorevole massone, e
quell’ex picchiatore
fascista delegato
all’assemblea dell’Onu.
Tutti al loro posto nella
sala del Consiglio dei
Ministri. Fa un caldo boia
qui dentro, o forse è la
scollatura di Mara a farmi
alzare la pressione. Le
pareti dell’aula di Palazzo
Chigi tappezzate con
damaschi rossi di San
Leucio. Gli infissi
spalancati delle finestre
che affacciano su via del
Corso, un leggero brusio in
sottofondo. Prima che la
riunione abbia inizio, provo
a pensare ad altro ma non ci
riesco. E più forte di me.
La vorrei seppellire in una
campagna a Villa Literno. Il
suo decoltè mi ossessiona.
Alle volte, quando mi eccito
troppo, per evitare strani
rigonfiamenti, ammiro Sandro
in tutto il suo pallore.
Eccolo. Lo vedo: l’ex
responsabile dell’ufficio
propaganda del Partito
Comunista, l’attuale
Ministro della cultura.
Contempla di continuo il
grande capo, rapito. Ha
occhi solo per lui. Ogni
tanto si morde le labbra,
come se stesse spiando una
donna nuda. Tutti sanno che
è gay, e non si capisce
perchè il Premier lo abbia
scelto. E chi lo sa, il Rais
è imperscrutabile. Mai
contraddirlo, per carità,
mai mettersi di traverso. So
quanto si rischia a tirarlo
per la giacchetta. Così come
so quanto sia pericoloso
sbirciare il decoltè della
sua preferita. Altrochè: la
sua vulva di confetto, viva
ceramica di Maiori, calda e
fresca. Guardo Mara ancora
una volta. E lei se ne
accorge, si gira verso di
me, mi mette a fuoco ed
accenna un piccolo sorriso
pudico, di mera cortesia.
Automatico. Io sono
originario di Castel di
Principe, lei del Vomero di
Napoli. Io sono il
Sottosegretario del Tesoro,
lei la Ministra delle Pari
Opportunità. Io voglio
candidarmi alle prossime
elezioni regionali: lei
pure. E sa giocare sporco,
molto sporco. E io lo so. E
oggi si discute proprio di
misure straordinarie contro
l’emergenza criminalità in
Campania. O meglio, in Terra
di Lavoro. Nella terra dei
mazzoni. Nella mia Castel di
Principe. Che lurida
baldracca.
Ecco, fermi tutti. Il
Magnifico ha testè terminato
di inciuciare con il
ministro dell’Attuazione del
Programma ed ora aziona pure
il microfono. Già so tutto.
Conosco il suo discorso
quasi a memoria. E ho
avvertito chi di dovere. Che
noia. E’ una pagliacciata,
una perdita di tempo. Avrei
di meglio da fare, un’intera
Regione da conquistare.
Peccato. Ora non posso. Sono
qui, a Palazzo Chigi. Ed il
suo accento milanese mi
lacera i timpani. Si
schiarisce la gola, gonfia
il petto come un pavone,
indossa una maschera da
decisionista e da ora in poi
tutti i suoni emessi dalle
sue corde vocali saranno
Vangelo: «Onorevoli
ministri, diamo inizio alla
riunione». Silenzio, persino
le lingue la smettano di
lubrificare natiche. «E' da
tempo che io mi chiedo: come
purificare una volta e per
tutte quella cloaca di
criminali nota come Castel
di Principe? Come voi
sapete, stiamo parlando di
un piccolo paesotto
dell’agro aversano dove
risiedono 9356 anime, di cui
1000 circa in carcere al 41
bis ed altre 1500 ai
domiciliari. Un caotico
agglomerato urbano che
pullula di banditi ed
assassini»... Sentitelo, dio
mio, sentitelo... «Sin dai
tempi dei latini, questa
terra era abitata da gente
che veniva chiamata latrones.
Cari colleghi: attualmente,
nell’elenco dei cento
latitanti più pericolosi
d’Italia, si contano ben 39
cittadini castellesi. Per
caso mi sbaglio, signor
ministro degli Interni?»...
Scuote la testa, il super
poliziotto, scuote pure la
testa... «Onorevoli,
consentitemi di ricordarvi
che solo negli ultimi due
mesi abbiamo assistito
impotenti a 78 omicidi, 12
lupare bianche e sei
attentati con il tritolo.
Una Caserma dei Carabinieri,
come voi sapete, è stata
distrutta. Un anno fa
abbiamo inviato sul posto
500 parà della Folgore,
grazie ai buoni uffici del
Ministro La Mussa. Da
allora, ventidue poliziotti
ed otto militari dell’arma
sono stati massacrati a
colpi di kalashnikov. Ma la
sete di sangue di questi
delinquenti indefessi non si
è placata. Anzi. La belva è
più affamata che mai. E’
giunto il momento di porre
fine a questa razza malsana.
A mali estremi, estremi
rimedi»... Si, venite,
venite. Con la Marina, la
Legione Straniera.
Uccideteci tutti, uno ad
uno. A vista. Siamo tutti
castellesi, tutti, anche
voi, anche il vostro Grande
Capo. Solo che ora due tette
di rugiada gli annebbiano
l’intelletto... «So
benissimo, che il
Sottosegretario al Tesoro,
l’onorevole Tammaro
Costantino, la pensa come
me»... Annuisco, certo che è
così, certo... «Perchè lui,
cari Ministri, ama la sua
terra più di ogni altra cosa
al mondo. Ed oggi siamo qui
riuniti per sconfiggere
l’esercito del male
accampatosi a Castel di
Principe. Oggi, siamo qui
per vagliare due ipotesi
operative entrambe a me
care, come lo sono al mio
amico Tammaro. La prima è
quella proposta dal ministro
degli Interni»... Momento
suspense, vorrei una P38...
«Si tratta di una massiccia
campagna di castrazione
chimica a base di
Depo-Provera, con richiami
settimanali per tutti gli
uomini in età fertile.
Trattasi, illustrissimi
colleghi, di un farmaco che
provoca una riduzione
massiccia dei livelli di
testosterone»... Che
boutade, c’è di meglio, sono
sicuro, proporranno di
meglio... «In tal modo, i
figli maschi di quella terra
infetta dallo sperma del
diavolo non daranno più i
natali ad altri papponi ed
estorsori. Altri farabutti e
sanguinari come i loro
padri. Ancora altri
spregevoli bufalari come i
loro nonni. Certo, qualche
associazione umanitaria o i
soliti comunisti ancora in
vita potrebbero indignarsi e
a manifestare in piazza. Ma
il Paese richiede misure
drastiche per porre fine a
questa piaga d’Egitto e noi
dobbiamo agire con la
massima determinazione»...
Tutti applaudono, tranne io.
Anche Mara applaude, come
una foca addomesticata...
«Onorevoli colleghi, sia ben
chiaro. Non siamo qui per
vendicare Norberto Saviano o
il giudice Catone, uccisi
sei mesi fa da un commando
di killer mai
identificati»... Qualcuno si
schiarisce la gola, qualcun
altro tossisce... «Ma siamo
qui per contrastare il
potere di un clan che è
diventato Anti-stato, e che
estende i suoi tentacoli in
ogni angolo d’Italia.
Persino ad Arcore, sono
arrivati, questi pazzi
criminali»... Brusio di
indignazione, mentre i
leghisti sghignazzano come
iene... «Una settimana fa
hanno detto al mio
giardiniere che volevano i
soldi per sostenere le
famiglie dei carcerati. Ora
basta. Signori, noi siamo
qui per porre fine alle
barbarie: la castrazione
chimica è solo un’ ipotesi.
Non certo la più efficace,
di sicuro la meno
economica»... Meraviglia e
stupore in sala, ma io so
già tutto. E resto
impassibile... «C’è di
meglio. In verità, il
Ministro della Difesa, nelle
ultime, drammatiche ore, mi
ha proposto una soluzione
finale molto più efficace».
Credetegli, bacucchi, molto
più efficace.. «Ma sta a voi
decidere e votare. Pertanto,
passo la parola al ministro
della Difesa, onorevole La
Mussa».
ATTENTI!!! La Mussa si alza
di scatto dalla sua sedia
Silvio IV e con passo
marziale si dirige verso il
proiettore che sta in fondo
alla sala del Consiglio dei
Ministri. Come un barone
universitario si appresta a
commentare le diapositive
sulla soluzione finale. C’è
un non so che di
mefistofelico nei suoi occhi
strabuzzanti. Il pizzetto
alla Balbo lo rende simile
ad un caprone da Saba, di
quelli raffigurati da Goya
nella Quinta del Sordo. Ed
il mento sporgente
contribuisce a rendere il
suo ovale ancor più
luciferino. Quando sorride,
quelle rare volte, digrigna
i denti come un mastino. Se
non fosse stato per
l’intenso azzurro delle sue
iridi, sarebbe stato la
copia perfetta dell’uomo
nero che invocava mia madre
quando ero bambino solo per
il gusto di terrorizzarmi.
Lo seguo a stento. E’ un
mezz’uomo. Un sacco pieno di
ceneri industriali. Un
piccolo pesce da cannuccia.
«Onorevoli colleghi, abbiamo
provato in tutti i modi ad
estirpare le erbacce»,,,
gracchia con la sua voce
incartapecorita mentre la
giugulare quasi scoppia,,,
«Con le cattive, ossia
inviando centinaia di agenti
e l’intelligence dei servizi
segreti. Con le buone, e
cioè aprendo scuole e
fabbriche che avrebbero
dovuto assumere solo gente
del posto. Ma tutti gli
sforzi sono stati vani.
Perché in quelle terre il
male è perenne. Ad oggi, non
è stato ancora trovato un
rimedio efficace. Sembra
quasi di rivivere i giorni
terribili dell’emergenza
rifiuti. E qui abbiamo con
noi, l’onorevole Costantino
che ricorderà di sicuro quei
giorni di passione e
martirio anche per noi
classe dirigente».
Testa di cianfrotta senza
sale, lurido capitolino
arraffone, belzebù da
mercato del pesce, penso tra
me e me mentre annuisco
automaticamente. Che ne sai
tu dell’emergenza rifiuti,
come la chiamavano gli
stolti. Che ne sai tu
dell’inceneritore di San
Tammaro e del Cdr di Santa
Maria Capua Vetere. Grazie a
me, è nata una nuova
borghesia campana, ricca e
prospera come se fossimo
tornati ai tempi dei borboni.
Voi svenivate per i miasmi,
io ed altri ci siamo tappati
il naso e nel frattempo
soldi a catinelle. E’ stato
il più grande affare di
tutti i tempi, un business
irripetibile. E lo sa bene
anche il Grande Capo che ti
ha tirato fuori dalle fogne,
e tu, stupido Ministro da
quattro soldi che parli
ancora di iattura... parla,
parla prima che ti strangoli
con una corda per provoloni.
«...Ebbene, onorevoli
colleghi, io le ricordo
quelle scene terribili in
Tv. Interi quartieri coperti
di immondizia. Discariche
piene e scuole chiuse. Poi,
quando i cumuli diventavano
giganteschi, e nessuno
poteva più tollerare quello
scempio, la gente dava loro
fuoco. Ecco, così faremo noi
con i castellesi. Sì, solo
con il ferro e con le fiamme
la stirpe immonda verrà
spazzata via una volta e per
sempre». Le luci si spengono
e poi il ministro aziona il
proiettore. Sul telone
bianco srotolato sopra la
testa del Grande capo,
appaiono le immagini di un
ordigno. Bomba Wp, recita
una didascalia. Non è uno
scherzo e lo sapevo dal
primo momento. Ecco perchè
la mia attenzione viene
catturata dal sobbalzo
felino di Mara che si
incammina nella sala del
consiglio dei Ministri
avvolta dalla penombra. Con
passo felpato, a testa
bassa, giunge sino allo
scranno dell’Immarcescibile.
Si siede addirittura al suo
fianco, quale onore. Quale
ostentazione di potere. Ora
li osservo parlottare tra di
loro, nascosti da
un’oscurità leggiadra. Lui
serra le labbra sornione. Il
riverbero del fascio di luce
emanato dal proiettore mi
svela l’arcano. E mentre gli
altri onorevoli colleghi
ammirano i prodigi della Wp,
io seguo il braccio destro
di lei che si muove
lentamente, molto
lentamente, dall’alto in
basso, s’alza e scende. Ma
guardatela, la ministra
delle Pari Opportunità con
delega alla Famiglia. Altro
che: questa è una
mignottocrazia. Che
squallore. Nulla a che fare
con i rifugi sottoterra dove
ho passato ore ed ore con lo
Zio. Lì ho imparato che la
vita non vale nulla se non
l’afferri per la gola. Li ho
imparato a non desiderare
niente. A non essere
nessuno, se non parte di una
grande fratellanza. Loro
pensano di distrugge ogni
cosa. Poveri illusi. La
Mussa blatera ancora.
«La Wp, onorevoli colleghi,
altro non è che una bomba al
fosforo bianco, come quelle
utilizzate dagli americani a
Falluja o dagli Iracheni in
Iran». I ministri leghisti
fissano con interesse le
diapositive dei resti umani
polverizzati dal fosforo.
Mara continua a stantuffare.
Io sbadiglio. «Essa, crea
una nube di pentossido di
fosforo che si tramuta in
acido pirofosforico. In
pratica, uomini e animali,
verranno arsi vivi, mentre
le case e le strutture
resteranno intatte. Secondo
i miei calcoli, sono
sufficienti appena dieci
ordigni per porre fine a
questo dominio barbarico. Ne
abbiamo scorte enormi, che
ci sono state donate
dall’America dopo il ritiro
dal Medio Oriente. Visto che
sono in nostro possesso,
perchè non usarle contro i
nostri nemici? Perchè non
usarle per spazzare via la
razza infame dei castellesi?»
,,,brutto scimpanzè, guarda
come si sta esaltando, è
impressionante, sta andando
in fiamme,,, «Basta con i
moralismi. Siamo già in
guerra. Ministri del Governo
Italiano, ne sono certo:
anche l’Unione Europea
capirà. E se così non fosse,
vedremo quale balla
inventarci per rabbonire
quei tecnocrati panzuti di
Bruxelles. Qualcosa tipo
Ustica»... Ridono tutti,
qualche leghista si
stropiccia le mani giulivo…
«Ripeto, colleghi: solo
dieci bombe Wp ed il clan
più sanguinario della storia
verrà spazzato via.
Onorevoli, la PATRIA ci sarà
grata. Per sempre». Si
riaccendono le luci, tutti i
ministri applaudono infoiati
mentre Mara, seduta alla
sinistra di Sua Enormità,
con discrezione, a testa
bassa, si asciuga le dita
della mano con un kleenex.
Ha le gote in fiamme, i
capelli mossi. Un sorriso da
Gioconda. S’è guadagnata la
giornata. Ecco, ha timbrato
il cartellino. E’ solo una
baldracca. E pensare che io,
mister 89mila preferenze, mi
ritrovo al suo fianco nella
foto ufficiale del Governo.
E’ questa la mignottocrazia,
e ora siamo qui riuniti per
decidere se distruggere o
meno con il Fosforo Bianco
il mio paese natale, uno dei
miei feudi elettorali. Mi
faccio due conti. Come se
non l’avessi capito che il
vero obiettivo da colpire
sono io. Come se non
l’avessi capito che la vera
ispiratrice di questa
strategia è lei, la
preferita del capo. Anche
lei vuole alla Presidenza
della Regione. Il Grande
Capo pensa che sparate alla
Saddam Hussein fermeranno la
mia ambizione politica?
Davvero si illude che
annientando i castellesi
scomparirà anche la mia
forza elettorale? Si sbaglia
di grosso. Mhaaa, per quello
che mi importa. Distruggano
pure Castel di Principe.
Anzi, meglio così. La
finiranno di scrivere
stupidaggini sui giornali.
La smetteranno di chiamarmi
il «ministro della Camorra».
Tempo due mesi e ritorneremo
più agguerriti di prima.
Stiamo discutendo di un
falso problema. Stiamo
perdendo altro tempo. I
problemi reali dell’Italia
sono altri. Hanno un decoltè
da pin up e mani affusolate
come quelle di Mara.
(ps: ogni
riferimento a cose e persone
è sicuramente casuale)
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