Monteiro Rossi |
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articolo
OCCHIO AL
TRANELLO
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Monteiro Rossi |
L’atteggiamento degli
italiani nei confronti della
corsa al nucleare ipotizzata
dal nostro, ahimè, governo,
dopo il disastro di Fukujima
era cambiato. I referendum
in programma lo avrebbero
probabilmente cancellato
dall’agenda politica
italiana e l’aria pesante i
nostri furbacchioni
l’avevano percepita
chiaramente. Tecnicamente,
sull’onda del no al
nucleare, il 12 e 13 giugno
gli italiani avrebbero
superato il quorum del 50 %
più uno anche nelle
consultazioni riguardanti
l’acqua pubblica e il
legittimo impedimento. Ed
ecco allora la mossa a
(quasi) sorpresa. Spinto da
un’improvvisa responsabile
cautela ambientalista il
governo del nucleare e della
privatizzazione dell’acqua
toglie l’argomento rinviando
a tempo indeterminato la
ripresa del programma
nucleare e tenta di
insinuare l’idea tra i
cittadini che il referendum
non abbia nessun senso e
che, dalle belle città
congestionate, gli italiani
si possano spostare
allegramente verso mete
marittime meno impegnative e
sicuramente più piacevoli. E
insieme al referendum sul
nucleare gettare a mare
anche acqua pubblica e
legittimo impedimento.
Fortunatamente questa
decisione è nelle mani
dell’Ufficio centrale della
corte di cassazione e non
gestibile direttamente da
governo e tifoseria
parlamentare al seguito.
Tenendo poi conto che
l’eventuale successo di una
consultazione referendaria
abrogativa rimane in essere
cinque anni, ben
difficilmente un
provvedimento come quello
adottato dal governo, in
controtendendenza con le
molte norme che la
consultazione elettorale
potrebbe abrogare, riuscirà
a convincere i magistrati a
revocare l’indizione. La
prima battaglia contro il
nucleare, apparentemente
vinta, può rivelarsi quindi
molto pericolosa. La
strategia “dell’inutilità
del referendum” potrebbe
indurre gli elettori a
disertare le urne e
travolgere ogni possibilità
di raggiungimento del quorum
per acqua pubblica e
legittimo impedimento (quest’ultimo
insuccesso probabilmente
molto caro al Premier). Il
disastro giapponese dimostra
ancora una volta come la
presunta sicurezza del
nucleare civile non sia
altro che l’ennesimo delirio
di onnipotenza dell’uomo
moderno nei confronti della
natura che tutto è tranne
che assoggettabile
indiscriminatamente al
volere dell’essere umano. E
allora il momento di
invertire in modo netto e
definitivo questo
atteggiamento culturale e
intellettuale è arrivato,
senza mediazioni e senza
ascoltare le sirene di false
promesse e nuove e
particolari convenienti
attenzioni. Il referendum
potrebbe saltare, mi auguro
francamente che la
commissione preposta non
accerti i termini per la
soppressione, di certo la
mossa del governo ha
sicuramente allentato la
pressione. Al popolo sovrano
il compito di vigilare
secondo il meraviglioso,
intoccabile e immutabile
articolo primo della
Costituzione Italiana.
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