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  Filippo Primo

horror

QUEL GIORNO IN
BIANCO... E NERO

 

 
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Filippo Primo

 


Alzandosi dal letto quella mattina Yan si sentiva stranamente angosciato - sarà per via di quegli strani sogni - pensò. Come ogni mattina uscì alle 8 per recarsi a lavoro, preferiva andare a piedi piuttosto che salire su quei tram sempre carichi di gente. Giunto in strada, bastarono pochi passi per capire che quella mattina qualcosa era diverso, il cielo si era oscurato e scendevano giù dei piccoli fiocchi di neve. Non appena tutti intorno si accorsero di questo, rallentarono la loro frenetica corsa.
Dunwich era una città di pianura non lontana dal mare ed anche negli inverni più rigidi era raro, a detta dei vecchi, che scendesse la neve. Yan accelerò il passo finché ad un certo punto, la neve, spinta da un soffio di vento gli andò a finire sugli occhi provocandogli una strana sensazione. Prese un fazzoletto per asciugarsi il viso, ma appena fece per riprendere il passo non riuscì più a vedere nulla; cadde a terra e le ultime cose che sentì prima di svenire furono delle urla.
Quando Yan riprese conoscenza, aveva il buio davanti a se, la prima reazione fu di alzarsi. Ricominciò a barcollare, nulla era visibile e fu colto da un orribile e spaventoso pensiero: quello di essere diventato cieco. Il cuore iniziò a battere velocemente e le gambe furono percorse da un tremolio continuo. Con le mani si sfregava gli occhi, si afferrava le palpebre con le dita e le spalancava, il risultato fu sempre lo stesso: buio totale. Yan non tardò a capire che attorno a se le cose non andavano per il verso giusto; fin da quando riprese conoscenza non smise mai di sentire urla, invocazioni d’aiuto e pianti disperati. Si appoggiò ad un muro e cercò di estraniarsi da tutto quel frastuono infernale, di pensare a ciò che era accaduto. Sentiva il bisogno di una presenza umana, di una voce amica; percorse qualche metro e una mano lo afferrò per la gamba, Yan diede uno strattone, ma appena riprese a camminare inciampò e caduto a terra, si senti a contato con un altro viso. Per fortuna la sua cecità gli risparmiò la visione di quella persona sotto di lui morta con il cranio schiacciato forse da un'auto senza alcun controllo. Strisciò per un po’ e poi si alzò e gridò la sua disperazione.

“Buon giorno signor Yan, è ora di alzarsi”; era suor Bianca che ogni mattina faceva il giro delle camere per visitare gli ospiti dell’ospizio di Dunwich, “sono le 8, pare che più tardi si abbasserà la temperatura, forse dopo 50 anni rivedremmo pure la neve, sarà una giornata magnifica…”
 

 

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