Carla Palmiero |
|
racconto
IL SOGNO
ERRANTE
|
| |
Carla Palmiero |
Virginia sta per tornare a
casa, dal suo viaggio in
Burkina Faso, sta preparando
il suo rapporto
sull'economia femminile
nelle società rurali
africane, è assistente
universitaria e per il suo
lavoro incontra molte donne,
donne che lavorano nelle
campagne per la faticosa
produzione di farina di
miglio, ottenuta pestando
con un grosso legno i
chicchi del tipico cereale
locale dentro un tronco
cavo; rappresentano l’altra
faccia dell’economia
africana, ed in questo
contesto Virginia visita
diverse zone del paese; un
paese che si presenta in
ogni sua sfaccettatura, in
ogni sua contraddizione,
magnifica ed immensa nelle
sue ricchezze, nella sua
natura indomata ma allo
stesso tempo si mostra nella
bruttura di un paese
mortificato ed abbandonato
al suo destino. Virginia,
durante il suo soggiorno in
un villaggio della provincia
di Ouagadougou, la
poverissima capitale della
Burkina Faso, si trova ad
assistere al funerale del
giovane nipote del capo
villaggio, Mohamed, “Ecco -
grida il capo - quella è la
donna che gli sta rubando
l’anima”, sta indicando la
vedova. Virginia atterrita,
non capisce di cosa stia
parlando, in alcune zone
rurali, succede che quando
una donna rimane sola,
perché vedova, o perché il
marito l’abbandona o
semplicemente perché è
nubile, il villaggio
comincia a guardarla con
sospetto. La donna sola
disturba e spesso la sua
solitudine porta con sé
anche un pizzico di rabbiosa
asocialità, così si decide
di allontanarla dal gruppo e
dopo qualche tempo il capo
villaggio applica la più
odiosa delle leggi tribali…
Alla donna è concessa una
notte per accettare questa
sua nuova condizione, poi,
il capo villaggio si sente
libero di decidere come
giustiziarla: rogo o
lapidazione, nessun
familiare può intervenire in
suo favore, a loro volta,
sarebbero radiati. Un
burkinabè su due è di
religione animista, basata
sul culto degli antenati e
degli spiriti (l’altra metà
è musulmana). Quando in un
villaggio succede una
disgrazia, ad esempio muore
qualcuno di importante, si
cerca il responsabile,
normalmente si tratta di
donne sole che vengono
accusate di essere
all'origine della disgrazia.
Per mostrare a tutti che di
quella donna è meglio fare a
meno, il corpo del defunto,
sistemato su una barella di
paglia, fa il giro del
villaggio e quando passa
davanti alla casa della
futura strega, il corpo
improvvisamente si mette a
sussultare. Diversamente
alle donne anziane madri di
numerosa prole, viene
portato grande rispetto,
perché si ritiene che
durante la loro vita abbiano
goduto della benedizione
divina; cosicché una donna
che non si è sposata, che
non ha avuto figli, viene
messa ai margini della
comunità perché si crede che
Dio l’abbia condannata alla
sterilità ed alla solitudine
per punirne la malvagità.
Quella donna è una strega.
Virginia, silenziosa, si
scoraggia, sa che non può
fare nulla contro questa
terribile tradizione, piange
perché questo male non è
conosciuto da nessuno, o per
lo meno nessuno ne parla…
lascia Ouagadougou con un
dolore nel cuore, ma decisa
a presentarsi al colloquio
con Ousmane Aismaila,
docente universitario, per
discutere sulla caccia alle
streghe, porta con se molta
rabbia e molto rancore,
guarda gli uomini con
disprezzo, tutti dal primo
all’ultimo, sia egli
africano, arabo od
occidentale, non cambia
nulla, è arrivata alla
conclusione che gli uomini,
tutti indiscriminatamente,
hanno paura delle donne ed
ogni circostanza diventa un
pretesto per annientarle.
Dopo quest’esperienza il suo
astio nei confronti della
vita diventa insostenibile,
prima della sua partenza per
l’Africa ha scoperto di
essere stata adottata, suo
padre, sua madre e le sue
sorelle non sono la sua vera
famiglia, avrebbe dovuto
immergersi nella ricerca del
suo passato per conoscere i
motivi di quell’abbandono,
ma ha deciso di non volerne
sapere nulla, ha deciso di
tuffarsi nel suo lavoro,
nella dura realtà africana.
Ousmane ascolta la sua
rabbia, sa che le sue parole
non riusciranno a
persuaderla e prova a
spiegarle che la colpa non è
di quegli uomini o di quella
società, ma è di un passato
che non ha permesso alla
civiltà di trasformarsi, di
procedere attraverso un
percorso naturale delle
cose, perché solo adesso
l’occidente ha aperto gli
occhi di fronte al dolore di
un continente intero, a cui
non è stato consentito
diventare adulto. Le
brutture di tradizioni
millenarie continuano a
persistere, perché
rappresentano una sorta di
identità, quell’identità che
l’occidente ha cercato di
cancellare dalla storia da
sempre, da quando ha
cominciato a sfruttare
indiscriminatamente ogni
risorsa del globo compresa
quella umana e ciò significa
cha da sempre l’Africa ed il
suo popolo sono vittime di
un egoismo chiamato potere
economico; ed il protrarsi
di certe tradizioni, a volte
ataviche, terribili ed
indicibili sono l’unico modo
cha ha il popolo africano
per restare ancorato alle
sue radici. Virginia si
sente colpevole, colpevole
di un passato che non è
soltanto il suo ma di tutta
la sua civiltà, lei è una
donna occidentale e come
tale riesce solo a dire o
fare delle statistiche, dei
rapporti, degli articoli,
delle denuncie, ecc... ma
non riesce a capire cosa
bisogna fare ora!
Sua madre, Margherita, è
molto preoccupata, l’ha
vista scappare in Africa per
sfuggire al suo passato, non
avrebbe mai voluto
raccontarle la verità ma sua
sorella Lavinia, la vera
madre di Virginia, ha
bisogno di lei, da tempo ha
scoperto di avere una
malattia e le trasfusioni
sono la sua unica salvezza.
Lavinia che per vivere ha
bisogno del sangue di quella
figlia che ha abbandonato,
figlia della vergogna,
quando il suo ragazzo scoprì
la gravidanza scappò a gambe
levate, declinando ogni
responsabilità, non voleva
una famiglia e ne tanto meno
una figlia. Cosicché i nonni
di Virginia, per evitare uno
scandalo e per assicurare un
futuro migliore sia a
Lavinia che alla bambina
stessa, affidarono la
neonata alle cure della loro
figlia maggiore, sposata e
già madre di due bambine.
Margherita e Piero, suo
marito, hanno cresciuto le
bambine con lo stesso
identico amore, con le
stesse possibilità di
realizzarsi nella vita e
quando hanno dovuto rivelare
a Virginia la verità, si
sono sentiti colpevoli di
non averla difesa abbastanza
dalla sofferenza della
scoperta della verità e di
non averla preparata ad
affrontarla. Virginia,
accompagnata da Margherita,
va in ospedale e dona il
sangue, non vuole
riconoscenza, fa ciò che le
sembra giusto, si comporta
come i suoi genitori le
hanno insegnato e va via,
non le chiede nulla, non
vuole sapere niente, e
rinchiude il suo segreto
nella parte più profonda di
sé e si immerge a capofitto
nel suo lavoro. Ousmane
invita Virginia ad un
convegno tenuto dal prof.
Abdù Diofane, la donna
felice dell’invito, accetta
volentieri, anche perché già
conosce personalmente il
professore, lo intervistò
per un suo articolo tempo
addietro. L’ha rivisto dopo
anni e la sensazione che ha
provato in quel momento la
sconvolge, lo guarda bene
mentre illustra animatamente
il suo rapporto sull’Africa
di oggi, lo guarda e si
chiede se un uomo così,
proprio come lui, potrebbe
mai provare interesse per
una donna così, proprio come
lei. Ha paura di quest’emozione
che sta nascendo dentro di
lei, crede di illudersi di
nuovo, la mente fa brutti
scherzi ed il pensiero di
lui l’accompagna in ogni
cosa che fa, cerca di
allontanare dalla sua testa
tutti quei pensieri che la
riconducono al suo sogno con
lui e cerca di stargli alla
larga, per non alimentare
ogni ragionevole illusione.
Ha concretizzato che l’amore
non esiste e che rappresenta
solo un espediente per non
sentirsi soli, ha imparato a
stare bene da sola e ciò la
conforta perché non la
costringe a rincorrere
instancabilmente l’amore o a
tutto ciò che le somiglia
vagamente. Vede persone,
anche care, distruggersi al
solo pensiero di non avere
un uomo al proprio fianco ed
accontentarsi della
mediocrità pur di vincere la
solitudine, e guardandole da
lontano si chiede semmai
siano riuscite ad essere
felici, o a star bene con se
stesse, prima di tutto. Non
ha un uomo da tempo e le
altre storie in cui si è
imbattuta non si possono
proprio definire storie
d’amore, le si danno
un’onorificenza troppo
importante per ciò che sono
state realmente… E non
possono dirsi nemmeno storie
di semplice sesso. Però si
sente un po’ fuori dalle
righe e un po’ sola, si
ripete sempre tutte le
mattine che non può e che
non deve accontentarsi di
una passione mediocre, ma
ciò non cambia il risultato,
è sola e cominciano a pesare
quelle lacrime che versa
durante la notte, iniziano
ad avere peso ed a lasciar
contraddire i suoi principi,
e si chiede se poi in tutto
questo fanno bene loro ad
accontentarsi e che sta
sbagliando lei a volere la
passione che squarcia il
cuore…se lo chiede
continuamente e
continuamente non riesce a
dare una risposta, non c’è
stato uomo che sia riuscito
a farla sentire amata o che
sia riuscito a farsi amare
da lei, perlomeno… ha
conosciuto un bel ragazzo,
interessante sotto certi
aspetti ed anche se non si
considera una donna molto
sexy, è riuscita a
conquistarlo, dapprincipio è
contenta perché ha qualcuno
al suo fianco, che si
interessa a lei e su cui può
contare, lui è predisposto
all’innamoramento e legare
con lui non è stato affatto
difficile. Ma continua a
mancarle qualcosa, non sa
cosa…le manca condividere i
suoi sogni con qualcuno che
ascolti i suoi reali
bisogni, lui si sforza ma
non è abbastanza ed è stato
allora che si è resa conto
che, come le altre, si sta
accontentando di una
passione mediocre e che
tutti i suoi bei propositi
sono andati a farsi
benedire… certo sarebbe
stata una storia importante
se solo l’avesse incontrato
dieci anni prima, ma nel
frattempo è cresciuta, il
suo percorso di vita l’ha
condotta alla ricerca di
essere ogni giorno sempre
migliore del giorno prima e
sentirsi strattonata
all’indietro, è una
sensazione che proprio non
le piace, non le appartiene,
ed è stato in quel preciso
momento che è iniziato a
crescere in lei, quel
sottile desiderio di non
accontentarsi di una
passione mediocre. Ed anche
se la sua vita è sempre
stata tormentata da
abbandoni non può non
credere nell’amore vero,
quello che squarcia il
cuore, quello che ti fa
sentire speciale. Tornata
alla vita quotidiana cerca
di allontanare da sé ogni
pensiero che la riporta a
pensare ad Abdù, tenta di
stargli alla larga il più
possibile, non vuole
tuffarsi nei suoi
rocamboleschi desideri,
perché ha smesso di fare
previsioni sul futuro, è
ormai stanca delle illusioni
ma rivederlo quella sera
l’ha portata a fantasticare
su di lui e su cose mai
successe ma che
irrimediabilmente il suo
cuore desidera, però tiene a
non perdere la sua salute
mentale e continua a vivere,
come se niente sia successo,
la sua storia con l’altro.
Intanto si incontra
nuovamente con Abdù, le ha
chiesto di collaborare con
lui in un nuovo progetto di
cooperazione internazionale
che dovrebbe svolgersi in
Burkina Faso, lei accetta
senza troppi indugi, sa che
ciò rappresenta, prima di
tutto, una svolta nella sua
carriera lavorativa e poi sa
che ci sarà anche sua
sorella Emma, come reporter.
Virginia racconta ad Abdù il
suo viaggio nel cuore del
continente africano e delle
streghe, i due parlano a
lungo ma risulta difficile
per una giovane donna
occidentale emancipata,
capire non la realtà
oggettiva, che si dimostra
per quella che è, ma quella
inconscia che ha bisogno
d’amore per trasformarsi in
verità. Virginia,
inizialmente titubante di
fronte a tale discorso,
intuisce che ha ancora molto
da capire prima di poter
lasciare aprire il suo cuore
alla verità. Lavinia le
consegna una lettera, che in
un primo momento non riesce
ad aprire, poi sente di
doverlo fare; la lettera
riporta la data del giorno
della sua nascita, le scrive
che non avrebbe mai voluto
lasciarla, ma quando apprese
di essere incinta per lei si
mostrarono aspettative
funeste, il suo ragazzo, era
partito con gli amici per la
Spagna, a Valencia aveva
frequentato dei club, lui
era un musicista, e quando
tornò a casa era un’altra
persona, era diventato
scostante e non la
desiderava più, dapprincipio
pensò che ci fosse un’altra
poi lui le raccontò che
amava gli uomini, aveva
scoperto di essere
omosessuale, per Lavinia fu
una doccia fredda non sapeva
come affrontare questa
situazione e confessargli la
sua gravidanza non fece
altro che allontanarlo, lui
le spiegò che non sarebbe
mai stato un buon padre, che
sarebbe stato difficile far
capire ad un bambino che suo
padre non sta con la sua
mamma perchè ama un altro
uomo, che non sarebbero mai
stati una famiglia normale,
quindi le consigliò di
abortire e sparì per sempre.
Virginia, rimase di stucco,
non aveva parole, suo padre
l’aveva lasciata per un
altro uomo e sua madre non
ha mai avuto il coraggio di
affrontare la realtà né per
se stessa e né per sua
figlia. Per una donna dev’essere
davvero mortificante essere
abbandonata per un uomo,
sapere che il proprio
ragazzo ti tradisce con
un’altra è già umiliante,
non ti permette di avere
abbastanza autostima per
sentirti una donna
desiderabile, ma sapere il
proprio compagno tra le
braccia di un altro uomo
dev’essere deprimente, ti fa
perdere completamente la
stima che hai di te, sia
come persona che come donna.
In quell’istante Virginia
prova una certa tenerezza
per Lavinia e le telefona,
le chiede come sta andando
la terapia e se può farle
visita. Lavinia le parla
della sua vita, delle sue
angosce, delle sue
sofferenze, della paura che
aveva quando stavano
insieme, della forza che
trovava nel non raccontarle
niente, del suo matrimonio
combinato, di come aveva
vissuto vent’anni accanto ad
un uomo che non amava solo
per salvare le apparenze,
delle finzioni a cui si è
costrette quando si vuole
nascondere la propria
identità, le confessò che
dopotutto è ancora
innamorata di suo padre, e
che non è colpa di nessuno
se è omosessuale, che è da
rispettare perché è una
persona libera, ha avuto il
coraggio di essere se stesso
fino in fondo, a dispetto
delle regole e dei
pregiudizi. Virginia la
guarda con altri occhi,
guarda la sua vita con altri
occhi, ma è ancora troppo
presa da sé per capire ed
affrontare la realtà con
naturalezza. Intanto, Emma
ha partecipato ad
un’importante rassegna
cinematografica londinese,
dove ha presentato un
cortometraggio sulla qualità
della vita occidentale,
ispirata dal migliore Kafka,
la donna descrive senza
troppe interdizioni la
drammaticità del quotidiano,
dell’apatia che accompagna
il facendosi scorrere il
tempo addosso, di come
l’occidente perda di vista
l’istante, che racchiude in
sé tutta la vita… Emma
durante la rassegna
cinematografica, conosce il
regista Van de Moster, come
da un po’, Emma ci finisce a
letto prima di sapere chi
sia! Virginia vede sua
sorella assente, persa nella
sua solitudine e quando Abdù
le propone un lavoro in
Burkina Faso le sembra
l’occasione da cogliere al
volo per ritrovare sua
sorella…le due partono alla
volta di Ouagadougou. Era da
un po’ che le due non
trascorrevano tanto tempo
assieme, la convivenza però
non è facile, dal giorno in
cui Emma ha perso il bambino
che portava in grembo, è
stato tutto più difficile,
anche parlarle, è diventata
un’altra persona, prima era,
per così dire, moralista,
amava un solo uomo e sempre
lo stesso, da una vita, poi
nella solitudine del suo
dolore, si è trasformata, si
è rinchiusa nel suo male,
finendo col trascurare ogni
cosa ed ogni persona, ed il
suo uomo stanco di capirla
l’ha lasciata per un’altra
meno pensierosa. È stato
difficile per Emma accettare
l’abbandono, nel momento in
cui più aveva bisogno della
vicinanza del suo compagno,
Dario, lui è andato via con
un’altra giovane donna che
gli ha offerto il calore del
suo corpo e del suo cuore…
Emma non riesce a capire il
perché, e riversa tutto il
suo rancore su Halena, la
nuova compagna di Dario, la
minaccia, l’insulta e il
dolore diviene ancora più
grande, sta perdendo il
controllo di sé, sta
perdendo la sua dignità, e
poi quelle voci che
spettegolano su di lei,
sulla sua famiglia e su
quella donna, venuta
dall’est europeo per
rubargli l’uomo, le ha
portato via quello che le
restava di un sogno comune a
tante donne, la famiglia, ma
è stata Halena a
portarglielo via o il suo
comportamento? Halena e
Dario si erano conosciuti
nel bar, dove la donna
lavorava, senza permesso di
soggiorno, veniva trattata
come se fosse una puttana
solo perché era ukraina,
solo perché il pensare
collettivo faceva di una
qualsiasi donna dell’est
priva del permesso di
soggiorno un’instancabile
amante, molti uomini la
corteggiavano, uomini di una
certa età, che potevano
farle da padre, altri così
viscidi da farle schifo solo
sentendo la loro puzza
quando entravano, altri, dei
veri bulli, che si
presentavano non di certo
per un caffè, ma Dario era
diverso, un uomo ben
distinto e poi giovane,
allegro, brillante, attirò
le attenzioni della donna.
Dario, quel giorno, dopo
l’ennesima lite con Emma,
seduto al suo tavolo tentava
di mettersi in contatto con
il suo analista, il
difficile rapporto con la
moglie l’aveva ridotto a
pezzi, Halena gli si
avvicina, portandogli il
solito caffè, e tra i due
inizia una fitta
conversazione, l’uomo le
parla della sua vita e della
catastrofica fine del suo
matrimonio, lui l’ama ancora
ma ormai Emma è diventata
un’estranea, conosce sua
moglie ormai da una vita ma
non riesce più a capirla, si
sente impotente davanti al
suo dolore e si rende conto
che per lei è più difficile,
anche lui ha sofferto ma
dopo un po’ il dolore è
andato attenuandosi ed è
riuscito a guardare in
faccia la realtà e a tirare
avanti. Aveva proposto ad
Emma di riprovare ad avere
un figlio, lei invece si è
infuriata molto e gli ha
riversato contro tutta la
sua sofferenza, gli ha
rinfacciato di essere
superficiale e di non avere
rispetto della sua persona,
perché non può rimpiazzare
il suo dolore con il
concepimento di un altro
bambino, e che è troppo
presto per pensare ad una
cosa del genere… Dario non
la capisce, per un uomo
perdere un bambino non
ancora nato è più
sopportabile, viceversa per
una donna perdere un bambino
che si porta in grembo, può
significare solo una cosa,
non essere stata abbastanza
attenta alla propria
condizione, ed è questo ciò
che differenza il loro
dolore, Emma si sente
colpevole, ha creduto che
nessuno potesse capire il
suo dolore, che nessuno
potesse condividere con lei
la perdita del suo bambino e
chiudendosi nella sua
solitudine ha innalzato un
muro tra lei e il resto del
mondo, ha costretto tutti ad
abbandonarla, ha costretto
il suo uomo ad innamorarsi
di un’altra, perché lei non
era più capace di amare,
esisteva solo il suo dolore
e niente altro…
Tra Dario ed Halena, nasce
una forte simpatia, l’uomo
sa che può aprirle il suo
cuore e che lo ascolterà, la
donna dal canto suo si sente
una persona rispettata,
perché non è il solito
sudicione che ci prova, ma
un uomo attratto da una
bella donna che lo
corrisponde, è nata così la
loro storia d’amore, tra
rispetto e comprensione. E
solo quando, ormai, il cuore
di Dario appartiene ad
un’altra, che Emma, si rende
conto di aver perso suo
marito, e la sua rabbia la
rende ceca, commette delle
azioni riprovevoli, chiama
la polizia e denuncia la
presenza clandestina di
Halena, che è costretta a
ritornare in Ukraina, ma
Dario la segue, andrebbe
anche in capo al mondo per
quella donna, che le ha
ridato la gioia di vivere.
Emma non se l’aspettava,
credeva che fosse una storia
di ripiego, ma non era così.
Ottenuto il divorzio ritorna
in Italia e sposa la sua
Halena, che nel frattempo
gli ha dato un figlio
Roberto. Da quel momento
Emma vive alla giornata,
lavora per sopravvivere, si
concede ai primi uomini che
incontra, senza gusto e
senza memoria, sempre e solo
per una volta, sa di essere
una bella donna,
intelligente,
intraprendente, affascinate
e tuffarsi in incontri non
importanti, negandosi
qualsiasi rapporto che
somigli ad una storia vera,
rappresenta per lei un modo
per non pensare alla sua
solitudine, ai suoi sbagli.
Solo quando si è trovata sul
baratro di un precipizio ha
deciso di prendere la sua
vita tra le mani, capire chi
è e dove vuole arrivare…
Emma si rende subito conto,
più di quanto potesse
immaginare, che la vita
delle donne non è per niente
facile, e si vede già
“mangiatrice d’anime”,
perché incapace di portare
avanti una gravidanza e
creare una famiglia, si vede
trasportata in quella dura
realtà dove le donne sono
streghe, la loro è una
storia primitiva e tragica,
che si ripete villaggio dopo
villaggio, uno spietato
rituale a cui nessuna donna
è riuscita a sottrarsi.
Morire o fuggire, è questa
la sola possibilità che
viene concessa, considerate
maledette anche se sterili o
quando vengono abbandonate
dagli uomini, sono migliaia,
le donne in fuga dalle loro
case per non morire, la
tragedia delle vedove
lapidate o cacciate dai
villaggi perché “colpevoli”
della morte del marito,
condannate da riti tribali,
allontanate dal gruppo,
costrette a scomparire… un
rituale usato spesso come
pretesto per liberarsi di
quelle donne inutili, che
rappresentano solo un peso!
Le stesse donne sono spesso
coscienti della soggettività
delle loro usanze,
paragonano i diversi sistemi
di matrimonio, dote e
filiazione, ma vivono,
anche, in un universo dove
niente è più importante che
mettere al mondo dei figli e
poi mantenerli in vita,
affinché non venga mai rotto
il filo che li lega agli
antenati. Emma e Virginia
lavorano duro e cercano non
di dare una voce occidentale
ma di capire come una
società possa evolversi ed
affrontare questa realtà…
Alcune donne raccontano che
nel bel mezzo della foresta
c’è la casa delle streghe,
delle scampate alla legge
del capo, in questa casa le
donne sfuggite alla morte
fanno dei lavori manuali per
tirare avanti, non riescono
a guadagnare molto ma ciò
che basta per essere libere
e serene. Virginia ed Emma,
tentano di raggiungere la
casa delle streghe ma
trovano mille intoppi, Emma,
per fortuna, è molto
risolutiva e contatta un
regista africano, Pierre
Yameogo, un regista anomalo
nel panorama filmico
africano, è un regista cha
ha da sempre posto nel suo
cinema un’attenzione
particolare a forti
argomenti sociali,
dall’educazione scolastica
alla corruzione politica, ed
Emma crede che l’uomo possa
aiutarle, ma il difficile è
trovare i contatti giusti…
ricorda per caso di aver
conosciuto a Londra Van de
Moster, molto amico del
regista africano,
contrariamente ai presagi
nefasti di Virginia, il
regista londinese si prodiga
per aiutarle e riesce a
metterle in contatto con
Pierre Yameogo. Anche Pierre
ha problemi nel riuscire a
contattare le donne della
famigerata casa delle
streghe, ma pagando un po’
di mazzette alla polizia
locale, riesce ad avere un
colloquio molto riservato,
con Mamadou, l’uomo che
stanco del dolore che si può
infiggere ad una persona,
mette in pericolo la sua
stessa vita, per donare un
po’ di serenità a quelle
donne ripudiate da una
società intera. L’uomo
racconta che è molto
difficile raccogliere queste
donne in casa, anche perché
loro stesse sono timorose di
questo pazzo, che va in loro
aiuto, però purtroppo riesce
a portare in salvo solo una
piccolissima percentuale,
perché molto spesso quando
riesce ad avere una
segnalazione, non arriva in
tempo e le trova già morte
in un mare di sangue…
Virginia teme che questa
storia possa contribuire a
deteriorare lo stato di
salute di Emma, alla quale
chiede di tornare in Italia,
ma non ne vuole proprio
sapere ora è lì e vuole
completare il suo lavoro,
non è di certo una bambina,
ha i suoi problemi e
confrontarsi con una realtà
così dura non può far altro
che aiutarla ad affrontare
con determinazione la sua
sofferenza. Nella casa delle
streghe, conoscono
un’anziana donna, Soraya,
che mostra loro le sue
cicatrici, è arrivata in fin
di vita e le altre si sono
prese cura di lei, non
riesce a superare quel
brutale abbandono della sua
famiglia, è una piaga ancora
aperta e il suo dolore è
forte come le sue parole,
per questo Pierre, le chiede
di raccontare tutto nel suo
film, in cui ha intenzione
di denunciare l’ennesimo
diniego della libertà
individuale delle donne, ma
Soraya non ha ancora il
coraggio necessario e quando
arriva Marianne, una giovane
donna sterile, piange perché
anche lei in passato si è
rivolta contro queste donne,
che non garantivano la
continuità della vita, non
pensando che sarebbe potuto
succedere anche a lei…
Soraya, si avvicina a
Marianne l’accarezza con
dolcezza, le cura le ferite
e le chiede di perdonarla,
di perdonare quelle donne
che credono di essere
indistruttibili, solo perché
hanno la fortuna dalla loro
parte, solo perché sono ben
volute dalla comunità… le
due sorelle non sono mai
state così vicine come
adesso, mettono a nudo la
propria solitudine ed in
questa difficile prova, la
vita sembra assumere un
significato più profondo, il
silenzio di una vita sembra
essere buttato alle spalle,
quando in famiglia non si
raccontava niente che
potesse turbare l’equilibrio
familiare o la facciata
della buona famiglia
borghese…il silenzio
abissale di fronte al dolore
di Emma, era una conseguenza
di un lacerante rapporto
familiare, dimostrare di
essere all’altezza delle
apparenze ha sempre
rappresentato la
realizzazione di una
felicità fittizia, irreale e
paragonabile ad un pugno di
sabbia tra le mani, anche
quando Emilia, la più
piccola delle sorelle,
soffriva, per quel che si
definisce male d’amore,
ognuno viveva nel suo bel
castello incantato, fin
quando la cruda realtà si è
mostrata ed era ormai troppo
tardi per i rimpianti.
Emilia aveva conosciuto il
suo ragazzo, Mario, quando
aveva quindici anni, era la
sua prima vera ed unica
cotta, dopo sei mesi dal
primo appuntamento aveva
deciso di fare l’amore con
lui, aveva riflettuto a
lungo e non voleva sciupare
quel momento, sentiva che
era il ragazzo giusto, i
presupposti per una lunga ed
importante storia d’amore
c’erano tutti. Emilia e
Mario si consigliavano in
tutto, su come vestirsi,
quale palestra frequentare e
quando erano giunti alla
maturità a quale università
iscriversi, avevano gran
fiducia l’uno dell’altra, ed
ognuno aveva i suoi spazi e
le sue libertà. Mario, amava
l’informatica ed era giunta
l’era di internet, tutto il
mondo in un click, si
iscrisse in una di quelle
fatidiche chat, conobbe
molte persone e nel
frattempo aveva preso casa
con la sua Emilia, che si
mostrava perfetta in tutti i
suoi ruoli, studentessa,
fidanzata, amante, amica,
insomma completa e questo un
po’ creò delle insicurezze
in Mario, che incominciò a
non sentirsi all’altezza
della sua donna. In chat
conobbe una ragazza di Roma,
Marina, si incontrarono
clandestinamente nella
capitale, fu la prima volta
che Mario fece qualcosa
senza dire nulla alla sua
ragazza. Marina era molto
semplice, lavorava come
commessa in un prestigioso
negozio, tra i due nacque
una forte attrazione e
quello fu il primo di molti
incontri clandestini, fin
quando Mario un giorno fece
la valigia ed andò via senza
raccontare nulla a Emilia.
La quale impazzì dal dolore,
si sentì colpevole di
qualcosa che non aveva
fatto, si sentì colpevole di
amarlo troppo, non riusciva
più a dormire, ricorreva a
20 gocce di lexotan ogni
sera per sedare l’angoscia,
ma ad un certo punto non
bastarono più, il silenzio
abissale sprofondato su di
lei aveva mille voci. Perse
il lume della ragione,
vagava per la città senza
una metà, lasciò gli studi,
e di fronte al suo declino
si suicidò, lei andò via in
una notte d’estate, quando
tutti i romantici si
sdraiano sulla sabbia nella
speranza di veder una stella
cadente. Si era tolta la
vita tenendo tra le mani i
sonetti d’amore di
Shakespeare, amava leggerli
ed amava cantarli al suo
amore, erano felici insieme
si ripeteva ma qualcosa non
era funzionato, non era così
perfetta come gli altri
credevano che fosse, aveva
sbagliato e per questo non
meritava la seconda
occasione. Emilia era
disperata e sola, la
famiglia non si rese conto
del suo dolore, tutti
soffrono per amore, è così
normale, e da quel giorno ci
fu solo silenzio di fronte
alla vergogna di essere
stata debole, di non essere
stata capace di affrontare
un semplicissimo mal
d’amore. Emilia aveva
lasciato una ferita
profonda, che tutti però
tentarono di nascondere,
mostrare le proprie
debolezze significava essere
deboli e vinti ma solo
quando ognuno di loro
avrebbe trovato il coraggio
di affrontare le proprie
paure e le proprie
sofferenze sarebbero stati
in grado di fronteggiare il
futuro con coraggio. Perché
non è forte chi nasconde le
proprie debolezze, ma chi
conoscendole, con
consapevolezza le usa come
strumento per trasformare la
propria vita, le debolezze
dovrebbero essere concepite
come un’occasione per
evolversi e non una vergogna
da espiare. La morte di
Emilia, è stata la scintilla
che ha portato ogni membro
della sua famiglia a
rivedere la propria
esistenza, ha riportato
tutti a rivalutare la
propria scala dei valori ed
a concepire le vita non come
una sequenza di eventi
casuali, in cui casualmente
ognuno è coinvolto ma come
una sequenza di eventi
precisi determinati dalla
volontà e dagli
atteggiamenti che ognuno
assume vivendo ogni singolo
istante della propria
esistenza. Ognuna delle
sorelle si è rifugiata nel
proprio lavoro per sfuggire
alla realtà. Ma sta di fatto
che qualcosa era avvenuto e
nessuno poteva nasconderlo
era giunto il momento di
fare i conti con la vita e
di trasformarla, perché solo
così facendo sarebbero
riuscite ad essere felici,
solo affrontando le proprie
angosce sarebbero riuscite a
trovare pace, solo vivendo
intensamente la loro vita
avrebbero riscattato il
dolore per la perdita della
piccola Emilia.
Intanto nella casa delle
streghe arriva una giovane
donna Fatima, ha delle
ferite molto profonde, i
medici non riescono a
salvarla, i soccorsi sono
arrivati in ritardo e la
donna muore tra le braccia
di Soraya, in lacrime per
l’ennesima vittima di una
civiltà cieca di fronte allo
strazio delle sue donne.
Emma diventa molto amica di
Soraya, impara a conoscere
ed ad apprezzare anche le
cose belle di una civiltà
ormai conosciuta solo per la
brutalità di alcune sue
tradizioni…Emma racconta a
Soraya i momenti difficili
della sua vita, di quando ha
perso il suo bambino, la
difficile separazione dal
suo compagno, la facilità in
cui si è immersa dopo nelle
sue innumerevoli relazioni
occasionali e di come le è
caduto il mondo addosso,
crede di non essere più
capace di amare e le parla
sinceramente senza troppe
riserve anche se crede che
forse Soraya non può capire
il suo atteggiamento, perché
abituata alla fedeltà e a
concepire l’amore come
obbligo e non come
sentimento, ma
contrariamente a ciò che
crede, Soraya si dimostra
comprensiva e le dice di
aprire il suo cuore, di
lottare per il suo futuro,
un futuro che dipende solo
da lei e dal suo amore per
la vita e solo quando sarà
in grado di allontanare da
sé tutti i fantasmi del
passato potrà essere libera
di amare. Entrambe hanno
perso la libertà di poter
amare, di poter essere
felici, entrambe stanno
cercando qualcosa di vero ed
unico, entrambe stanno
cercando un riscatto dal
loro passato e per questo
Soraya, accetta di parlare
con Pierre e raccontargli la
sua storia per il suo
lungometraggio, che parlerà
delle donne africane
dimenticate dal mondo
intero… Soraya gli apre le
porte del suo passato,
racconta minuziosamente ogni
particolare del suo
abbandono, ha sofferto
terribilmente perché non ha
avuto il coraggio di
ribellarsi ed affrontare i
suoi accusatori e per
liberarsi da questo
ingombrante fardello, scrive
per loro una lettera: “Miei
cari, vi sto pensando,
perché credo che prima di
tutto io debba ringraziare
Mamadou, perché da quando è
entrato nella mia vita ho
ritrovato il coraggio di
fare delle scelte anche
difficili, e credo che
incontrarlo in un certo
istante della mia vita sia
stato fondamentale e non a
caso, sono tornata a vivere
con rispetto e dignità, con
una determinazione ben
diversa e più voluta,
desiderata partecipata… non
volevo essere curata, volevo
morire per avervi perso,
volevo morire perché ero
sola e seppure questo
periodo, continua ad essere
sofferente, ora sono più
forte, anche se a volte ho
creduto di impazzire, mi è
sembrato tutto così assurdo,
così diverso e sentirmi
dall’altra parte del muro,
sola senza le persone con
cui ho creduto di
condividere un sogno, mi ha
lacerato l’anima, ma ciò non
mi ha annientato anzi, ho
intrapreso un viaggio dentro
me stessa, ho deciso di
mettermi in discussione,
perché non si finisce mai di
scoprire se stessi, ed anche
attraverso la sofferenza
sono venute fuori verità che
avevo dimenticato,
sofferenze nascoste, gioie
sopite da ciò che credevo il
grande disegno della mia
vita, ho smesso di piangere
e ho cominciato ad essere
felice per la vita che
scorre nel mio sangue, ho
deciso di raccontare tutto,
di non tapparmi la bocca di
fronte agli obbrobri della
vita quotidiana, ho deciso
che se devo respirare,
voglio respirare aria
pulita, aria fresca e che ho
tanta voglia di migliorarmi,
poi quando ho creduto che
gli altri avessero accettato
la mia scelta, quella di
fuggire, mi sono ritrovata
di fronte ad una vera guerra
aperta, e ciò mi ha ferito
molto, non si diffamano le
persone per avallare le
proprie tesi, è un gioco
sporco, a cui io non ci sto.
Avrei dovuto aspettarmi di
tutto, sono stata di nuovo
colpita nel profondo ma ciò
non mi rende vendicativa, ed
è questo che mi stupisce di
me stessa, adesso, continuo
ancora a considerarvi miei
cari e a volervi bene, un
bene da matti, ma so che la
mia strada è lontana da voi
e da tutto quello che un
tempo sono state le mie
aspettative. Anni fa, mi fu
insegnato che quando si
riceve energia negativa da
una fonte esterna, non
bisogna corrispondere con lo
stesso tipo di energia, anzi
sarebbe stato più utile
trasformare quel tipo di
energia in qualcosa di
prezioso, quel qualcosa di
nuovo, che creato da questa
sinergia sarebbe riuscito a
donare agli animi pace…non
ho nessuna intenzione di
inquinarmi e ne tanto meno
di provare odio per il
veleno che mi è stato
riversato contro, anzi
voglio stare nella
tranquillità più assoluta e
non nascondendomi ma
mostrandomi ferma e fiera
nelle mie decisioni, non ho
nessuna intenzione di
divenire un nuovo Orfeo che
uscito da solo dall’inferno
distrugge tutto ciò che
potrebbe essere bello… Ho
letto, si perché nella casa
delle streghe ho imparato a
leggere e a scrivere, che
quando si acquisisce verso
se stessi il coraggio di
accettare la propria
essenza, nonostante i propri
limiti, si prova una grande
gioia, la gioia di essere
vivi, di essere esattamente
come si è, nonostante tutte
le cose di se stessi ancora
da migliorare, perché si sta
imparando ad amare se
stessi, la propria vita, si
sta imparando ad essere
tolleranti con il proprio
essere e se si riesce ad
esserlo con se stessi, si
riuscirà anche ad esserlo
con gli altri perché in
tutti vive l’umanità e ciò
merita profondo rispetto.
Tutto questo è come una
magia che invade l’anima e
ci rende ricchi di una
consapevolezza estrema della
vita, delle piccole cose che
rendono indimenticabile ogni
singolo istante. Credo che
per vivere intensamente ogni
istante della vita che
abbiamo a disposizione,
occorra senza ombra di
dubbio vivere dicendo,
pensando e facendo ciò che
ci detta l’anima, solo così
non avremo rimpianti, anche
se non sarà tutto come si
desidera, almeno sarà ciò
per cui avremo lottato. Ho
avuto il bisogno di dirvi
queste cose e l’ho fatto!
Non vi odio e ne vi porto
rancore, il mio cuore spera
che voi tutti, possiate
aprire gli occhi, non per
guardare gli orrori del
passato ma per affrontare il
futuro con occhi diversi,
affinché certe cose non
succedano più, affinché
tutte le donne possano
vivere nella loro comunità,
affinché tutti gli uomini e
le donne di questo paese
possano camminare insieme
per costruire una nuova e
grande Africa. Con affetto
Soraya.” Virginia, Emma e
Pierre leggono questa
lettera, sanno che ci vuole
molto coraggio nel fare
certe dichiarazioni e che
ciò potrebbe costarle la
vita, sono onorati di poter
dare la voce ad una piccola
donna sconosciuta del sud
del mondo. Emma grazie alla
sincera amicizia che si è
instaurata con Soraya riesce
a riflettere con più
raziocinio sulla sua
condizione, si sente viva e
mette in soqquadro tutte le
sue convinzioni, vuole
riappropriarsi della sua
libertà di amare, non ha
sbagliato ed ora è cosciente
dei suoi sentimenti.
L’abbandono di Dario le
brucia ancora dentro, perché
aveva creduto che avrebbe
superato tranquillamente
l’addio, senza troppi traumi
anche quando l’angoscia che
provava, quando voleva
sentire la sua voce, la
rinchiudeva in se e l’ha
tenuta segreta nella parte
più profonda della sua
essenza, fin quando le è
esplosa dentro e non sapeva
più cosa fare. Quella
persona le manca, le mancano
i loro lunghi discorsi, il
suo modo impenetrabile di
vedere la vita, le manca
chiacchierare del tutto e
del niente, le manca cercare
qualche poesia per
scrivergliela o fargliela
leggere… le manca e l’unica
cosa che riesce a fare
adesso è desiderare la sua
felicità, non prova più odio
o disprezzo perché ha capito
che la colpa non è di
nessuno se l’amore che li
legava è finito e questa
nuova condizione le permette
di vivere quest’emozione con
coraggio, non serve a niente
rinchiudersi nelle sue
angosce, nelle sue
malinconie, deve guardare
avanti e credere con fervore
che ciò che conta e la
felicità di entrambi, anche
se separati, per sempre…non
sa se i suoi sentimenti
siano così forti da
resistere nel tempo ma
quando si prova affetto vero
per qualcuno, quell’affetto
non scompare mai, vive nella
parte più indistruttibile
del proprio essere, nella
forza dei ricordi del cuore…
forse non sarà mai la
compagna tanto bene amata di
qualcuno e sarà sola, una
donna sola, ma Emma vorrebbe
che questa donna tanto sola
sia forte e reagisca con
coraggio, che viva ogni
giorno della sua vita con il
coraggio da leoni… superati
i giorni in cui il pensiero
predominante della morte
invadeva ogni sua singola
cellula, oggi sa che può
sognare di se stessa una
donna migliore… quest’esperienza
le ha insegnato che può
crearsi e trasformarsi in
tutte le occasioni, crescere
per divenire, un po’ alla
volta più consapevole della
sua vita. Le manca, senza
ombra di dubbio, ma ciò non
potrà fermare il suo
percorso di crescita, ciò
non potrà fermare la sua
vita, continuerà a lottare
perché è pronta alla sfida,
è pronta a sfidare le sue
paure, le sue disperazioni,
è pronta ad assaltare il
cielo! Questa è Emma, quella
Emma che ha un modo tutto
suo di amare, quel suo modo
che l’allontana dalle
persone, quel suo modo
strano di gestire le proprie
emozioni, Emma è così e
finalmente si piace così… È
fiera di essere se stessa e
non permetterà alle sue
paure di sopraffare la sua
natura, il suo istinto, la
sua essenza… nulla capita a
caso, e se adesso sta
soffrendo perché
semplicemente le manca,
questa sua malinconia sarà
un’occasione per lei di
migliorare, di avvicinarsi
con un altro piccolo passo
al sogno che ha di se
stessa, di essere la donna
dei suoi sogni. Vedere ogni
difficoltà che si presenta
come un’occasione per
migliorare se stessi è un
incoraggiamento per
affrontare con forza e
determinazione la propria
vita, perché nessuna altra
persona può vivere la sua
vita e lei non può
immergersi nella vita degli
altri, se non nel desiderare
la loro felicità sempre,
anche quando si soffre per
la loro lontananza, perché
non esiste gioia più grande
nel non odiare, nel non
disseminare rancore, perché
solo donando amore si riceve
amore, perché solo
desiderando la felicità di
tutti si inizia a costruire
la propria felicità. Emma,
come Soraya, è riuscita a
trovare la serenità.
Intanto Virginia che non può
rinnegare a se stessa i
sentimenti che prova per
Abdù, in alcuni contatti
sporadici con l’uomo, le
racconta di quello che sta
conoscendo, di quello che
sta vivendo…è assalita da
emozioni contraddittorie e
quando la raggiunge in
Africa, è felice, accetta un
suo invito, insieme ad Abdù
visita l’università della
capitale, uno dei maggiori
luminari africani terrà un
seminario sui padri del
movimento panafricano, come
Patrice Emery Lumumba, Kwame
N’Krumah e Thomas Sankara,
eroi e simboli della lotta
contro l'imperialismo e
della liberazione dei popoli
dal colonialismo. Virginia,
ascolta intensamente le
parole dell’uomo e capisce
che c’è ancora molto da
lavorare, affinchè gli
uomini e le donne di quel
continente possano
riappropriarsi della propria
identità e finalmente riesce
a vedere con altri occhi il
legame alle tradizioni… Abdù
invita Virginia nella sua
casa, dove lui ha cucinato
per lei, una squisita cena
africana, ed in quella
notte, dai colori caldi e
suoni intensi i due si
amarono perdutamente, misero
da parte ogni dubbio, ogni
inibizione, si cercarono, si
amarono e trovarono il
completamento dei loro
desideri… Virginia non
credeva di poter toccare la
felicità da così vicino,
incredula di quel sentimento
corrisposto, si sentì piena
di gioia, ma il suo amore
per Abdù non era una storia
facile, non rappresentava il
semplice incontro di un uomo
e di una donna, anzi era
come se su di loro pesasse
tutto il proprio mondo con
tutta la sua storia e la sua
civiltà. I giorni
trascorsero, il lavoro era
quasi completato quando le
due donne vennero chiamate
dall’Italia perché Giuliana
la loro sorella più grande
era stata colta da un ictus,
di grave entità, la donna
non riesce più a parlare ed
ha il lato destro del corpo
completamente paralizzato.
La famiglia dopo questo
evento nefasto è unita
intorno al capezzale della
donna, lei che aveva una
vita tranquilla, due figli
adorabili e un marito che
l’adorava, e questo sogno
dorato infranto da una
malattia assurda. Era una
mattina qualunque, avevano
fatto colazione tutti
insieme come al solito, alle
sette del mattino, dopo il
marito Luca andava di corsa
a lavoro, lei aveva preso la
macchina ed accompagnato
Alexsandra e Geremia a
scuola e poi si recava nella
scuola, dove insegnava
lettere, ma quella mattina a
scuola non c’era mai
arrivata. Appena ha lasciato
il figlio all’ingresso della
scuola, ha avuto un malore,
e solo dopo un po’ uno dei
passanti si era accorto che
c’era qualcosa che non
andava, così ha chiamato
l’ambulanza e di corsa in
ospedale, dove fin da subito
la diagnosi era molto
delicata, avvertito il
marito che si è diretto
subito in ospedale, con i
figli ha saputo che la donna
aveva avuto un ictus e che
non riusciva a parlare ma
poteva sentire, si vedeva
dai suoi occhi, che non
riusciva a capire l’entità
di quello che era appena
successo. Trascorsero ore
terribili in ospedale, i
medici decisero di
intervenire ma le
percentuali di riuscita
dell’operazione erano
scarse. La famiglia, tutta,
rivuole Giuliana,
esattamente così
com’era…allora Giuliana
entra in sala operatoria e
dopo molte ore la prognosi è
ancora riservata, ma è viva
e dimostra dei leggeri
miglioramenti. Il tempo
passa ed Emma e Virginia, si
ritrovano accanto alla
sorella per mostrarle il
loro amore, il loro bisogno
di averla accanto.
Rimpiangono il tempo che
hanno perso, perché
rinchiuse nell’egoismo di
non perdere un solo istante
della loro vita, di non aver
parlato abbastanza e di non
conoscersi fino in fondo,
allora Emma si siede accanto
al letto di Giuliana e le
racconta la sofferenza che
ha provato quando ha perso
il suo bambino, quando le è
crollato il mondo addosso,
ma le racconta, anche, del
coraggio di vivere che ha
riconquistato, ora non ha
più paura di soffrire, sa
che ha sbagliato tantissime
volte, perché tantissime
volte ha creduto essere
superiore ai sentimenti
quando lei ne aveva un
grande bisogno, le
sembravano sciocchezze,
perdite di tempo ma stava
solo scappando dalle sue
insicurezze, perché ogni
qualvolta veniva fuori
sempre la solita storia…la
solita mancanza di stima nei
suoi stessi confronti, non
credeva mai di essere
all’altezza, non credeva mai
che anche lei avesse diritto
ad essere felice. Anche lei,
come ogni singola persona,
ha bisogno di affetto, ed
ogni qualvolta che si è
presentata l’occasione di
mettersi alla prova aveva
paura di sbagliare…… e con
questa causa l’effetto
immediato è stato di
ritrovarsi sola sempre… fin
quando questa solitudine
incombente è diventata
pesante, ed ha lasciato
spazio solo alla malinconia
che ha fatto da padrona su
di lei… una volta credeva
che l’unica nemica da
combattere fosse la sua
ansia, ma più trascorre il
tempo più si rende conto che
ci sono troppi autunni nella
sua anima e che la primavera
sembra non arrivare mai e
che nella sua storia manca
un pezzo di vita vissuta,
trascorre molto del suo
tempo tra i sogni, tra i
suoi amati sogni e dimentica
la realtà, forse perché nei
suoi sogni è più forte, si
sento libera di amare, non
si vede come un mostro
incapace di lasciarsi
amare…… Sente un forte
bisogno di dare affetto vero
e di riceverne tutto per lei
e solo per lei, senza
condizioni e senza riserve,
le manca in modo terribile
ma dovrà superare anche
quest’ostacolo perché anche
lei ha il diritto di essere
felice, con o senza una
persona al suo fianco e
dovrà riuscire a trovare
quella forza di trasformare
le sue sofferenze in gioia,
gioia di vivere solo così
sarà felice, felice per
davvero e che nessuna
circostanza esterna possa
turbare, perché la felicità
è uno stato vitale che lo si
trova solo dentro se stessi,
quando si riconoscono i
propri bisogni, i propri
desideri, quando ci si sente
meglio, ci si vorrebbe
aggrappare a quella felicità
momentanea per non sentire
più le urla strazianti di
sofferenza della propria
vita, ma ora sa che deve
assolutamente cambiare
questa sua tendenza, deve
assolutamente trasformare
questa sua malinconica
solitudine in un’occasione
di gioia, ma di quella vera,
di quella che sgorga dai
quattro angoli del cuore,
deve farlo adesso, non può
aspettare ancora, deve
trasformare la sofferenza in
gioia. E’ come un tuffo in
mezzo al cuore, la
disperazione che si prova
quando ognuno di noi sente
un bisogno innegabile
d’affetto, ci si nasconde da
una realtà che ci vuole
tutti belli ed infallibili,
degli essere omologati in
serie, per non essere
diversi dagli altri si
mascherano i propri bisogni,
i propri desideri… Ma quando
giunge l’istante di fare i
conti con se stessi, è
giunta anche l’ora di
guardare in faccia la
sofferenza e trasformarla
nell’unica cosa che abbia
valore, nell’unica cosa che
rende tutti uguali, perché
tutti, indistintamente siamo
alla ricerca della felicità…
E vede l’amore di Luca, che
resta accanto a Giuliana,
sempre, nonostante la
stanchezza, nonostante il
dolore; prega la sorella di
lottare per la vita, di
lottare per quell’amore che
resiste, a dispetto della
disperazione, l’amore
incondizionato di quell’uomo
per una donna, che se
continuerà a vivere non avrà
più una vita normale, le da
la prova che l’amore, quello
vero, esiste e che non va
via al calar della notte.
Luca trascorre il suo tempo
con sua moglie, le parla a
lungo, le racconta del suo
amore, della sua famiglia,
del tempo, dello sport, le
parla come se lei potesse
recepire tutto, come se lei
non fosse addormentata in un
coma profondo, poi piange,
ride è frastornato da questa
realtà nuova, vuole che lei
ritorni a vivere.
Giuliana e Luca, si erano
conosciuti durante gli anni
del liceo, un amore
adolescenziale trasformatosi
in vero ed unico amore, e
portando con sé lacrime e
sofferenze, ma alla fine la
tenacia del loro amore ha
superato ogni ostacolo. Luca
aveva lasciato Giuliana
quando conobbe Ersilia, una
sua collega, si era da poco
laureato in economia e
l’illusione di divenire un
uomo di potere gli aveva
dato alla testa, con il suo
comportamento meschino
mortificava Giuliana, perché
ai suoi occhi la giovane
fidanzata appariva mediocre,
era una semplice insegnante
e ciò la rendeva ai suoi
occhi inferiore, non degna
di attenzioni. Per questo
motivo cominciò a
frequentare Ersilia, una
promettente avvocato, in
primo momento sembrava solo
una sbandata di un giovane
per una donna davvero
affascinante ma quando
decise di lasciare la
fidanzata per lei, Giuliana
sprofondò in un abisso di
solitudine, non voleva più
vedere nessuno si rinchiuse
dentro quattro mura e si
mise in aspettativa. Stava
per perdere il lavoro per un
uomo che aveva deciso di
stare con un’altra, ma in
cuor suo sentiva la forza di
quella passione e sentiva di
non essersi sbagliata sulla
magia di quell’emozione, non
voleva lasciarlo e decise di
non farlo ma lui andò via
ugualmente, voleva
costruirsi una nuova vita
con Ersilia, credeva che
l’intelletto, la sapienza e
quant’altro, fosse l’unico
modo per guadagnarsi la
stima di un mondo a cui si
era appena affacciato con
austerità. Giuliana credeva
in quell’amore per cui
sognava ogni notte il suo
ritorno, ma sta volta
desiderava, non solo di
continuarlo ad amare, ma
sognava di essere
all’altezza delle sue
aspettative, sognava di
volare e di lasciarlo a
bocca aperta mentre la
guardava. Dopo un primo
momento di stallo Giuliana
decise di riprendere gli
studi e di laurearsi in
filosofia, fu davvero dura
riprendere a studiare, ma
ciò fu davvero una scelta
importante, acquisiva ogni
giorno più stima nei suoi
confronti, non si sentiva
più una mediocre, e
continuava ad amarlo, nuovi
uomini si affacciavano sul
suo orizzonte ma in cuor suo
sapeva che solo Luca era
quello che voleva. Non
frequentò nessuno per molto
tempo e in cinque anni si
laureò e facendo concorsi un
po’ in giro per l’Italia
ottenne le sue prime
supplenze e poi arrivò il
fatidico posto fisso, ora
era una prof., conobbe un
giovane di talento, uno
scultore che insegnava
storia dell’arte nel
medesimo istituto, dove lei
lavorava, lui l’invitò per
l’inaugurazione di una
mostra, fu una serata
piacevole tanto che gli
incontri si ripeterono ma
quando fu il momento di fare
l’amore lei si tirò
indietro, non poteva mentire
a se stessa, voleva Luca e
quel giovane artista era
solo un ripiego… Le loro
strade si erano divise,
oramai, e cosa fare per
ricongiungerle, cosa fare???
Una notte in piena estate,
Giuliana avverte delle
fortissime fitte all’addome
si sveglia e piange a
dirotto, e in quel momento
sente che sta per perdere
per sempre il suo unico
amore, vorrebbe chiamarlo ma
non ne ha il coraggio,
ripercorre i momenti della
sua storia d’amore, e decide
di farsi forza ed andare
avanti. Esce, va in una
libreria per acquistare dei
testi, non c’è miglior
antidoto per rilassarsi, la
lettura la porta in altri
mondi, immagina Romeo e
Giulietta, Tristano e
Isotta, Paolo e
Francesca….immagina il suo
amore flagellato da motivi
inspiegabili ma forte contro
l’usura del tempo. Adesso
inizia a riflettere se
davvero ama Luca o l’idea di
quell’amore, e mentre è
assorta tra i suoi pensieri
le si avvicina un uomo,
dalle movenze conosciute, è
Luca, si sente gelare
dentro, non sa come
affrontare questo momento,
certo che desiderava vederlo
ma non era pronta, non era
così che immaginava di
rivederlo. Dopo anni è
ancora capace di farle
battere il cuore
all’impazzata, di farla
sentire un’adolescente alla
prima cotta, il suo Luca è
lì di fronte a lei, che si
aspetta qualche domanda, ma
non sa cosa dirgli, lei
sorride ma a fatica, tenta
di far finta che nulla sia
successo, lui le parla del
suo lavoro e le dice che si
è trasferito a Roma e che è
stato lasciato da Ersilia,
troppo intraprendete per un
uomo, la cui cecità l’ha
reso ormai succube del suo
egocentrismo, e da allora si
è buttato a capofitto in
tante storie senza
importanza ma poi ha deciso
di sposarsi con la figlia
del responsabile
dell’ufficio in cui lavora.
Giuliana sente il suo cuore
cadere a pezzi, è colta da
un’emozione allucinante,
sente il vuoto prendere
possesso della sua persona e
desidera di morire, ha
lottato così tanto per
essere migliore, per lui,
affinchè non si vergognasse
di lei, ed ora lui sta per
sposare un’altra… accidenti
povera Giuliana il destino
le si è accanito contro,
soffre come un cane vorrebbe
davvero farla finita, e che
ci vuole a buttarsi giù dal
quarto piano e farla finita
con tutto… Giuliana sta male
e non cerca il conforto di
nessuno e depressa e non sa
come venirne fuori… per uno
strano caso del destino
quell’anno a scuola si era
deciso di tenere un corso
per gli alunni sulla
legalità e furono invitati a
tenere questo corso diversi
giuristi tra cui proprio
Ersilia. Giuliana la conosce
e si rende conto che non è
come la immaginava, una
mangia-uomini, anzi è una
persona normalissima ma
estremamente affascinante,
straordinariamente
intelligente, intuitiva,
brillante, insomma era
davvero una donna che faceva
perdere la testa per il suo
fascino intrinseco.
Parlarono molto ed Ersilia,
intuì cosa Giuliana voleva
sapere, le disse che aveva
lasciato Luca, non perché
non l’amasse ma perché non
era mai riuscito ad essere
totalmente suo, c’era
qualcosa che
inspiegabilmente lo legava a
Giuliana, il fatto che per
lui la sua fidanzata di
sempre rappresentava il suo
angelo, la sua pace, quella
tranquillità che aveva
smarrito senza di lei, ed
Ersilia non sopportava aver
perso quel confronto, con
quella donnetta che non
aveva aspirazioni, che si
accontentava della sua
mediocrità e che non andava
oltre; Giuliana dal canto
suo le racconta di come sia
cambiata da quando la sua
relazione con Luca è finita,
come ha trovato il coraggio
di trasformarsi, di avere
interessi, aspirazioni,
anche se in un primo momento
ha cercato di migliorarsi
per ritrovare Luca dopo ha
capito che voleva diventare
migliore per se stessa, per
non lasciarsi morire anche
se in cuor suo, ancora
adesso, sente il bisogno di
avere Luca al suo fianco.
Non sapeva spiegare il
perché ma sentiva che Luca
sarebbe stato suo per
sempre, coglieva la realtà
attraverso l’immediatezza
delle sensazioni, per questo
non si era mai arresa.
L’incontro casuale con Luca
non si dimostrò poi così
casuale, si rincontrano
nello stesso posto e Luca le
confidò che era insicuro,
che non sapeva se davvero
voleva sposare quella donna
e che era lì per vederla,
Giuliana attonita, ascoltava
in silenzio e quando Luca le
confessò di amarla, lei non
reagì, l’uomo credette di
averla persa per sempre ed
andò via… Giuliana riflettè
a lungo, era quello che
aveva sempre desiderato, ma
nulla sarebbe più stato come
prima, la loro storia, la
scoperta dell’amore, del
sesso, non voleva illudersi
di riassaporare quell’amore
ormai andato, la cui
intensità emotiva era ancora
molto forte, e che evocava
il ricordo della vita
passata assieme ma che
riportava con sé anche tutta
la sofferenza. Giuliana
doveva trovare il coraggio
di decidere se davvero era
pronta ad amarlo per sempre,
e in una notte d’estate,
quando tutti avevano
preparato le valigie per
partire, Giuliana si sente
male, sente il bisogno di
amarlo ancora e va da lui,
parlarono a lungo e
tornarono ad amarsi contro
ogni fantasma del passato,
contro ogni dubbio del
futuro.
Virginia, intanto, da quando
è rientrata in Italia, ha
evitato ogni incontro, anche
formale, con Abdù, e per
questo sta soffrendo
terribilmente perché non ha
avuto il coraggio di
dichiarargli il suo amore,
spesso si mente a se stessi
per paura di soffrire, ci si
racconta che non vale a
niente la disperazione che
si tiene dentro, e che tutto
è solo un’altra esperienza e
che andato uno va via un
altro… dopo tutta l’amarezza
che si è portata dentro in
questi mesi, credeva che non
sarebbe più stata capace di
soffrire per alcun che, ma a
dispetto di tutte le mura
che si innalzano contro il
resto delle persone di
questo mondo esistono i
sentimenti, quelli veri,
quelli che riscaldano
l’anima quando ci si sente
assorti da una sofferenza
incombente, ha permesso a se
stessa di rinunciare ad una
delle poche persone al
mondo, con cui è stata
capace di instaurare una
relazione autentica, di
andare via… crede di averlo
permesso perché non riusciva
più a comunicare le sue
emozioni e tutto è svanito
via come una bolla di
sapone.
Virginia vede la sua vita e
ha paura di se stessa,
quando ha capito che aveva
bisogno di partire per un
lungo viaggio di
introspezione, ha sentito il
bisogno di trovare quella
sua parte mistica, che aveva
messo da parte per lunghi
anni, e non è stato affatto
facile venire a capo di
tante situazioni che aveva
in sospeso con se stessa,
prima di tutto ha dovuto
fare i conti con un passato
che aveva rimosso perché le
faceva male dentro, ha
dovuto mettere di nuovo in
discussioni relazioni che
credeva andate via col tempo
ma che dentro avevano ancora
un forte e immenso carico
emotivo.
Pensava al fluire della
vita, agli anni passati in
cui si sentiva un mostro,
perché aveva smarrito la sua
essenza più genuina, perché
aveva perso il suo sentirsi
una persona buona, aveva
conosciuto la superbia,
quello era il tempo in cui
si sentiva fieramente
cattiva, e il suo star male
dentro la rendeva una
persona sola, non aveva più
l’affetto e né lo cercava,
era il tempo in cui riuscì
ad allontanarsi da qualsiasi
relazione umana, era
iniziato in lei quello
strano desiderio di chiudere
quel tipo di rapporti che
logorano l’anima, ma non
credeva che nel farlo
avrebbe perso più di quello
che aveva messo in gioco e
ciò le fu davvero nocivo.
Ha imparato ad essere
infame, negando ciò che per
lei era sempre stato un
evento di gioia, il saluto,
in apparenza sembrava una
stupida tattica, ma si
rivelò un metodo infernale
per ferire le persone, e lei
questo non l’aveva mai fatto
prima perché salutare
qualcuno, anche un semplice
conoscente od anche chi non
godeva delle sue simpatie,
le lasciava dentro un buon
umore, capace di colmare il
vuoto dei momenti tristi.
Aveva intrapreso questa
decisione di non salutare
quella certa persona, perché
voleva liberarsene, ma
soprattutto doveva liberarsi
di quel pensiero che un
giorno, quella persona (il
soggetto dei suoi desideri)
sarebbe cambiata, era
l’unico modo per dimostrare
che era uscita dalla sua
vita; ma questo è stato solo
l’inizio della sua
intolleranza verso le
persone che appartenevano al
suo mondo.
Poi ha dovuto fare i conti
con questo suo nuovo
aspetto, con questa nuova
parte di lei che non
conosceva, ed anche se non
le piaceva affatto il
sentirsi crudele la faceva
sentire forte, dopo aver
calpestato il suo sogno
d’amore che l’aveva
accompagnato per anni nei
sogni più dolci, non
riusciva a tollerare più
niente e nessuno, nemmeno le
sue sorelle, non le
sopportava più, incolpava il
loro essere diverse, il loro
aver preso decisioni diverse
che le proiettavano verso
stili di vita completamente
opposti. Non tollerava più
la loro presenza, il loro
essere perfette e decise,
allora, decise di escluderle
dalla sua vita…
Ma il vuoto della loro
assenza era incolmabile, la
vita le aveva rese
sconosciute e quando il
dolore si è mostrato per
quello che è in realtà, fu
capace di distruggere ogni
tipo di relazione, anche
quelle che sembravano salde
e durature, più niente aveva
il suo profumo, l’odore dei
ricordi era diventato amaro
ed aspro, fino a ridurre in
polvere il calore di tutti i
giorni, il suo migliore
amico non era più il suo
migliore amico, era felice
quando aveva trovato il suo
affetto, era felice, aveva
ciò che desiderava ma non lo
sapeva, si aspettava chi sa
cosa dalla vita, chi sa
quali emozioni travolgenti,
si aspettava……ma quello che
voleva era al suo fianco,
nei giorni gioiosi, nei
giorni tristi, nella
speranza, nella
disperazione; aveva al suo
fianco il calore di tutti i
giorni, aveva la magia di
una relazione autentica, di
un patto di forza che andava
oltre l’orizzonte, ma che si
è dissolto nell’andare del
tempo, la solitudine, allora
aveva un sapore di morte,
non somigliava a ciò che
aveva imparato, considerava
solitudine tutto ciò che
provenisse dal suo mondo,
tutto ciò che le permettesse
di conoscere meglio se
stessa, la vita. Stavolta,
però, la solitudine sapeva
di dolore, una fitta
d’angoscia sprezzante si
imbatteva nella sua anima,
le notti insonne passate a
cercare il bello, il giusto,
il vero, proprio come il
cavaliere errante trascorse
nella magia con la speranza
che quell’istante durasse
un’eternità, aveva smarrito
per sempre ciò che aveva di
più caro e ciò le logorava
l’anima, era sola con la
consapevolezza che lo
sarebbe stata per molto
tempo ancora………………e quando
si rese conto di aver perso
tutto, si sentì vuota e la
sofferenza l’assalì fin
sotto lo stomaco, fino ad
arrivare alla testa che
sembrava vuota, i pensieri
non avevano più spazio, e
lei si sentiva sola, sola
dal profondo dell’anima,
pianse tantissimo, con tutta
l’angoscia che possedeva; il
suo dolore era vero ed
acuto, e si sentiva la
persona più povera di questo
mondo, era superba e la
mostrava in tutta fierezza,
non aveva più niente ed il
dolore le inaridiva il
cuore, che oramai era
diventato un pezzo di marmo,
duro e freddo, che
solitudine, che angoscia,
che dolore, una sofferenza
che sembrava non finire mai,
si ritrovava tra migliaia di
persone quando la paura di
non saper voler più bene a
qualcuno l’assalì
ferocemente, suscitando in
lei l’isteria più profonda,
capì che stava sbagliando
tutto e che provare affetto
è il sentimento magico per
eccellenza, doveva fare
qualcosa, doveva cambiare!
Ma come si può fare, cosa si
può dire ad un cuore che non
sa più come è fatto
l’affetto, come si fa a dire
ad un cuore ormai arido che
sul suo manto cresceranno
dei fiori, fiori bellissimi
dai svariati colori, che
rivedrà l’arcobaleno dei
sogni in tutti i suoi
splendidi e vivaci colori.
Come si fa a dire ad un
cuore incredulo che non c’è
nulla di più emozionante
delle relazioni umane, non
c’è nulla di più vero, nulla
di più profondo, nulla di
più importante per cui valga
la pena vivere.
Ma a differenza di allora,
ora non si sente sola perché
sa di poter contare su se
stessa, a differenza di
allora che cercava di
allontanarsi da qualsiasi
tipo di relazione umana,
oggi non si nasconde, non ha
paura a mostrare se stessa,
chiudere dei rapporti non
significa esclusivamente
farsi del male e sentirsi
soli, doveva scegliere e ha
scelto di essere fedele a
ciò in cui crede ciecamente
e ciò non la farà mai
sentire sola, perché ha una
grande alleata adesso, la
sua fiducia in ciò che crede
ed ora è fiera di
manifestarlo nel rispetto
della vita e dell’umanità
tutta.
Trovare di nuovo gusto nelle
piccole cose le dona gioia,
una gioia infinita anche
quando sembra tutto perso e
finito, anche quando tutto
sembra irrimediabilmente
difficile, e sopratutto
quando vede tra le nuvole
grigie una piccola nuvola
bianca farsi spazio,
riuscire a trovare la forza
e la pace per andare avanti,
nonostante tutto…
Instaurare nuove relazioni
umane, ritrovare il tramite
per riavvicinarsi a ciò che
aveva perso e a ciò che
stava cercando, occorre che
adesso lei viva la sua
emozione in tutta la sua
pienezza, prendere parte al
ciclo infinito della vita e
far parte del suo immenso
trasporto, occorre che lei
adesso viva in completa
armonia con l’universo , che
lei viva la sua esistenza in
tutte le sue sfumature, che
lei sia capace di aprire il
suo cuore e la sua mente,
proprio come un fiore del
loto, che pur crescendo nel
e dal fango mantiene intatto
la sua purezza. Virginia
parte per la Spagna, vuole
conoscere Lola, non per
disprezzarla ma per
stringerla tra le sue
braccia. Una volta a
Valencia, scopre che Lola è
morta da qualche mese, lei
si dispera perché non è
riuscita a conoscerla,
voleva parlare con lei. Va
al cimitero, dove si imbatte
in Tieta, una giovane amica
di Lola, parlano a lungo e
Virginia le rivela di essere
la figlia, Tieta annuisce,
dimostrandole che conosce la
storia di Lola e che l’ha
aspettata per molto tempo,
sapeva che sarebbe venuta.
Tieta le mostra i luoghi
dove aveva vissuto Lola, le
fa sentire la sua musica,
era molto brava col
sassofono, poi tra le cose
di Lola, tira fuori una
vecchia cassetta, l’aveva
registrata quando Virginia
aveva pochi mesi, su quella
cassetta era incisa una
ninna nanna per la sua
bambina, lui l’ha amata
tanto ed ha sofferto a
starle lontano ma non voleva
che lei si vergognasse di
suo padre, non voleva che la
sua bambina si sentisse una
diversa, non voleva che gli
altri l’additassero
all’uscita della scuola, non
voleva essere un peso,
voleva solo amarla come fa
un padre. Virginia spiega a
Tieta di essere venuta a
conoscenza della verità da
meno di un anno e che
dapprincipio non aveva
accettato la realtà ma poi
attraverso la sua esperienza
di vita, aveva imparato a
non giudicare ma a cercare
di capire perché succedono
certe cose, non odiava Lola
e ringraziava Pietro per
essere stato un padre
straordinario. Chiese a
Tieta se poteva trascorrere
qualche ora da sola tra le
cose di suo padre, trovò
delle foto, delle lettere,
delle canzoni e tanti
pensieri appuntati qua e là,
trovò parole per lei, trovò
un padre che amava la sua
bambina, trovò amore, quell’amore
immenso che lega un genitore
al proprio figlio, trovò
lettere d’amore che si erano
scambiati i suoi genitori, a
dispetto di tutti i
pregiudizi, trovò amore solo
vero amore., si domandò che
tipo di donna sarebbe stata
se solo fosse vissuta con
lui, se solo i suoi genitori
naturali avessero avuto il
coraggio di affrontare le
loro paure e le loro
vergogne, se e solo se non
avessero avuto paura del
giudizio degli altri. Tieta
le chiese di restare per la
notte, voleva presentarle le
altre e Virginia senza alcun
timore accettò. Sicuramente
quello non era mai stato il
suo mondo e dopo un primo
momento di titubanze e di
incertezze, si sentì a casa
sua, andò via per tornare in
Italia, ma tornava a
Valencia molto spesso,
raggiungeva Tieta e le altre
appena le era possibile.
Aveva lottato accanto alle
donne africane per la
propria autodeterminazione
ed ora era lì perché aveva
capito che la libertà
sessuale rappresenta una
libertà inviolabile, come
ogni individuo ha il diritto
inalienabile di manifestare
la propria essenza senza
discriminazioni razziali,
religiosi, sessuali ha anche
il diritto di esprimere
pienamente la propria
sessualità. Quell’anno a
Roma il 1 luglio 2000, ci fu
un’imponente manifestazione,
che fu battezzata Gay-pride,
la manifestazione
dell’orgoglio omosessuale,
contro il pregiudizio
antigay perché nel definire
l'omosessualità contro
natura (chi decide cos'è
naturale e cosa no!?),
nessuno sceglie di essere
omosessuale. L'omosessualità
è oggetto di constatazione.
Virginia, insieme a Tieta ed
alle altre partecipa alla
manifestazione in ricordo di
Lola e per la libertà degli
individui, a qualsiasi sesso
appartengono od a quello a
cui vogliono appartenere.
Virginia finalmente si sente
libera, consapevole del
proprio essere, del proprio
divenire, finalmente si
sente libera di amare. Abdù
la raggiunge, le dichiara il
suo amore, Virginia n’è
felice, gli racconta la sua
storia, gli parla dei suoi
genitori, gli parla della
verità che le si è rivelata,
gli parla del suo amore per
lui e che ora non ha più
paura di niente, ne delle
sue debolezze, ne delle sue
angosce e ne tanto meno dei
suoi pregiudizi, Virginia lo
prende per mano e vuole che
lui stia con lei per sempre.
Quella sera era stata
organizzata una cena di
famiglia per festeggiare la
guarigione di Giuliana,
Virginia presenta a tutti il
suo Abdù, andranno a vivere
insieme, vuole una famiglia
a cui dare tutto l’amore che
possiede, ora ha ritrovato
le sue radici, il suo
passato che non le fa più
paura, ha ritrovato la gioia
di vivere ed ora vuole
vivere nella consapevolezza
che un mondo diverso è
possibile. Se e solo se
ognuno mettesse da parte le
proprie paure, abbattesse le
proprie barriere, imparando
a confrontarsi con rispetto
con ciò che non si conosce,
con ciò che viene dichiarato
diverso, se e solo se ognuno
riuscisse a manifestare la
propria essenza in totale
pienezza il mondo sarebbe
migliore.
Emma e Virginia, continuano
ad avere contatti con Soraya,
ed insieme hanno deciso di
tutelare i diritti delle
donne e tramite alcune
organizzazioni non
governative, il progetto di
Mohamed verrà sostenuto e
finanziato, Soraya, intanto,
è venuta in Italia per
studiare medicina, ha deciso
di aiutare con tutte le sue
forze la casa delle streghe,
Emma attraverso delle reti
di solidarietà, progetta di
adottare una donna a
distanza, di modo che possa
riappropriarsi della propria
identità, e di vivere
dignitosamente; Giuliana,
dal lato suo, accetta la sua
nuova vita ed inizia a
frequentare un corso di
riabilitazione, dove le
insegnano ad usare nel
migliore dei modi le parti
del corpo che hanno subito
la paralisi in modo meno
pesante, attraverso un
aggeggio riesce a scrivere a
computer, e dai suoi
racconti viene raccontata
una storia, una storia
bellissima fatta di amore,
amore per la vita, parla
dell’Africa, parla della
malattia, della solitudine,
della sofferenza, delle
atrocità, delle diversità ma
prima di tutto parla della
forza dell’amore, della
solidarietà, della
comprensione e della
tolleranza, parla della sua
famiglia, delle donne,
dell’umanità tutta, parla
della vita. Le tre sorelle
insieme portano dei fiori
alla piccola Emilia,
finalmente sono insieme come
una vera famiglia, con il
coraggio di mostrare le loro
debolezze e la loro gioia di
vivere.
E quando Pierre ha terminato
il suo film, invita le
sorelle ad assistere alla
prima proiezione ed è alle
donne che il regista
africano, Pierre Yameogo,
lancia il suo appello
finale: "le donne che
subiscono questo abuso sono
le sole che possono rompere
questa assurda tradizione:
si devono battere per la
loro libertà e a tutt'oggi
hanno i mezzi teorici per
farlo. Spero con il mio
film, Delwende, di poter
contribuire alla
sensibilizzazione, al
sostegno e
all'incoraggiamento alla
rivolta per una lotta in
difesa dell'affermazione
della loro identità
femminile".
|
|