Paola Renzetti |
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poesia
SELEZIONE
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Paola Renzetti |
Violette
Scoperta la valigia subito
saliva dall’angolo il
velluto,
profumo quel mazzetto legato
da un filo d’erba tesa!
Il fumo di legna ti
abbracciava…
dei panni amato respiro,
odore di nostalgia
della sua vita di campagna.
La betulla
Oggi l’inverno è più scuro.
Tronchi costeggiano il fosso
nelle loro paludi di viola.
L’airone ha aperto le ali,
su un mare di nubi
cadenti nel grigio.
La betulla è una fionda
che ti scaglia nell’unico
straccio teso di azzurro.
La vita è qualcosa
che è bene finire.
Un pittore operaio
dell’ultima ora,
dipinge di nuvole rosa
il cielo di buio turchese.
E la vita è qualcosa
che è bene durare.
La mia strada
E’ quella sterrata
Del mio paese ventoso.
Battuta forte dai carri di
fieno,
si lascia alle spalle,
l’odore
di stalla, le voci alle
vacche.
Cinta e adornata di campi,
Piccoli quadri crestati
Da siepi spinose, dove
improvvisa
La ghiandaia di spavento
vola.
E’ la strada degli
abbandoni,
dei vecchi ricurvi a
falciare,
già dissolti nel campo.
Sfiancata in estate da poche
Macchine ad alta cilindrata,
ostensori degli impieghi
bancari non sudati, fiato di
sonno dei muratori svizzeri.
Di sabato, il latrato umido
Del vecchio capriolo, tace
Ai fuoristrada dei
cacciatori.
Più a valle i simulacri
della moda,
provincia ricca, neanche
sanno
delle ostinate pezze cucite
di risulta al gomito e ai
ginocchi.
Ma in curva, la vuota porta
vecchia del granaio,
spioventi
I capelli di quercia, ti
chiama
E chiama…e tu la senti
ancora.
Un gatto
Che bello il sorriso di luna
dello stregatto in cielo!
Uno più tondo non si può
immaginare, più di così.
Gli occhi chiusi paiono
senza, come scomparsi.
Da un velo chiaro di blu
traspare il bel luminoso
faccione ancora nascosto.
Sul mare veleggiano luci:
grandi barconi fitti di
oblò,
deriva dei naviganti
in coda alla tangenziale.
Non posso ancora
Non c’è ancora la viola
sulle prode dei fossi.
L’han vista, mi dicono
in un’altra regione,
in luoghi più riparati,
dal sole appena toccati.
Qui dove vivo non c’è
e non posso annunciarti
che la primavera è arrivata.
Sulla strada
Di te rimane sulla strada
una povero arto a ributtare
ancora sangue dalla carne.
Di noi rimane la nostra
ansia
di andare e calpestare vite.
Non resta altro in questo
traffico,
della nostra incontinente
umanità.
Una strana coppia
Una casa diroccata
di mattoni rossi e un albero
chissà come in lei
cresciuto.
E’ l’unico abitante:
Non ha bisogno né di letto,
né stoviglie, né
dell’armadio
per riporre abiti. In aprile
si riveste da solo quasi
a un tratto e i caldi muri
si godono quel verde!
Lei non ha più il tetto
e del resto a lui non serve.
Forse i rami impazienti
hanno fatto cader le vecchie
tegole e le travi
fatiscenti.
A loro non importa nulla
dei commenti dei passanti
e dei loro vecchi
pregiudizi.
Letture
Mi avete consigliato
e io leggo da tanto.
Leggo con rabbia
piena di bellezza stanca,
che chiede di non restare
chiusa dentro l’anima.
Leggo fra il passare dei
giorni
e l’andare delle stagioni.
Il mutare rumore delle
foglie
batte bandiera che presto si
scolora.
Le bestie di generazioni
alcune
vedo succedersi nel vento.
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