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  Giuseppe Picciariello

racconto

QUEL BICCHIERE
DI TROPPO

 

 
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Giuseppe Picciariello

 


Un palco in fiamme e un mucchio di ragazzine che urlano il tuo nome.
A Brant piaceva immaginarselo così, il suo ultimo concerto a Camp Monk. I ragazzi avevano dato tutto, pur ridotti allo stremo dal lungo tour per la Galassia. Kavlan aveva tirato fuori qualche buona frase dalla fottuta chitarra in corde di gnoor, gli altri si erano dannati per stargli dietro. La sua voce, invece, era al massimo della forma. Rauca al punto giusto, feroce al punto giusto… Uno dei migliori show della loro vita. E poi c’era stata roba da bere. E le groupies, e tutta quella merda là.
- Non stasera - aveva risposto a Jiim, il roadie che aveva il compito di procurargli la roba e le ragazze. Quello aveva spalancato le due bocche, stupefatto. Brant non si era mai tirato indietro alla baldoria, sino a quel momento. Ci doveva esser sotto qualcosa di molto, molto merdoso.
- Ci vediamo più tardi, ragazzi. Divertitevi anche per me!
E poi di corsa verso casa, verso la prima e unica donna che avesse mai amato. Schizzò a bordo dell’aerobus tutto scassato e sputacchiante. Però era bello, cazzo. Tutto dipinto di murales e folli ghirigori variopinti. Gli metteva voglia di posti lontani e cose mai viste. Al solo guardarlo, prima del concerto, Brant si sentiva l’adrenalina nel sangue. La mattina del giorno dopo, bé… Quella era tutta un’altra storia. E quella storia andava più o meno così: i quattro ragazzi della band uscivano barcollando dal bus per prendere un po’ d’aria, le schegge urlanti dello sballo ancora conficcate nel cervello. Si davano un’occhiata attorno, serrando le due bocche per non vomitare. Ma un’occhiata a tutto quel casino di opera d’arte figurativa dai mille colori era più che sufficiente. Un calcio nelle palle. Di mattina, tutta quella roba era un autentico calcio nelle palle. Brant e i ragazzi maledivano il vecchio artista che l’aveva realizzata, anni addietro, in cambio di un po’ di grana, e rimettevano la cena fredda della sera precedente, i fiumi di succo di bacche, e tutta quella roba lì che piace così tanto ai merli e alle pollastre. Ma la grana era necessaria, non si discute. L’avevano spesa quasi tutta in strumenti e apparecchiature. E magari un paio di sbronze come si deve. Sapete come vanno le cose, no?
Dicevamo della corsa a casa. Il cuore in gola. Una bottiglia d’acqua tutta sgasata e un disco country nello stereo. Adorava il country. Un giorno avrebbero fatto uscire un disco così, dannazione! E al diavolo quegli idioti della casa discografica. Era quasi stufo del rock, la sua eclettica mente da compositore reclamava nuova linfa…
C’era poco traffico, quella sera, e una sottile pioggerella. Non gli ci volle molto. Anzi, arrivò con un’ora di anticipo e questo cambiò per sempre la sua vita.
La piccola, dolce, verdastra, appiccicosa Anx se la stava spassando nel suo letto con un tipo tutto muscoloso che emanava un olezzo fottuto. Non aveva mai visto quel muso. Insomma. La porta si spalancò, le stelle cantarono e Anx si mise a strillare di quanto l’avesse trascurata, di quanto fosse un bastardo irresponsabile secca-bottiglie, di quanto lei l’avesse amato e di quanto lui se la fosse spassata con ragazzine del college e tutta quella roba lì. Capite cosa voglio dire?
Anx aveva fatto un salto sul letto e aveva provato a gonfiare di pugni quello stronzo che si era pappato la sua donna e aveva calpestato il suo cuore. Fu un vero casino. La stanza divenne un campo di battaglia. Parecchia roba volò per aria e si schiantò. Anx chiamò gli sbirri. Brant, un paio di occhi pesti, decise che era meglio dare un ultimo calcio nelle balle al caro ragazzo e tagliare la corda. Per cose come quelle ti sbattono dentro a vita, cazzo. Oppure ci rimetti il naso e c’era davvero poco da scherzare. Come faccio poi a tirar su tutta quella buona polverina nera? Jiim non sarebbe affatto contento!
Partì a razzo nella notte. Ma dove andare? Pensò per un solo istante di far una visita alla sua vecchia, ma scartò l’idea. Vederlo in quello stato sarebbe stato un colpo al cuore per la sua povera mammina.
Tornò a Camp Monk. Parcheggiò il bus e si mise a camminare senza meta, sconvolto. Il campo del concerto era deserto. Un silenzio assordante. La baldoria si era trasferita nel backstage. Sentiva Calwy strillare come una femminuccia, chissà dove. Era la sua imitazione della nostra manager. Uno schianto, parola mia. I rami degli alberi ondeggiavano in una danza ipnotica.
Brant scorse una ragazza presso lo stagno, poco più in là. La raggiunse.
- Ma tu sei…
La ragazza scoppiò in lacrime, per l’emozione. Lo stava aspettando, disse. Sapeva che prima o poi sarebbe arrivato. Lo abbracciò, lo scosse e gli accarezzò l’arnese. Quello era il sogno di ogni groupie, no? Dare un bel caloroso benvenuto al frontman della band.
- Vieni via con me - farfugliò Brant, ancora frastornato. - Prendiamo qualche drink e andiamo via!
- Ma dove andremo? - gli domandò la ragazza, con occhi lucidi.
- Che importa? Sarà il Destino a guidarci!
Oh, quella voce così cupa e carica di minaccia. Le faceva impazzire, dannazione. Non c’era una sola pollastra in tutto l’Universo che gli avrebbe detto di no. Brant si intrufolò nel backstage di soppiatto e soffiò una dozzina di bottiglie di tutti i tipi. Come al solito, la scorta della band era cazzutamente consistente. Erano stati chiari sin dal principio su questo punto. E quelle pappamolle della casa discografica avevano obbedito senza fiatare.
Non voleva che nessuno lo vedesse in quello stato, e così fu.
Digita il codice d’attivazione. Bacia la pupa in fregola. Stappa una bottiglia e bevi. Sali sulla navetta della tua manager. Senti russare e vai a dare un’occhiata. Ci sono i tecnici e alcuni roadie che ronfano. Quanti sono? Chissenefrega. Li lasci dormire e richiudi la cabina dall’esterno. Non vuoi rogne, ecco. Accendi i motori e spara un po’ di country. Questa è la serata giusta per il country e solo quello. Inserisci i comandi manuali. Piglia due bicchieri a forma di imbuto, quelli che si usano ai matrimoni. Ne aveva comprato un set intero per Anx e aveva chiesto alla manager di conservarlo fino al fatidico giorno. Ma che cazzo di senso aveva, ormai? E comunque. Piglia i bicchieri della malora, versa e bevi, bevi, bevi! Tu e la pollastra, bevete e assaporate quella meravigliosa gioia liquida.
Poi afferra i comandi e punta dritto alle stelle e il gioco è fatto, amico.
Nulla ha più importanza, quando sei lassù. E per una cazzo di volta puoi andare dove ti pare, spingerti verso confini remoti e inesplorati della grande creazione del Dio Cornuto, che sia benedetto in eterno! Che ne dici di quel piccolo pianeta azzurro laggiù? Niente male, sembra il posto ideale per iniziare una nuova vita o, quantomeno, darci un taglio con quella vecchia. La ragazza comincia a darci dentro con la lingua e Brant sente mille emozioni esplodergli dentro. È come se la sua testa parlasse una lingua sconosciuta e avesse così tante cose da dirgli... Si lasciò andare. Un bacio di troppo. Un pezzo country di troppo. Un solo cazzo di bicchiere di troppo. È così facile perdere il controllo e lasciarsi andare. Bucare l’atmosfera di quel posto esotico e afflosciarsi alla velocità della luce come un palloncino bucato. È tutto così triste. E poi schizzare in avanti all’appuntamento col suolo ostile. Chi l’avrebbe mai detto? Il grande e fascinoso Brant fottuto da un bicchiere di troppo, come un ingenuo pivello al pub.
Gli vennero in mente le parole della sua ballata più bella. Chissà perché, chissà perché…

“Non voglio il tuo tempo
Ma sto rincorrendo
L’esatto momento…”


Gli parve di rivedere quella scena mille volte, ancor prima di averla vissuta. Un quadretto niente male, fu il suo ultimo sarcastico pensiero: uno strano arbusto contorto, un vento selvaggio e un affare lontano su quattro ruote che si lasciava dietro una nube di polvere. E poi quel cartello, già: Roswell.
Ma che nome del cazzo?
Proprio un bel posto per tirare le cuoia.
 

 

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